POMARANCE (PI) – Lo descrive come un mondo parallelo, quello delle strade grigie tra la Val d’Elsa e la Val di Cecina, sulle Colline Metallifere dove gli abitanti di questa parte della Toscana si alimentano con l’energia che arriva dal calore del sottosuolo, quello della Geotermia. Abbiamo trascorso una giornata con Paolo Bettini per un ricognizione sui percorsi della GeoGravel Tuscany, il suo evento che quest’anno vedrà la quarta edizione svolgersi il 6-7 giugno (foto in apertura ATCommunication/Miriam Terruzzi).
«Un mondo parallelo perché – spiega – durante il lockdown, noi ciclisti avevamo la fortuna di essere gli unici a poter andare fuori dal confine comunale di residenza. Io non amavo troppo farmi vedere sull’asfalto e ho iniziato a pedalare il mio territorio ma guardandolo da un aspetto nuovo, dai boschi, dalle strade grigie. E mi sono reso conto che, oltre al mondo fatto di asfalto dove mi allenavo e dove ho costruito tutta la mia carriera (ricordiamo l’oro olimpico ad Atene 2004, due mondiali su strada oltre a Sanremo, due Liegi e Lombardia, ndr), c’era ancora più sterrato, ancora più strade grigie, parchi… La GeoGravel Tuscany è nata così».






Libbiano, prima strada grigia
L’appuntamento è al “piazzone” di Pomarance, il vecchio campo sportivo che ha mantenuto le gradinate da 2.000 posti e che sarà la location di partenza e arrivo per l’evento di giugno, il quale si snoderà su quattro percorsi: l’ultra di 230 chilometri e circa 4.000 metri di dislivello, il lungo di 126 chilometri, il medio di circa 70 ed il corto di 40.
Dopo un caffè in cui campeggia alla parete una delle sue maglie autografata e dopo avergli chiesto un commento sulla volata dell’ultima Milano-Sanremo tra Pogacar e Pidcock, lasciamo Pomarance per dare i primi colpi di pedale verso Libbiano («Il paese dei gatti», sottolinea Bettini), un borgo che si conquista dopo 5 chilometri di una salita severa, comune a tutti i percorsi. Il cinquecentesco campanile della Chiesa di San Giovanni Battista di Pomarance svetta sul poggio alle nostre spalle, a qualche chilometro in linea d’aria. Siamo ancora su asfalto ma proprio qui a Libbiano inizia il primo tratto di sterrato.
«Però vorrei far passare la traccia nella piazzetta del borgo perché voglio organizzarci non un vero e proprio ristoro, ma una pausa caffè… Come la possiamo chiamare? “Caffè al volo” va bene?».






Bettini tracciatore
A vederlo gestire nei dettagli i vari aspetti che circondano la gestione di una manifestazione del genere, capiamo che la passione della bici per lui non solo non accenna a diminuire ma, anzi, lo coinvolge sempre in più in vari ambiti. E allora siamo curiosi di sapere com’è il Paolo Bettini tracciatore…
Ci risponde mentre pedaliamo affiancati in uno sterrato di una decina di chilometri all’interno della Riserva di Monterufoli. «Tracciare mi piace, utilizzo le solite app. Però devi sapere che, quando l’anno scorso ho fatto quella bellissima esperienza di qualche giorno con Lorenzo Jovanotti, mi avevano delegato al ruolo di tracciatore, cioè a navigatore. E puntualmente ci si perdeva – scherza – tant’è vero che mi hanno ribattezzato “il peggior ranger”». Qui però potete stare sicuri: Bettini conosce ogni singolo metro.
«Qualche anno fa stavo per partecipare alla Parigi-Dakar – racconta – e mi è venuta un’idea per il futuro: dare ai partecipanti della GeoGravel non una traccia, ma un roadbook con le indicazioni di svolta, sarebbe una specie di orienteering-gravel. Ci studierò sù». Gli facciamo notare che i partecipanti del posto sarebbero avvantaggiati…«Tanto le strade dove li porterei le conosciamo io e altre due-tre persone…», taglia corto.






Il calore della Geotermia
I chilometri passano e non possiamo non notare come il paesaggio sia punteggiato da molte colonne di vapore che esce dalle torri di raffreddamento delle centrali geotermiche. La storia inizia dal 1904, con la centrale “Valle Secolo” di Larderello, la più grande in Europa di questo tipo. La Toscana ne ha altre 33 per una potenza complessiva di 915 megawatt che contribuiscono al 35 per cento del fabbisogno regionale
«Vedi questi tubi? Sono per il teleriscaldamento. Se si volesse – Bettini ci indica al volo il ciglio della strada a ridosso di un’abitazione – si potrebbero riscaldare le case fino al mare, tanto è minima la dispersione termica. Questo territorio è chiamato “il cuore caldo della Toscana”. Qui sotto il terreno bolle, ci sono sacche di vapore che vengono sfruttate con le perforazioni: il vapore esce ad alta pressione dal sottosuolo, viene portato in turbine e alternatori e produce corrente: più pulita di così…».






Le gomme? Meglio da 38
Tra due settimane, il 12 aprile, si terrà la Green Fondo Paolo Bettini, per stradisti (ed il 25-26 aprile si potrà pedalare con lui in Grecia, alla Megalopolis), mentre la GeoGravel è aperta anche a MTB e ad e-bike e si svolgerà su strade sterrate ampie. Niente single track o passaggi tecnici.
«Però nulla a che vedere con gli sterrati del Chianti – puntualizza – che, come anche i professionisti ci insegnano, si possono fare anche con le bici da corsa. Qui è gravel vero. Consiglio gomme larghe almeno 38 millimetri per stare comodi, alcuni l’hanno fatta con gomme da 34, un po’ al limite secondo me. Si pedalerà in mezzo a boschi, quindi venite organizzati, un po’ tacchettati. A giugno dovremmo trovare un terreno duro, non fangoso, almeno ce lo auguriamo».
I percorsi sono per lo più definiti ma, come ricorda Bettini, in questo tipo di eventi bisogna fare ricognizioni continue, soprattutto a ridosso dell’evento per scongiurare impedimenti dell’ultimo minuto. Il percorso ultra, di 230 chilometri, compie un primo anello di 100 chilometri che si spinge fino alla Valdera, al Teatro del Silenzio, caro ad Andrea Bocelli, a Volterra con la sua splendida Piazza dei Priori. Poi rientra al piazzone di Pomarance e prosegue sugli stessi 130 chilometri del lungo, verso Sasso Pisano.
«L’ultra è per i più… temerari e consiglio di farlo in un giorno e mezzo. Ci sono quelli che rientrati a Pomarance decidono di riposare un po’ godendosi la festa e la musica che mettiamo al villaggio. E poi ci sono quelli che fanno il “dritto”: cioè non si fermano mai, neanche di notte. L’anno scorso – ricorda davanti ad un caffè a Serrazzano, prima di ritornare alla base – qualcuno di loro è partito al sabato ed è rientrato all’alba della domenica, proprio prima che partissero gli altri tre percorsi…».







