Mogast Valtellina (foto Stefan Haehnel)Mogast Valtellina (foto Stefan Haehnel)

| 8 Maggio 2026

Berlino, provincia di Sondrio. Dove è nato il Mogast

Quando il primo aprile pubblicammo l’articolo in cui Bruno Quadrio ci parlava del Mogast, la curiosità non ancora sopita riguardava i due amici residenti a Berlino con cui dieci anni fa ideò la manifestazione che congiunge Mortirolo, Gavia e Stelvio. Uno si chiama Mauro, l’altro è Niccolò e proprio da uno scambio di battute fra loro nacque l’idea di mettere in fila i tre passi valtellinesi nello stesso giorno.

Mauro Illarietti è valtellinese, ma vive da 15 anni a Berlino
Mauro Illarietti è valtellinese, ma vive da 15 anni a Berlino

Berlino, provincia di Sondrio

Mauro ci risponde da Berlino al termine della giornata di lavoro. Partì 15 anni fa seguendo la compagna che si stava trasferendo per motivi di studio, poi decise di rimanerci. Ha studiato al DAMS e ha iniziato facendo il giornalista. Racconta che la sua famiglia in Valtellina ha le radici ben salde nel ciclismo, che negli anni Novanta quando era un ragazzino ne leggeva le storie sulle riviste e di certo, trasferendosi in Germania, non ha perso le buone abitudini. 

«Mogast è nato qui a Berlino – racconta – dove c’è una scena abbastanza vitale tra le persone che conosco. Forse lo avete già raccontato, ma un giorno il mio amico Niccolò se ne uscì con una delle tipiche provocazioni tra italiani trentenni, non troppo cresciuti. Lui mi propose una sfida sullo Stelvio, io rilanciai aggiungendo le altre due salite e in quel momento abbiamo combinato il disastro. Quando abbiamo iniziato, non avevamo l’idea di organizzare un evento, per cui non lo abbiamo mai sponsorizzato più di tanto.

«E’ una cosa che facciamo nel tempo libero con una piccola ASD e che abbiamo cominciato con un ritrovo di persone che conoscevamo. Il primo anno abbiamo inviato una trentina di lettere con tanto di busta e indirizzo scritto a mano a degli amici, invitandoli. Ma dato che la scena è davvero così vitale, c’è stato un passaparola molto veloce, senza che sia stato necessario fare qualcosa di particolare. Abbiamo sempre provato a tenere i numeri ristretti, anche perché nessuno di noi avrebbe il tempo di seguirlo se diventasse tanto più grande».

Quest'anno le iscrizioni di Mogast sono volte via in 20 minuti, fino a raggiungere quota 120 (foto Stefan Haehnel)
Quest’anno le iscrizioni di Mogast sono volate via in 20 minuti, fino a raggiungere quota 120 (foto Stefan Haehnel)
Quest'anno le iscrizioni di Mogast sono volte via in 20 minuti, fino a raggiungere quota 120 (foto Stefan Haehnel)
Quest’anno le iscrizioni di Mogast sono volate via in 20 minuti, fino a raggiungere quota 120 (foto Stefan Haehnel)

La bici tutto il giorno

Il racconto prosegue. Mauro dice che l’impegno per organizzare il Mogast non è così grande: qualche ora di burocrazia con la Federazione e poco altro, anche se poi ci ripensa e dice che il tempo che gli dedicano in effetti è di più.

Se la lontananza pesa, ma non lo dà a vedere. Dice che torna in Italia in corrispondenza dei due solstizi, quindi a giugno e dicembre, anche se ammette che a volte qualche eccezione capita di farla. Il suo lavoro di corriere in bici è una grande ispirazione, al punto che parlando ipotizziamo la creazione di un blog dedicato ai tanti incontri che gli capita di fare.

«Lo trovo molto stimolante – racconta – ogni giorno accendo la mia radiolina e non so cosa mi aspetta. Mi permette di rimanere in contatto con molte sfaccettature della città e di scoprirle. Lavoriamo spesso con artisti, gallerie, fotografi, fotografe ed è davvero il modo per scoprire angoli inaspettati della città. Ogni giorno si potrebbe fare il ritratto di una persona con cui si è avuto a che fare, ci sarebbero spunti per fare del giornalismo, anche se per ora il tempo libero è poco.

