Il 2026 è l’anno di Napoli Capitale Europea dello Sport, un riconoscimento assegnato dall’associazione no profit Aces Europe (che ha sede a Bruxelles ma non fa parte delle istituzioni della UE). Dal 2001 essa assegna questi riconoscimenti “secondo i principi di responsabilità e di etica – si legge nel sito – nella consapevolezza che lo sport è un fattore di integrazione nella società, per il miglioramento della qualità della vita e la salute di chi lo pratica”.
Per Napoli, in attesa dell’America’s Cup del 2027, sarà una bella vetrina e, per quanto riguarda il programma degli eventi che avranno a che fare con il ciclismo, tra i protagonisti annunciati c’è Napoli Pedala, l’associazione che da anni lavora per coniugare ciclismo, sicurezza stradale e valorizzazione del territorio. A raccontare il ruolo che la bici avrà nel programma ufficiale della città è Luca Simeone, presidente di Napoli Pedala, che guarda all’anno appena iniziato come a un’occasione decisiva per portare la cultura ciclistica sotto i riflettori.


Tra sport e sicurezza stradale
«Per la città è un momento di grossa visibilità – spiega – e ci auguriamo che serva anche a riequilibrare l’attenzione sugli sport minori, perché Napoli è molto polarizzata sul calcio. Ovviamente tifiamo per la nostra squadra, ma per noi il tema resta quello di legare promozione sportiva e sicurezza stradale: le due cose devono andare insieme».
Secondo Simeone, il riconoscimento di Capitale Europea dello Sport significa anche rilanciare politiche urbane più attente ai soggetti fragili, con riduzione delle velocità, più zone pedonali e domeniche ecologiche. «Attraverso i nostri eventi invitiamo l’amministrazione a immaginare soluzioni verso il modello Città 30 e spazi realmente fruibili in bicicletta».


La randonnée e la ciclostorica
Dentro questo quadro si inserisce il calendario 2026 del Napoli Bike Festival, che diventerà uno degli assi portanti del programma ciclistico cittadino. Il primo appuntamento è fissato per il 1 marzo con la Randonnée di Napoli, prova di lunga distanza che porterà i partecipanti lungo la costiera amalfitana e sorrentina. «Avremo due percorsi, uno da 120 chilometri ed uno da 190 chilometri (valido come brevetto per l’Audax Club Parisien), con oltre 2.000 metri di dislivello – racconta Simeone – passando dal Valico di Chiunzi, Pompei (con affaccio sull’area archeologica), Tramonti, Amalfi, Positano e Sant’Agnello che è un comune bike-friendly».
Chi farà il percorso da 120 chilometri potrà chiudere a Salerno e rientrare a Napoli in treno, per ribadire il valore dell’intermodalità: «E’ un messaggio importante: puoi spingerti oltre i tuoi limiti ma puoi usare anche il trasporto pubblico».
Il 19 aprile toccherà alla Vulcanica, la ciclostorica urbana che attraversa Napoli e sconfina nei Campi Flegrei. «Qui la fatica conta, ma soprattutto l’atmosfera: bici d’epoca, abbigliamento vintage, ristori, folclore. E’ un evento molto aggregativo», sottolinea Simeone, descrivendo due percorsi da 50 e 70 chilometri immersi nella città e nella sua storia.


Vesuvio Gravel e Napoli Obliqua
Dal 22 al 24 maggio tornerà invece il Vesuvio Gravel, il trail in formula bikepacking che esplora quattro delle cinque province campane con 360 chilometri e 4.500 metri di dislivello. «E’ il nostro grande viaggio nella Campania interna – spiega – con la possibilità di affrontare l’intero percorso o solo alcune tappe, partendo insieme al gruppo e sfruttando anche qui il treno per rientrare». Un format flessibile che, secondo Napoli Pedala, aiuta ad avvicinare nuovi ciclisti alle lunghe distanze senza rinunciare all’avventura.
In autunno, il 25 ottobre, tornerà Napoli Obliqua, forse l’evento più iconico dell’associazione: un intreccio di centro storico, colline, crateri e laghi, con varianti per mountain bike e gravel. «Abbiamo adattato il tracciato per evitare le scalinate a chi pedala con la gravel, mantenendo però lo spirito urbano dell’evento», racconta Simeone. L’attenzione alla convivenza con i residenti resta centrale: «Le scale sono luoghi abitati, per questo avvisiamo i cittadini qualche giorno prima ma il clima, devo dire, è sempre molto accogliente: è un modo per valorizzare quartieri meno noti ma ricchi di identità».


Il ruolo del Comune
Come sono stati selezionati questi eventi per entrare nel calendario ufficiale di Napoli Capitale Europea dello Sport 2026? «Il Comune si è candidato e poi ha aperto una call alle associazioni sportive – spiega Simeone -. Noi abbiamo presentato le nostre manifestazioni e sono state scelte tutte».
E’ una grande responsabilità ma anche un’occasione straordinaria per Napoli Pedala: il 2026 sarà infatti un banco di prova per dimostrare che la bici può diventare strumento di rigenerazione urbana, turismo lento e sicurezza stradale. Se passasse questo messaggio in un anno così simbolico allora davvero il riconoscimento di Capitale Europea dello Sport potrà lasciare un’eredità concreta alla città».







