Alla prossima edizione della Bordeaux-Parigi, parteciperanno anche le bici recumbent che, mentre Oltralpe sono molto diffuse, qui sono oggetti del mistero, con un mercato pressoché nullo. Ma di che cosa si tratta? Parliamo di bici completamente diverse da quelle classiche, che in italiano vengono chiamate anche velocipedi reclinati. Hanno la caratteristica di porre il ciclista in una posizione differente, con la schiena supportata da un sedile inclinato fra i 20 e 50° e le gambe distese in avanti, pedalando anteriormente al manubrio. Gli arti inferiori restano posizionati al di sopra o al di sotto del manubrio stesso, dipende dal modello.


La famiglia delle recumbent
Pochissimi sono coloro che in Italia ne hanno posseduta e utilizzata una, uno è Luca Bonechi, per ben 6 volte al via della mitica Parigi-Brest-Parigi, una delle quali proprio con una bici simile.
«Le recumbent compongono una famiglia articolata – spiega – comprendente le trike, con tre ruote ma anche quelle con due, poi i velomobili che sono una derivazione carenata, dotate di scocca aerodinamica, che rende il velocipede più vicino a un’automobile. Tornando alle recumbent, queste si differenziano anche in base al passo: corto (short wheelbase, con pedali più avanti della ruota anteriore), lungo (long wheelbase, pedali in posizione più canonica) e compatte (compact long wheelbase, pedali più vicini alla ruota anteriore o al di sopra)».
Ci sono altre differenze tecniche importanti: la trazione è posteriore il che necessita di una catena molto lunga, che passa attraverso tubi e ingranaggi nel viaggio tra corona e pignone per evitare l’interferenza con la ruota anteriore quando si affrontano curve strette. Passando di fianco alla ruota anteriore, si riduce il raggio di sterzata della bici che quindi necessita di una diversa tecnica di guida. Ci sono però anche recumbent con trazione anteriore, dove i pedali sterzano insieme alla ruota.


Un aiuto per il cuore
Ciò comporta un problema tecnico: la spinta della pedalata induce una sterzata che va controllata e alla lunga questo stanca le braccia, quindi alcuni modelli hanno introdotto una puleggia di rinvio accanto al cannotto di sterzo che comporta una torsione della catena nelle curve strette.
Quali sono le caratteristiche che portano all’acquisto di una recumbent? «Essa offre un insieme di vantaggi – risponde Bonechi – la posizione è più confortevole riducendo lo stress articolare: pedalando orizzontalmente con le gambe quasi all’altezza del cuore, si favorisce il ritorno venoso, riducendo quella sorta di senso di pesantezza. Per capirsi, con una recumbent e un velomobile, con uno sviluppo di 100, 150 watt si può andare anche oltre 40 chilometri orari. Infatti questo tipo di bici detiene i record di velocità per veicoli a propulsione umana».




L’ideale per lunghi viaggi
Che vantaggi dà per viaggi di lunga distanza? «Sono studiate appositamente per questo. Infatti alla PBP se ne vedono diverse. Il baricentro basso permette maggiore stabilità della bicicletta, maggiore comodità. La recumbent ha anche un peso poco difforme da quello delle bici, quindi è buona per lunghi viaggi, chiaramente poi molto dipende da come la si carica. Ma con questo tipo di bici si hanno maggiori spazi di collocazione delle attrezzature di supporto, cosa non da poco».
La guida di queste particolari bici non è esattamente la stessa di un mezzo normale: «Bisogna abituarsi, in discesa ad esempio sono bici molto aerodinamiche ma il differente baricentro richiede un’impostazione completamente diversa, altrimenti diventa pericoloso. Le migliori prestazioni di una recumbent si hanno su tratti stradali che non hanno grandi pendenze, con lunghe diritture che permettono di sviluppare velocità. Il velomobile con la carenatura ha un peso che parte dai 22 chili e portarli su in salita è molto faticoso. Infatti molti velomobili ormai li attrezzano con la pedalata assistita, soprattutto necessaria a chi lo utilizza per lavoro e nel Nord Europa non sono pochi».


Poco mercato per cause… morfologiche
La circolazione stradale di questi mezzi ha i suoi vantaggi e svantaggi: «Da una parte c’è il fatto che sono bici più stabili, ma necessitano di luci importanti, per farsi vedere soprattutto di notte. Va detto però che sono mezzi così particolari che gli automobilisti ne sono quasi intimoriti, pongono particolare attenzione. Difficilmente si possono percorrere piste ciclabili perché i cordoli che le delimitano sono un ostacolo, spesso non si riesce a entrare, quindi si circola in mezzo alle auto e questo non è mai un vantaggio».
Che mercato hanno questi mezzi? «Per quanto concerne una recumbent, partiamo da 12-14 mila euro, considerando i modelli da competizione. Per uso quotidiano, si può trovare qualcosa a partire da 7-8 mila euro. In Italia però non c’è mercato, soprattutto a causa della conformazione del nostro territorio: io sono in Toscana, la patria delle due ruote, ma l’utilizzo qui è altamente sconsigliabile…».







