reggisella telescopicoreggisella telescopico

| 2 Aprile 2026

Telescopico, utile non solo in MTB. Parola all’esperto

Se ne parla sempre più spesso: il reggisella telescopico. Serve? Non serve? E a chi eventualmente? Certamente è un accessorio molto utile ai fini della guida, specie sul tecnico. L’offroad, sia esso gravel o MTB, assume tutt’altro aspetto con un telescopico.

Per entrare meglio nell’argomento, abbiamo posto alcune domande a Emanuele Crisi. Crisi è un ex biker professionista, collabora con alcune aziende ed oggi è un bravissimo meccanico che opera sia in team di Coppa del mondo sia presso un suo laboratorio.

reggisella telescopico, Emanuele CRisi
Emanuele Crisi, ex biker, è oggi un validissimo tecnico-meccanico
reggisella telescopico, Emanuele CRisi
Emanuele Crisi, ex biker, è oggi un validissimo tecnico-meccanico
Emanuele, chiaramente tu hai avuto a che fare con questo strumento, il telescopico. In generale cos’è?

Si tratta banalmente di uno stelo che scorre dentro a un fodero. Poi ci sono varie aziende, diversi tipi di funzionamento: idraulici, ad aria, a molla. Penso che il telescopico sia stata una vera rivoluzione negli ultimi anni, seconda solo all’avvento delle 29″. Da quando si è affacciato, i primi pionieri nel mondo cross country hanno iniziato a montarlo e si è cominciato a guardare un po’ meno al peso e un po’ più alla funzionalità del mezzo e a cosa servisse per migliorarlo. Questo strumento ha un ruolo abbastanza importante perché ti semplifica molto la vita in discesa, soprattutto per le persone alte.

Perché?

Perché sulla bici si abbassa molto il baricentro. Invece di avere un’impostazione improntata in avanti, che già la bicicletta ha di suo in discesa, riesci ad abbassarlo e quindi ad avere molta più stabilità. Oggi si vede come i rider di Coppa del mondo guidino la bici in modo più simile ai downhillers: molto più schiacciati. Riesci a svincolarti meglio dalla bicicletta, cosa estremamente importante. E non da meno ti aiuta anche in salita.

In salita?

Certo, a volte su una salita particolarmente tecnica, soprattutto con quei telescopici che non sono solo on-off, ma modulabili, abbassarlo anche solo di un centimetro e mezzo aiuta moltissimo. Abbassando il baricentro riesci a dare un po’ più di pressione alla ruota posteriore e questo consente di avere meno difficoltà su un tratto tecnico. Insomma, migliora la trazione.

reggisella telescopico
L’avvento di questo reggisella ha radicalmente modificato la guida (foto treadmtb)
reggisella telescopico
L’avvento di questo reggisella ha radicalmente modificato la guida (foto treadmtb)
Hai detto una cosa importantissima: uno pensa al telescopico solo in relazione alla discesa, ma può toglierti d’impaccio anche in altre situazioni…

Esatto. Soprattutto nella vecchia generazione si fa fatica a far capire l’importanza di questo strumento. Si guarda ancora molto al peso, magari a una pedivella più leggera. Ma io dico sempre che se uno deve fare un investimento sulla bici e ha una mountain bike, è meglio spendere 500 euro su un buon telescopico piuttosto che 600 euro su una ruota.

E perché?

Perché il telescopico ti cambia proprio il modo di andare in bicicletta. Può anche ampliare i tuoi orizzonti, i percorsi che affronti. Non che una ruota in carbonio non lo faccia, ma secondo me è un dettaglio più trascurato. Per il mio passato agonistico mi sono pentito di non averlo montato prima: sono stato uno degli ultimi a farlo: devo fare un mea culpa. Guardavo, come tutti, soprattutto al peso. E poi, a dirla tutta, non serve solo in mountain bike.

Ecco Emanuele, spostiamo il discorso: il reggisella telescopico può avere ottime valenze anche nel gravel?

La risposta è sì. Con RDR Italia abbiamo realizzato una gravel estrema, con grande passaggio ruota, gomme da 2.25”, cerchi larghi e inserti per aumentare comfort e capacità di assorbimento, anche grazie a raggi particolari. A quel punto abbiamo scelto il telescopico al posto della forcella: in discesa, su sentieri tecnici, abbassare il baricentro offre più controllo rispetto a pochi centimetri di escursione anteriore. La bici resta molto più gestibile e sicura.

