Il valore stack riferito ai pedali è la distanza tra il punto (o piano) di appoggio della tacchetta ancorata alla calzatura, rispetto al perno di rotazione del pedale stesso. E’ un fattore che influisce sulla biomeccanica della pedalata, molto considerato in epoca attuale dove siamo testimoni di una strenua ricerca della performance, atletica e riferita al mezzo meccanico nella sua totalità, ovviamente in ambito bikefitting.
Perché si tende a ridurlo sempre di più? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Colò, ingegnere titolare di Biomeccanica Bodyframe.


Cosa è lo stack del pedale, a cosa fa riferimento questo valore?
Quando si parla di stack del pedale, il riferimento è diretto alla distanza che intercorre tra il piano di appoggio della tacchetta sul pedale e l’asse di rotazione del pedale. Si può anche definire come spessore.
Non include spessore della scarpa e della tacchetta stessa?
Lo stack del pedale è relativo e specifico al componente, anche se c’è una relazione molto stretta. Infatti, per una valutazione complessiva allo stack del pedale andrebbero aggiunti quello della tacchetta e quello della scarpa, ossia gli spessori di entrambi questi oggetti, misurati al di sopra dell’asse di rotazione del pedale. Il nostro corpo percepisce la loro somma. Diciamo pure che serve a poco ridurre lo stack dei pedali, per poi abbinare tacchette e scarpe con spessore elevato.


Perché si tende a ridurre lo stack?
Più sottile è lo spessore totale, più il ciclista può percepire un movimento solidale all’asse di rotazione del pedale. Inoltre, ridurre lo spessore complessivo significa abbassare sella e manubrio. Anche pochi millimetri, sufficienti però ad abbassare il baricentro del corpo, utili a tenere un setting aerodinamico più efficiente.
Pro e contro della riduzione di questo valore?
Considerando un delta di ragionamento ampio, ci sono da sottolineare aspetti positivi, seppur minimi. Significa che l’abbassamento dello stack è una delle tante variabili in gioco. Ci sono situazioni in cui è più conveniente l’aumento dello spessore totale. Ad esempio la sella che raggiunge il limite di abbassamento, accade talvolta con i reggisella integrati, oppure con i reggisella che non si muovono.




Ci sono differenze tra i pedali delle varie categorie?
Le differenze certamente ci sono, raramente un comparto pedale/tacchetta/scarpa ha lo stesso stack totale di un altro abbinamento. E’ giusto ricordare che stiamo parlando di differenze che nel caso maggiore sfiorano il centimetro, in tanti altri casi sono comunque differenze di 2/5 millimetri a parità di disciplina. Diventano importanti per chi fa ciclismo di alto livello, poco significativi per chi fa della bici un uso ricreativo.
Come cambiano le cose tra road e offroad?
Nel mondo road troviamo in commercio modelli di pedali con diversi stack, così come per le tacchette e le scarpe. Se consideriamo anche l’offroad la quantità di modelli aumentano ancora. Per chi vuole essere preciso il modo migliore di valutare caso per caso è quello di misurare il valore complessivo. Posso dire che nel nostro studio abbiamo costruito uno strumento specifico, in modo da offrire quanti più dati possibili, precisi e dettagliati.


Stack ridotti e pedivelle corte, c’è una connessione tra i due fattori?
Non c’è una relazione diretta, sono due parametri differenti. La lunghezza delle pedivelle agisce con uno spettro più ampio sulla dinamica della pedalata e sugli effetti muscolari. Stack differenti sono meno invasivi sull’aspetto biomeccanico e comunque i riscontri fisiologici sono diversi. In entrambi i casi va modificata l’altezza sella rispetto a quella utilizzata in precedenza, ribadendo quello argomentato in precedenza, sarebbe importante valutare i 3 valori di stack nella totalità, scarpa/tacchetta/pedale.







