Come una festa privata sulle strade di tutti, unendo con un tratto di matita slavato dal sudore le tre salite più iconiche della Valtellina: Mortirolo, Gavia, Stelvio. L’hanno chiamata Mogast, unendone le iniziali e le curve, per una sorta di provocazione goliardica fra amici che è diventata sfida e poi evento.
Ne aveva fatto cenno Gigi Negri nell’ultima intervista sull’estate della Valtellina e dopo aver ricevuto il magazine che la descrive, siamo andati diretti alla fonte: Bruno Quadrio, colui che in qualche misura l’ha inventata, mettendo insieme gambe e idee.
Mogast avrà luogo dal 26 al 28 giugno e festeggia quest’anno la decima edizione. Racconta Quadrio che dal momento in cui hanno aperto le iscrizioni, sono bastati 20 minuti per esaurirle. E’ vero che si parla di appena 120 partecipanti, ma è altrettanto vero che 20 minuti sono davvero pochi: segno che l’attesa fosse comunque grande.
«Non sono l’inventore del Mogast – dice subito, sorridendo – sono uno degli inventori, nel senso che lo zoccolo duro sta a Berlino. Però diciamo che io sono la guardia sul territorio, perché ci voleva qualcuno che portasse avanti le cose. Organizzare una cosa del genere direttamente dalla Germania sarebbe un po’ più complicato…».


Tre italiani, un tedesco e un olandese
Il racconto prende forma. L’idea è partita da un gruppo di amici. Ci sono due italiani, che diventano tre contando anche Bruno, un tedesco e un olandese, che sembra quasi una barzelletta.
«Mauro e Niccolò – racconta – ai tempi vivevano già a Berlino. Mauro è un mio caro amico d’infanzia, lui abitava a Tovo Sant’Agata, alla base del Mortirolo. L’altro è un milanese che costruisce biciclette in acciaio e si chiama Niccolò Bonanno. Il suo brand si chiama Cicli Bonanno e nell’ambiente ciclistico dell’acciaio è abbastanza famoso. Mogast è nata da una sfida, che ormai – ride – è diventata leggendaria».






«Ti aspetto sul Mortirolo»
E Bruno prosegue nel racconto. Niccolò era uscito dalla sua officina con uno dei primi prototipi, che era una bicicletta a scatto fisso. E un giorno scherzando, dice a Mauro: io con questa qua ti aspetto sul Mortirolo. Mauro fa il corriere in bicicletta, pedalare è il suo mestiere. E così gli risponde rilanciando: e io ti aspetto su Mortirolo, Gavia e Stelvio.
«Da quel momento – spiega Bruno Quadrio – l’idea iniziò a risuonargli nella testa e lo stesso anno vennero loro due, insieme al tedesco e all’olandese, per fare un tentativo. Io li seguii per dargli assistenza e alla fine venne così bene e ci piacque così tanto, che la riproponemmo anche per l’anno successivo. La aprimmo ad altri amici e si chiuse con le nostre mamme che ci prepararono i pizzoccheri. L’idea di farla crescere ancora venne quasi da sé, ma non ci siamo mai allargati troppo».






Venti minuti di clic selvaggi
Si sono fermati a 120 iscritti e questo gli permette di non chiedere la chiusura strade o l’ambulanza al seguito. E’ un raduno di persone che li hanno conosciuti per sentito dire e per la curiosità di scoprire un evento a suo modo così naif. Avendo creato per l’uso una ASD, l’iscrizione passa per il possesso del certificato medico per l’idoneità agonistica: più facile all’estero che in Italia (il tema è ampio e discusso, ma non è questa la sede).
«La maggior parte – spiega ancora Quadrio – sono tutti stranieri, un dieci per cento circa è composto da italiani. Lo scoglio è proprio il certificato medico, che qui passa per diversi adempimenti, mentre in Germania e all’estero è un semplice foglio firmato dal medico. Fra gli stranieri, un buon 70 per cento arriva dalla Germania e il resto da Svizzera e Olanda. Negli ultimi anni abbiamo anche un po’ di americani.
«Arrivano grazie al passaparola, a internet e soprattutto ultimamente tramite Instagram. Abbiamo richieste almeno per il triplo e visto che l’anno scorso il volume delle richieste fece andare giù il nostro sito, quest’anno ci siamo appoggiati a Eventbrite, che gestisce volumi ben superiori. Ma sono bastati 20 minuti per completare il tutto».