RDR Zingaro 3.0
Il reggisella telescopico della Zingaro 3.0
RDR Zingaro 3.0
Il reggisella telescopico della Zingaro 3.0
E perché?

Perché mi sono immaginato su un sentiero, magari in Alto Adige o in Trentino, su una traccia a mezza costa in mezzo ai boschi, con terreno morbido e qualche radice. In quel contesto preferisco avere un telescopico che, abbassando il baricentro, mi permette di gestire meglio la bici, piuttosto che avere tre centimetri di forcella che, tra sag e utilizzo reale, diventano ancora meno.

E cosa avete montato su quella bici? Che poi è la RDR Zingaro che abbiamo visto ai Craft Bike Days Italia

Abbiamo montato un telescopico DT Swiss a molla. Su una gravel non vai a fare salite estremamente tecniche, quindi va benissimo una soluzione on-off e senza troppa escursione: già 6 centimetri sono più che sufficienti.

La vostra era una gravel adventure, più votata all’offroad, però questa soluzione non stona neanche su una gravel “media”?

Assolutamente no. Dipende dalle esigenze: dovremmo avere 200 bici in garage per coprire tutto… Però non lo escluderei nemmeno su una gravel da gara. Con il Team Basso quest’anno abbiamo intrapreso anche il settore gravel e ci saranno percorsi molto impegnativi in discesa, dove potrebbe valere la pena montarlo. Secondo me può stare bene anche su una bici di alta gamma.

telescopico
Alla fine il reggisella telescopico è è uno strumento molto semplice come si può notare
RS Control System telescopico
Alla fine il reggisella telescopico è è uno strumento molto semplice come si può notare
Perché?

Parliamo di un accessorio che non è massa rotante, quindi l’influenza del peso è meno critica rispetto a ruote o copertoni. Inoltre oggi esistono comandi molto ergonomici. Si può anche pensare di lasciare una guaina interna fissa e montare il telescopico all’occorrenza.

Il comando del telescopico, ovviamente, meglio al manubrio?

Sì, tutti i comandi al manubrio, perché cambia molto il modo di guidare. Pensando a una bici meno estrema, abbinerei il telescopico a un manubrio gravel (o strada) abbastanza largo, che dia una presa sicura. Senza comando al manubrio si rischia di perdere un punto d’appoggio. E poi entra in gioco anche la posizione.

Cioè? Spiegaci meglio Emanuele…

In bici, sia MTB sia gravel, abbiamo un’impostazione molto aggressiva e avanzata, anche se poi non lo è in senso assoluto. In discesa siamo spesso al limite. Pensiamo ai motociclisti da cross: guidano con la schiena più dritta e meno avanzati, per capire… Avere il telescopico consente di abbassare il baricentro e di impugnare meglio la parte bassa del manubrio, con una presa più forte. Questo permette di usare meglio freni e trasmissione, aumentando sicurezza e controllo.

reggisella telescopico comando
Non solo MTB, anche gravel e strada offrono il comando da remoto del telescopico
reggisella telescopico comando
Non solo MTB, anche gravel e strada offrono il comando da remoto del telescopico
Matej Mohoric ci ha vinto una Sanremo in maniera super ed è ovviamente un caso limite, ma secondo te c’è valenza anche su strada?

Per me sì. Stiamo arrivando a un livello sempre più alto, dove la differenza la fa il dettaglio. I professionisti hanno anche limiti di peso: spesso le bici vengono zavorrate per rientrare nei 6,8 kg. Io sfrutterei quello “spazio” per installare un telescopico.

E che tipologia monteresti?

Chiaramente un telescopico molto leggero, con tre centimetri di escursione. Nel tecnico, specie se veloce, cambia la vita. Penso alla discesa del Terminillo: quasi 20 chilometri, a tratti tecnici e veloci. Con la MTB vado alla stessa velocità della bici da strada, ma in modo molto più rilassato proprio grazie al telescopico.

Che poi potrebbe servire anche a chi non fa gare e vuole semplicemente divertirsi, aumentando la sicurezza…

Esatto. Però su strada conta molto anche l’aspetto estetico: un reggisella telescopico è ancora difficile da accettare. Inoltre, con i telai moderni, spesso aero o con tubi particolari, è anche complicato integrarlo. E poi ti deve piacere: perché se non ti piace non è la tua bici.

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