Il sale è una risorsa storica del nostro Paese, fin dall’antichità tanto che ai tempi dell’Impero Romano vennero costruite vere e proprie Vie del Sale che portavano il prezioso bene verso tutto il resto d’Europa attraverso carovane e carri di mercanti. L’Adriatico è un mare che ne ha fatto un bene di prima necessità soprattutto nella zona romagnola. Oggi conosciamo Cervia per il suo turismo balneare, certamente anche per le sue tante iniziative legate alla bici, ma la produzione di sale è alle fondamenta della città, della sua evoluzione, del suo richiamo.
Una terra legata a doppio filo a un oro bianco che ne ha disegnato la storia, la cultura e l’urbanistica. Ecco quindi perché il cicloturismo locale, non può prescindere dal sale, perché è ciò che permea il territorio. Non è certamente un caso se la Sportur di Claudio Fantini ha costruito un evento fra i più gettonati in Italia come La Via del Sale. E si può ben dire che è proprio grazie ad esso che esplorare questo territorio a bordo di una bicicletta è diventata una scelta di turismo sostenibile, l’unico modo autentico per sentire la sua anima pedalando tra pinete secolari, specchi d’acqua geometrici ed echi di un passato millenario.


Il sale si sente già dall’odore
Il sale qui si sente già nell’aria con quel profumo salmastro che si mescola a quello dei pini marittimi, muovendosi attraverso sentieri pianeggianti che costeggiano canali storici e bacini di evaporazione. La storia di Cervia è la storia delle sue saline. I documenti storici dicono che già in epoca romana l’attività era ampiamente avviata. Il sale, all’epoca, era il “salario” dei soldati (l’etimologia della parola oggi di uso comune è chiara), il conservante universale e fondamentale per i cibi.
Vivere a contatto del sale non è facile, infatti il lavoro nella raccolta di esso è fra i più usuranti. Cervia sorgeva proprio nel perimetro delle saline, ma questo portava condizioni poco sane con diffusione di malaria e un’umidità perenne che minava la salute della popolazione. Per questo nel 1697 Papa Innocenzo XII decretò il trasferimento dell’intera città in una zona più distaccata, difesa da possenti magazzini per lo stoccaggio del sale e pensata per ospitare i salinari e le loro famiglie.


Il museo e il fascino del passato
Lasciandosi alle spalle Piazza Garibaldi, vero cuore pulsante del borgo, ci si dirige verso il Canale Porto che è la via d’acqua che unisce il mare alle saline, in passato percorsa dalle tradizionali burchielle, le imbarcazioni a fondo piatto in ferro utilizzate per trasportare il sale dai bacini di raccolta fino ai magazzini. I riferimenti al sale non mancano. Costeggiando il canale, ci si imbatte immediatamente nei due colossi architettonici della città: il Magazzino del Sale Torre e il Magazzino del Sale Darsena, simboli cittadini. Il primo ospita il MUSA (Museo del Sale), dove sono custoditi gli attrezzi in legno storici dei salinari, testimonianze fotografiche e persino un cristallo di sale da record dal peso di diversi chilogrammi.
Lasciando la città ci si addentra sulla pista ciclabile che corre parallela a Via Bova. L’accesso alla salina in bicicletta è uno squarcio sull’orizzonte, con il paesaggio urbano che cede il passo a una distesa di specchi d’acqua arginati da sottili lingue di terra. L’opera dell’uomo cede il passo alla natura,


Una tavolozza di colori diversi
La Salina di Cervia si estende per oltre 827 ettari, con un ambiente a salinità elevatissima diversa da quella di altre saline italiane, il che ha permesso lo sviluppo di una flora e di una fauna uniche. Lo si nota dalle sfumature dell’acqua: la concentrazione di sale e la presenza dell’alga Dunaliella salina cambiano l’aspetto cromatico, passando dal blu profondo al verde smeraldo, fino a raggiungere intense tonalità di rosa e rosso mattone nelle vasche di cristallizzazione.
Non mancano naturalmente i fenicotteri rosa, principali abitanti delle saline italiane che qui hanno trovato un habitat ideale per nidificare e nutrirsi. Ma si possono trovare anche cavalieri d’Italia, avocette, garzette e aironi cenerini e il tranquillo incedere della bici è per loro molto meno spaventoso di altri rumori. Il cicloturista è quasi accolto dalla natura, che anzi gli regala uno spettacolo teatrale a cielo aperto.


L’imperdibile assaggio del… sale dolce
Il luogo più sacro e affascinante dell’intero complesso territoriale è la Salina Camillone. La sua peculiarità è che è ancora in funzione nella sua modalità artigianale, unica sopravvissuta di oltre 150 trasformate dalla meccanizzazione postbellica. Fino al 1959, infatti, la Salina di Cervia era divisa in tantissimi piccoli lotti a conduzione familiare. Ogni salinaro provvedeva alla raccolta quotidiana del sale man mano che questo si cristallizzava. Poi tutto è cambiato, la produzione industriale ha però risparmiato la Camillone facendone un’emanazione attiva ed esemplificativa del Museo del Sale.
Oggi, grazie al lavoro volontario del Gruppo Culturale Civiltà Salinara, la Salina Camillone produce ancora circa 50-60 tonnellate di sale all’anno utilizzando esclusivamente gli antichi strumenti in legno: il palò (la pala per raccogliere il sale), il gavaro (per spingerlo) e la tarella. Ne scaturisce il famoso Sale Dolce di Cervia, dal sapore unico reso tale dalla purezza del cloruro di sodio: la lavorazione quotidiana impedisce infatti il deposito di solfati di magnesio e calcio che acquiscono la sapidità.


In bici per non turbare il territorio
Riprendendo il percorso ad anello, si incontra il Centro Visite Salina di Cervia, fulcro operativo per le escursioni guidate su sentieri ciclabili sempre accessibili e organizza tour guidati in bicicletta (anche notturni, sotto le stelle) ed escursioni in barca elettrica. Da non perdere il Canale Circondariale, un anello d’acqua che cinge l’intera salina e serve a gestire i flussi idrici. Sembra di pedalare sul filo del rasoio, tra l’acqua dolce dei canali di bonifica e l’acqua iper-salata dei bacini. Un’esperienza da condividere con tutta lan famiglia.
E’ ideale concludere il viaggio nel tardo pomeriggio, con il sole che inizia a scendere verso l’orizzonte dell’entroterra appenninico e la Salina di Cervia trasforma in tele d’artista le sue vasche d’acqua dove divertirsi a cogliere le varie sfumature di colori, immergendosi in un’atmosfera sospesa e quasi mistica. Il profilo della Torre San Michele in lontananza e il grido leggero dei gabbiani in sottofondo danno un significato a questa escursione che diventa un viaggio al di fuori del tempo e della quotidianità. Quando si parla di evadere dallo stress delle nostre vite, questa è una buona soluzione…
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