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| 11 Ottobre 2026

Tre giorni in Tirolo / Monti scoscesi, laghi turchesi e ponti sospesi

SEEFELD (Austria) – Quando in serata scendiamo nella hall per fare la conoscenza degli altri giornalisti invitati a partecipare a questo press tour internazionale che ci apprestiamo a raccontare, l’unico che manca all’appello è Andy, scozzese che scrive per il Daily Mail. Deve aver avuto qualche ritardo all’aeroporto di Innsbruck. 

Siamo a St. Anton am Arlberg, nel Tirolo austriaco, e con noi ci sono colleghi pedalatori dall’Austria, dalla Svizzera, dal Belgio, dalla Germania e un ragazzo da Praga. Qualche convenevole in attesa di spostarci al ristorante per la cena ed ecco che dalla porta scorrevole dell’Hotel Schwarzer Adler compare Andy. Trafelato e col trolley in mano, con un accento più british del re, esordisce così: «Chiedo scusa per il mio ritardo ma… è colpa della “Brexit”».

«Siamo tutti, allora. Andiamo» a guidarci è Martina, dell’Ufficio del Turismo del Tirolo, che ci fa strada sotto qualche gocciolina di pioggia verso il Museum Restaurant St. Anton. Una combinazione particolare che ci viene svelata dopo la cena: ai piani superiori della struttura il museo racconta la nascita di questo paesino che si è costruito una forte identità anche con lo sci. Ha ospitato i mondiali di sci alpino nel 2001 e prima ancora due suoi abitanti hanno vinto la Coppa del Mondo. Campeggia persino una copia della coppa di cristallo sotto una teca al centro di una sala…

Bikepacking in 5 tappe

L’indomani ci spostiamo a Lech, dove la guida che ci accompagnerà, Rob, ci aspetta con le gravel messe a disposizione da Inntour, tour operator che si occuperà anche dei nostri bagagli. Siamo tutti qui per testare le prime frazioni del Bikepacking Tour Tirol, un percorso di 413 chilometri che in cinque tappe attraversa la regione austriaca da ovest ad est. I primi colpi di pedale nell’aria fresca del primo mattino ci fa dimenticare le temperature della lunga estate italiana ma almeno abbiamo un sole che non ci lascerà per tutti e tre i giorni del nostro viaggio.

La prima tappa, com’è consuetudine, non è particolarmente difficile. Si tratta di pedalare per una sessantina di chilometri lungo la Valle del Lech, dapprima su asfalto e poi su sterrato. Giunti a Steeg arriva la sosta al Lechtaler Naturkäserei Sojer, unico caseificio che è un punto di riferimento per la valle e non solo. Il formaggio è tutto fatto a mano ovviamente. «Ci vogliono anche due anni per fare una forma – dice il titolare Kurt Sojer – e il gusto cambia a seconda dell’umore delle mucche…». Ne spalmiamo un po’ su del pane che è stato preparato come colazione di metà mattinata, assieme all’immancabile speck, poi risaliamo in sella, prendendo un percorso ciclabile sterrato che costeggia il fiume Lech.

Alcuni tratti sono in veloce single track per cui il nostro gruppetto di una decina di giornalisti si allunga in fila indiana saltando sopra foglie e radici.

Un museo interattivo

Superiamo i pittoreschi villaggi di Holzgau (“la perla della Lechtal”), Schönau, Stockau e Bach, prima di giungere ad Elbigenalp per un’altra tirata di freni coincidente con la visita al Museo Wunderkammer. Questa volta il museo è una struttura moderna e interattiva che però rivendica ancora una volta il legame con i costumi e le tradizioni dei valligiani.

Riprendiamo lo sterrato in questa valle ampia, dai prati verdi e i campanili appuntiti per un breve pranzo al LechZeit di Elmen. Mentre alcuni colleghi teutonici ordinano birra e cappuccino, una guida del locale Parco Naturale del Lech ci spiega appunto che quest’area fluviale è un’area protetta. Ci vivono specie di uccelli, come il corriere fluviale, che depositano le uova lungo le sponde del vicino fiume, tanto che in alcuni periodi dell’anno è vietato fare rafting.

La prima giornata si conclude a Stanzach, presso l’Hotel Förenhof. Riposte le gravel nella sua bike room ci raccontiamo le prime impressioni del viaggio e andiamo a coricarci presto per la giornata successiva, con un po’ di dislivello e,,, brivido in più.

Sospesi a 114 metri

L’indomani, infatti, oltre a crescere il numero di chilometri e i metri di dislivello, è prevista anche una visita all’Highline179 nei pressi di Reutte, ovvero un ponte tibetano sospeso a 114 metri e lungo ben 403 (179, invece, è il nome della Statale che ci passa sotto). 