«La bici a Berlino è uno dei veicoli di socializzazione, mi ha portato molti degli amici e delle conoscenze che ho. Quindi nel fine settimana capita spesso di fare bikepacking e in ogni caso come mezzo di locomozione, la bicicletta è la mia prima scelta».

Rifornimenti sul percorso del Mogast che scala Mortirolo, Gavia e Stelvio (foto Stefan Haehnel)
Rifornimenti sul percorso del Mogast che scala Mortirolo, Gavia e Stelvio (foto Stefan Haehnel)
Rifornimenti sul percorso del Mogast che scala Mortirolo, Gavia e Stelvio (foto Stefan Haehnel)
Rifornimenti sul percorso del Mogast che scala Mortirolo, Gavia e Stelvio (foto Stefan Haehnel)

Il viaggio di Ulisse

Ma i chilometri in città non sono quelli sulle sue montagne e nell’attesa delle tre scalate sotto il cielo della Valtellina, nell’attesa del ritorno c’è forse un pizzico dello spirito di Ulisse.

«Quando ti metterai in viaggio per Itaca – recita la poesia di Konstantinos Kavafisdevi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze. (…) Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada: che cos’altro ti aspetti? E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso, già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare».

A giugno manca poco, le parole si susseguono e sembrano scaturire dal pensiero profondo di chi ha lasciato la sua terra, ma vi è rimasto legato indissolubilmente

«Io muoio sempre sul Gavia – riflette con pari poesia Mauro Illarietti, valtellinese di Germania – circa a metà o poco oltre. Tutto quello che viene dai due terzi può essere difficile. Penso che sia semplicemente ia sintesi fra pendenze, mancanza d’ossigeno e lunghezza del passo. Però è bello terminare con lo Stelvio, perché è graduale, è maestoso. Anche il Gavia è maestoso, ma lo Stelvio è un po’ più tenero di tutti gli altri. Essendo più lungo, ti lascia il tempo di salutare la giornata o di festeggiarla nel modo migliore».

Mogast è organizzato da un gruppo di amici che si ritrova ogni anno da 10 anni (foto Stefan Haehnel)
Mogast è organizzato da un gruppo di amici che si ritrova ogni anno da 10 anni (foto Stefan Haehnel)
Mogast è organizzato da un gruppo di amici che si ritrova ogni anno da 10 anni (foto Stefan Haehnel)
Mogast è organizzato da un gruppo di amici che si ritrova ogni anno da 10 anni (foto Stefan Haehnel)

Come una famiglia allargata

Sorride quando gli diciamo che la loro manifestazione risulta inserita nell’elenco degli eventi cicloturistici della Valtellina, al pari di Enjoy Stelvio, della Stelvio Santini e la Re Stelvio. Trova l’intruso, ride di gusto, ma riconosce a Gigi Negri (che di quegli eventi è il motore) la forza e la capacità di averli motivati nei momenti in cui, dopo dieci anni di Mogast, la spinta sembrava affievolirsi.

«Siamo un gruppo di amici – dice – quindi il contatto fra noi c’è sempre ed è intenso. Sappiamo più o meno dove possiamo arrivare con le forze che abbiamo, sappiamo che non vogliamo rischiare di metterci in un discorso che non riusciremmo a gestire. Abbiamo ognuno la propria idea di quel che vorremmo fare e il nostro Mogast, per come è fatto, è il compromesso tra quello che pensiamo sia gestibile e le nostre aspirazioni.

«Non so sinceramente se potrebbe esplodere, però sicuramente siamo molto soddisfatti di come sta andando. Siamo molto soddisfatti anche di avere una gratificazione a livello umano nel vedere le persone che spesso tornano, magari anche a distanza di anni. Ci piace riuscire ad avere un contatto diretto con quelli che vengono e il fatto che alla fine compongano una specie di famiglia allargata».

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