Il progetto TirrenicaZERO nasce dal basso con l’obiettivo di rendere percorribile in sicurezza e con consapevolezza la futura Ciclovia Tirrenica da Ventimiglia a Roma già oggi, senza attendere tempi lunghi di cantieri e inaugurazioni ufficiali. A raccontarlo è Federico Occhionero, ideatore dell’iniziativa, che spiega come l’idea sia maturata dall’esperienza diretta di cicloturista e dalla constatazione che in Italia «le proposte concrete di percorsi a lungo raggio sono poche», mentre le potenzialità paesaggistiche e culturali della dorsale tirrenica non hanno paragoni in Europa.


1+12 tappe già disegnate
Federico chiarisce che TirrenicaZERO non vuole sostituirsi alle istituzioni (ricordiamo che la Ciclovia Tirrenica è una delle 10 ciclovie nazionali individuate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), ma dimostrare che «invece di aspettare dieci o vent’anni possiamo cucire ciò che esiste già, strade secondarie, tratti ciclabili, sterrati buoni, e proporre fin da subito un itinerario degno di una vacanza».
Da questo lavoro di ricognizione sono nate 1+12 tappe, ovvero un avvio simbolico dalla Ciclabile dei Fiori in Liguria (intesa come “tappa zero”) e una ripartenza vera e propria dalla Spezia, saltando i tratti liguri oggi troppo frammentati per un viaggio continuo. Il principio guida resta la riduzione delle criticità: «Se c’è una ferrovia parallela – spiega Occhionero -, come spesso accade lungo la costa, il cicloturista può evitare i punti più delicati e salire sul treno: è una libertà che in Italia rappresenta un grande vantaggio».
Il progetto si fonda anche su una classificazione cromatica dei segmenti, pensata per responsabilizzare chi pedala. «Abbiamo percorsi verdi per famiglie – continua – gialli intermedi e rossi più impegnativi: non per spaventare, ma per permettere a ciascuno di capire se quel tratto è alla propria portata. In un Paese con poche infrastrutture è fondamentale costruirsi esperienza gradualmente».
La traiettoria resta unica, ma le modalità di affrontarla cambiano, e questo apre a interpretazioni diverse: weekend brevi, tappe spezzate grazie al treno, oppure viaggi di una settimana o più.


Le sorprese della Toscana
Un altro elemento forte di TirrenicaZERO è il racconto dei luoghi. Federico insiste sul fatto che non si tratti di «pedalare a testa bassa per cento chilometri», ma di attraversare territori carichi di storia e natura. Tra le mete individuate compaiono il Parco della Maremma, la Riserva di Bottaccione, le Bandite di Scarlino, la foce del Serchio, San Rossore, fino alla Feniglia e all’Argentario.
«La Toscana mi ha sorpreso: un itinerario a lungo raggio permette di scoprire una sequenza di meraviglie che altrimenti resterebbero patrimonio dei locali», confessa. Accanto ai paesaggi, emergono temi come la bonifica delle paludi tra Ottocento e Novecento, le migrazioni dai grandi porti, l’energia e la geotermia, le miniere costiere e la nascita del turismo balneare. «Pedali e intanto leggi il territorio, capisci i segni che l’uomo ha lasciato: non è solo un panorama, è una storia che scorre sotto le ruote» aggiunge Occhionero.
Dal punto di vista organizzativo, TirrenicaZERO è una rete informale coordinata da una regia centrale. «Mi assumo la responsabilità di tenere insieme tutto – spiega -: senza qualcuno che cuce i pezzi si ricade nella frammentazione del web, dove uno perde mesi a cercare tracce e consigli. Con il passaparola abbiamo coinvolto persone distribuite lungo l’arco tirrenico che ci hanno aiutato a perfezionare il percorso». Il tracciato, precisa Federico, è ormai stabile, anche se potrà essere aggiornato quando nuovi tratti verranno recuperati o resi più sicuri.






TirrenicaExtra proiettata verso Sud
Non manca l’attenzione alle strutture ricettive, con l’idea del “passaporto tirrenico” ispirato alle credenziali dei cammini. «Abbiamo contattato alberghi, officine, punti ristoro: bastano un ricovero bici, una pompa e qualche attrezzo per diventare bike-friendly. In alcune zone – aggiunge il nostro interlocutore -, soprattutto in alta stagione, è difficile trovare soluzioni economiche, ma nelle mezze stagioni il cicloturismo può portare valore e destagionalizzare». Tutto resta su base volontaria, coerente con lo spirito dell’iniziativa.
Guardando oltre Roma, Federico racconta che l’ambizione è collegare idealmente l’intera penisola e le isole. Sono già stati aggiunti itinerari nella sezione TirrenicaExtra verso Napoli, i Campi Flegrei, Procida. Persino Favignana e Lipari. «La TirrenicaZERO oggi arriva al Tevere, ma sogniamo di spingerci fino in Sicilia e Sardegna. E’ un lavoro che cresce per accumulo di esperienze condivise».




Senza aspettare la politica
Sul tema delle politiche pubbliche, il giudizio è netto: «In Italia la bici è ancora vista come una nicchia – conclude – e gli interventi restano a macchia di leopardo. Finché infrastrutture e visione non saranno coordinate, resteremo indietro rispetto ad altri Paesi. Noi, dal basso, proviamo a dimostrare che un’alternativa è possibile e che la costa tirrenica ha già tutto per diventare una grande avventura cicloturistica». TirrenicaZERO, in fondo, non è solo una traccia GPS: è un invito a pedalare adesso, con occhi aperti e spirito critico, lungo una delle dorsali più affascinanti d’Europa.