Prima però c’è una sezione di gravel mattutina nel bosco, un antipasto con un altro ponte sospeso, quello di Forchach sul fiume Lech e, soprattutto, un chilometro sterrato ripidissimo che da Reutte porta proprio al complesso della Highline179 e del Castello di Ehrenberg.

Qui, ripreso fiato, ci accoglie Armin Walch, architetto ed amministratore delegato del complesso che ci guida tra le mura della fortificazione: «Il castello – dice – sorge lungo l’antica via romana Claudia Augusta. La parte più alta l’abbiamo finita di restaurare di recente e sarà inaugurata tra pochissimi giorni. Sarete tra i primi a vederla». Ed infatti salendo per ripide scalette arriviamo ad una sala con un balcone che dà sulla valle e sul ponte che rimane poco più in basso. 

Pochi minuti dopo siamo sul ponte tibetano, ovviamente percorribile solo a piedi. Dondola un po’ e le tacchette delle scarpe rendono più goffo il nostro incedere tra i turisti. Come dicono nei film, basta non guardare in basso…

Le acque del Plansee

Dopo un pranzo alla sottostante Gasthof Salzstadl ripartiamo (forse un po’ troppo pieni per via dei buonissimi spätzle al formaggio) verso l’altra grande attrattiva di questa seconda tappa, ovvero il Lago Plansee, il secondo più esteso del Tirolo.

Per raggiungerlo, però, occorre percorrere la nuova ciclabile asfaltata che, da Kreckelmoos, bypassa la Planseestrasse arrampicandosi sul fianco di un rilievo e poi riscendendo al lago. Ci ritroviamo così curiosamente a pedalare su quella che è disegnata come una ciclabile urbana, con tanto di linea tratteggiata al centro della carreggiata, ma con le pendenze e lo scenario di un ambiente alpino. 

Raggiungiamo le sponde turchesi del Plansee (foto in apertura) e, complice il finesettimana, i pedalatori si moltiplicano. Lungo i saliscendi della strada sterrata che costeggia il lago incrociamo innumerevoli gruppi con e-bike, gravel e famiglie con carrellino al seguito.

Oltrepassato lo specchio lacustre, c’è persino un piccolo sconfinamento in Germania, per poi puntare verso sud. Una sosta del gruppo lungo il torrente Neidernach a causa della foratura del collega belga ci dà l’occasione per scorgere in lontananza la vetta dello Zugspitze, montagna a cavallo tra Austria e Germania e cima più alta di quest’ultima, con i suoi 2.964 metri. Martina e il suo staff dell’ufficio turistico hanno infatti preparato per noi tutti un’iniziativa… particolare: «Domattina – ci ricorda – sveglia alle 5 per andare a vedere in funivia l’alba lassù».

L’alba in cima allo Zugspitze

Ed è proprio così che inizia la terza e ultima tappa della nostra tre giorni in Tirolo. Lasciamo le bici riposare ancora per qualche ora nel caratteristico Hotel Spielmann di Ehrwald mentre noi saliamo con i primi chiarori dell’aurora in una funivia gremita di tanti altri turisti che non vogliono perdersi lo spettacolo del sole che sorge, seppur con temperature prossime agli zero gradi.

Ridiscesi alla base, facciamo colazione ed inforchiamo per un’ultima volta le gravel. Uno scoiattolo sfreccia in equilibrio su una staccionata sulla destra, in direzione contraria alla nostra. Dopo i 70 chilometri e 800 metri di dislivello del giorno prima, per l’ultima tappa ci aiuta la cabinovia per i 1.500 metri della Tiroler Haus, un grande rifugio da dove partono anche molti escursionisti a piedi.

Dolcis in fundo: il kaiserschmarrn…

Da qui sarà tutto un dolce planare su sterrato lungo la valle Gaistal, che divide i Monti Wetterstein dai Monti di Mieming. Tutti i nostri compagni d’avventura si sbizzarriscono con le foto e, dato che da queste parti le malghe non mancano, ci fermiamo alla Gaistalalm di Leutasch per salutare il Tirolo con una bella porzione di kaiserschmarrn, la rinomata frittata dolce sminuzzata, condivisa fra tutti, prima di raggiungere Seefeld, fine del nostro viaggio.

Il nostro è stato un assaggio del Bikepacking Tour Tirol e domani vi racconteremo l’intero progetto ed i servizi che il Tirolo, con il suo fascino e la professionalità dei propri operatori sul territorio, mette a disposizione degli amanti della gravel.  

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