Su strada e in gravel
Si parte tutti insieme da Casa Natura alle 8 del mattino. Ci sono due itinerari: quello classico su strada, con Mortirolo, Gavia, Stelvio e ritorno al punto di partenza. Da qualche anno c’è anche un tracciato gravel, che entra nella Val Grosina, affronta il Passo di Verva, punta verso le dighe di Cancano, da cui scende su sterrato per salire poi su strada fino allo Stelvio, dato che non c’è un percorso fuoristrada alternativo.
«Le due tracce partono dallo stesso punto – spiega Quadrio – poi su ogni passo c’è un checkpoint, sia per la strada sia per il gravel. Si timbra una cartolina, come se fosse un brevetto, per certificare il passaggio e in ciascuno di questi punti ne approfittiamo per dare anche un rifornimento di cibo e acqua. L’arrivo è per tutti sullo Stelvio, dove si prende l’ultimo timbro e poi si scende, perché all’arrivo c’è la festa».








Pizzoccheri e birra per tutti
Da qualche anno, dopo il gran lavoro delle mamme, della festa si fa carico l’Accademia del Pizzocchero di Teglio. Di solito comincia dalle 20,30 quando tutti hanno completato la loro fatica.
«Mogast si svolge su tre giorni – prosegue Quadrio – venerdì, sabato e domenica. Si arriva e c’è la registrazione dei partecipanti, seguito da un aperitivo per tutti. Il sabato si svolge l’evento, che si chiude con la cena a base di pizzoccheri e a seguire il DJ set. La domenica con quelli che non sono già ripartiti, c’è un brunch, in cui facciamo il debriefing della giornata precedente.
«Il 40 per cento delle persone dorme in tenda o nel camper, perché attorno all’area di Casa Natura c’è la possibilità di campeggiare usando le docce e i bagni. Gli altri si arrangiano e trovano bed & breakfast o alberghi».




Il lavoro di logistica
Sorride spiegando che il suo lavoro potrebbe sembrare di poco conto, ma messe tutte in fila, le incombenze non sono affatto poche.
«Sul percorso non c’è tantissimo da fare – dice – a parte un sopralluogo, soprattutto per il gravel, perché spesso c’è ancora la neve. Con i numeri che facciamo non c’è bisogno di chiudere le strade, però vanno richieste le autorizzazioni perché la burocrazia sia a posto. Va sistemata la casa, c’è da pensare al discorso dei bagni chimici, la gestione della cena dei pizzoccheri e di qualche piccolo sponsor che ci dà una mano. La cosa è più burocratica che fisica, ma nella settimana precedente c’è parecchio da fare».
Chiudiamo provocandolo sulla possibilità di farne un mega evento e Quadrio un po’ vacilla, ma per ora non cede. Ci hanno pensato, perché in Valtellina ci sono già tre eventi di massa, ma sono agonistici. Mogast è impegnativa, però con un altro spirito.
«La tentazione è venuta – ammette – ma è chiaro che poi diventerebbe tutto più impegnativo. Da questa cosa nessuno ci guadagna niente ed essendo tutto basato sul volontariato, il fatto di far crescere i numeri vorrebbe dire aumentare l’impegno per tutti. Si dovrebbe creare una struttura e la nostra paura è che si perda lo spirito. Senza contare che se fossimo di più, sarebbe difficile convivere con le moto sullo Stelvio. Il riscontro che abbiamo da tutti i ciclisti è che è tutto bellissimo, ma le moto sullo Stelvio sono una cosa impossibile».
Cos’altro dire? Per quest’anno Mogast è tutto esaurito. Se il racconto vi ha affascinato, oltre ad allenarvi in salita, fatelo con il computer. Anche l’anno prossimo ci sarà la solita sfida per le iscrizioni e dato che si va sempre più forte, probabilmente per fare il tutto esaurito basteranno meno di venti minuti…







