Capita spesso di occuparsi della zona del Delta del Po e non potrebbe essere altrimenti, non solo per la sua vastità che di fatto occupa due regioni, ma anche per i paesaggi assolutamente unici che sa regalare. Il territorio si va sempre più dotando di strutture che abbracciano il cicloturismo nel vero senso del termine, alcune però sanno anche mantenere quell’aura di originalità che le contraddistingue e una di queste è la Lanterna del Delta.


Una struttura nel mezzo di un’isola…
Va subito chiarito: non è un semplice bike hotel, perché nel corso degli anni ha allargato la sua visione fino a diventare una sorta di ritrovo per appassionati delle due ruote. Questo perché le bici sono sempre in primo piano, quasi un “must” per la struttura. Ma come si è arrivati a tutto questo? La risposta è data da Vanessa Marchesin, proprietaria della struttura insieme al marito Damiano Tessarin.
«Noi siamo a Polesine Camerini – dice – quindi nel comune di Porto Tolle, e siamo proprio nel punto più estremo del Delta del Po Veneto e la particolarità è che siamo su un’isola, una delle tre isole del Comune: Ca Venier, Donzella e Polesine Camerini.
«Questa è una struttura di proprietà dal 2018, una casa poderale di fine ‘800 in passato appartenuta a una importante famiglia del luogo, dedita alle attività rurali. Abbiamo aperto e inaugurato nel 2023, dopo aver ristrutturato il casolare riutilizzando però tantissimo del materiale presente. Le pietre che c’erano le abbiamo ad esempio sfruttate per fare il vialetto e l’area barbecue, mentre le travi, quelle in legno del solaio, le abbiamo utilizzate per fare le tastiere dei letti, i mobili dei bagni e tante altre cose.


Struttura veramente ecosostenibile
«Poi abbiamo optato per un ricircolo dell’acqua piovana e siamo ecosostenibili su tutto, abbiamo anche i pannelli fotovoltaici sul tetto. Adesso sto pensando a una pompa di ricircolo interna dell’acqua, che consenta quindi di avere sempre l’acqua calda praticamente all’istante, senza sprechi di acqua e di riscaldamento».
Parliamo di una struttura abbastanza contenuta, ma davvero tipica per la sua costruzione come anche per le sue opportunità: «Abbiamo sei camere da letto. Due sono matrimoniali, una camera doppia con la possibilità di avere un letto aggiuntivo, due camere triple con letto matrimoniale e singolo e la camera quadrupla. Sono tutte variabili in base alla tipologia di ospite e questo è importante quando ospitiamo i gruppi di cicloturisti, spesso si dividono fra maschi e femmine, oppure fanno a coppie e arriviamo fino ad una ventina di persone».


Ogni itinerario ha le sue peculiarità
La scelta di occuparsi precipuamente per il mondo del cicloturismo ha radici profonde: «La zona ovviamente si presta. Ci sono piste, non sono vere piste ciclabili perché sono strade originali, panoramiche, non trafficate, e da lì partono anche i principali itinerari come il giro dell’isola della Donzella, la via delle Valli, la Secca degli Scardovari. Con la bici in 5 minuti ci si arriva, perché siamo in una posizione strategica. In più, tornando alla struttura, abbiamo anche un box dove ricoverare le bici con la possibilità di ricaricarle se sono quelle elettriche e abbiamo anche una piccola ciclofficina per le varie riparazioni».
Ci sono tanti bike hotel anche nella zona del Delta del Po, ma la Lanterna si distingue per offrire qualcosa in più, soprattutto sul piano della disponibilità umana, del legame profondo con le due ruote: «Noi siamo in una zona di campagna, ma in un minuto abbiamo tutti i servizi a disposizione. La posizione è strategica e, visto il territorio, siamo dell’idea che è giusto puntare sul cicloturismo, perché noi siamo il punto di riferimento proprio per tutte le esperienze outdoor, ad esempio il birdwatching e la cosa che ci differenzia dagli altri è il fatto che non diamo solo ospitalità.


Alla scoperta delle bontà del territorio
«Quando gli ospiti arrivano, non li abbandoniamo a se stessi, ma costruiamo loro indosso gli itinerari bike e gli organizziamo giri in barca, gli indichiamo i ristoranti, dove possono andare direttamente con le bici. Diamo le indicazioni anche per visitare il campo della lavanda nel periodo maggio/giugno e la possibilità anche di fare gli assaggi del pesce del Delta tramite ovviamente i pescatori autorizzati che fanno escursioni in barca, alcuni possono anche fare l’assaggio dell’ostrica rosa.
«CI sono anche il miele e il riso e costruiamo anche lì un itinerario specifico sulla Rice Road, lungo il quale si possono vedere i campi allagati in certi periodi. C’è la possibilità di vedere la lavorazione del riso presso un’azienda agricola locale nostra consociata dove viene fatta la spiegazione e dimostrazione, con la possibilità di acquistare anche i prodotti».


E c’è chi viene in bici da lontano…
C’è tanta differenza nella zona del Delta del Po tra la parte veneta e la parte romagnola? «Molta, quella più importante, più ampia è la parte veneta, ma noi, ai nostri cicloturisti consigliamo anche la parte emiliana e romagnola. Costruiamo itinerari che dalla struttura arrivano fino a Chioggia da una parte e a Comacchio dall’altra. Molti ad esempio hanno fatto la Via degli Angeli, quella di Comacchio, ma si lamentano del fatto che si trovano in mezzo al traffico. Qua le strade sono molto più tranquille, anche in piena estate non ti trovi in coda. La zona è molto più vivibile, non è mai affollata».
La clientela di base è italiana: «Dal Veneto come dalla Lombardia, Emilia Romagna, tantissimi anche dal Piemonte. Praticamente è il turismo delle origini allargandosi fino alla Toscana. Abbiamo ospiti anche stranieri, principalmente Austria e Germania, però anche tanta Svizzera e Slovenia e Croazia e da questi ultimi Paesi non è infrequente l’arrivo direttamente in bici…».







