Quello che è vero e quello che gli somiglia. Il vero e il falso: l’originale e l’imitazione. A Shanghai c’è un posto che si chiama AP Plaza in cui si vendono le versioni non originali dei grandi brand, oppure le versioni originali senza il marchio: dipende tutto dalla definizione che si dà del termine originale. Se è vero che tutto viene confezionato da quelle parti, perché stupirsi che la gente compri a poco ciò che qui è venduto a tanto? C’è sotto l’idea che la furbizia sia la dote principale con cui fare strada e anche la frustrazione davanti a un mercato che sempre di più diventa proibitivo.
Così, mentre l’intelligenza artificiale ti permette di mostrarti in foto inesistenti o di scrivere articoli copiati dagli articoli degli altri, il mercato del falso ti consegna un oggetto attendibile che potrai benissimo spacciare per originale, avendolo pagato un terzo (se non meno) rispetto a quello vero.


Il falso d’autore
Con le biciclette accade lo stesso e andrebbe anche bene, se non fosse che il gioco è maledettamente pericoloso. Abbiamo tutti l’amico che ha comprato il telaio di marca senza la marca e se l’è fatto arrivare chissà da dove. Però un giorno quel telaio s’è spaccato ed è andata bene che nessuno si sia ammazzato. Non è detto che fosse uscito dalla fabbrica che fa gli originali: a volte li riproducono nelle forme, ma non nella sostanza. E non è certo mettendoci l’adesivo che si raggiungono i necessari standard qualitativi e di sicurezza.
Diamo un colpo al cerchio e uno alla botte: da questa parte del mondo, le biciclette costano troppo. La differenza fra lo stipendio medio mensile (fra 1.700 e 2.000 euro) e il costo di un modello di media gamma è imbarazzante e basta per capire che anche le due ruote a pedali siano ormai beni di lusso. Cambiare la bici ogni anno è proibitivo per la maggior parte di noi. Il fatto che nei negozi siano spuntate le finanziarie, fa capire che la bicicletta, al pari della moto, non sia alla portata di tutti.
Le superleggere da strada top di gamma sono ancora al di sopra di questo standard, ma quelle appartengono alla ristretta cerchia delle fuoriserie. Ed è innegabile che l’ottanta per cento di chi le possiede non sia in grado di apprezzarne le qualità estreme, al pari di coloro che in età molto più che adulta si comprano la Porsche per girare in centro. Se però il discorso si limita alle bici da usare tutti i giorni in città, ecco che certe quotazioni diventano proibitive ed equiparano la bicicletta allo scooter.


Il falso originale
Non è per caso, come abbiamo già visto in due articoli pubblicati nei giorni scorsi, che il falso orientale stia investendo il settore delle e-bike. Non ci provano neppure a riprodurre gli originali: arrivano con modelli tutti loro che strizzano l’occhio alla furbizia e alle poche risorse disponibili. Arrivano anche di contrabbando, come dimostra il sequestro dei 500 cargo ad Atene. Arrivano senza le omologazioni europee. Viaggiano ben oltre i 25 chilometri all’ora imposti dal Codice della Strada. A volte hanno la forma di piccoli scooter, ma con i pedali. E soprattutto non hanno la targa, l’assicurazione e neppure il bollo.
Costano poco, vanno veloce, non sono soggette a tasse: ecco perché si diffondono sempre di più non tanto fra chi usa la bici per andare al lavoro, ma fra chi la usa per lavoro. E si capisce anche perché accada, fra lavoratori spesso sottopagati e costretti a limare i costi per tenere in tasca qualcosa. Se togli la spesa della benzina e quello dell’assicurazione, il risparmio è notevole, ma è falso e avviene a spese degli altri.
Cosa succede quando una moto elettrica come quelle sfreccia oltre i 50 all’ora su una ciclabile e provoca l’incidente? Di solito scappa e non c’è targa per individuarla. E se anche non scappasse, essendo una bici non è tenuta ad avere assicurazione ed è arduo ottenerne un risarcimento. In apertura (foto corriere.it), la Polizia Locale di Verona esegue controlli su una e-bike fermata: nel capoluogo veneto a novembre sono state sequestrate 25 biciclette irregolari.
Sono pericolose e vanno arginate. Abbiamo raccontato come la Polizia Locale di Seregno e Monza si sia rivolta al Bike Techical Hub di RMS per avere le prime dritte. E poi abbiamo approfondito il discorso con Piero Nigrelli di ANCMA. Il falso danneggia certamente il mercato, che dovrebbe riflettere sul perché si faccia così fatica a comprare una bici legale. Ma ci sono soprattutto i danni agli altri utenti della strada e quelli spesso hanno conseguenze più gravi. Quando c’è di mezzo la vita delle persone, non c’è tanto da scherzare e vivere di astuzie.







