| 2 Aprile 2025

La bicicletta: libertà, cultura e passione. Il racconto di Mattia Haring

Quando abbiamo presentato il progetto di Luino legato alle scuole e alla sensibilizzazione verso l’utilizzo della bicicletta, dal quale sono emersi poi alcuni dei motivi che condizionano i ragazzi a non adoperare questo mezzo per i vari spostamenti, ci siamo imbattuti nel nome di Mattias Haring. L’unico studente che per andare a scuola pedala, tutti i giorni, qualsiasi siano le condizioni meteo. Abbiamo chiesto di parlare con lui quindi, affinché la sua esperienza possa essere un fattore e che vada a incidere anche sulla vita dei suoi compagni di scuola e coetanei. 

«Sicuramente questa cosa arriva in parte dalla nostra cultura – racconta Mattia Haring – mio padre e mia madre sono entrambi olandesi. Uno è nato in una cittadina a sud, mia madre invece ad Amsterdam. Sono poi venuto a vivere a Colmegna. Tant’è che intorno ai 6-7 anni, abbiamo fatto il nostro primo grande giro in bici intorno al Lago Maggiore. Più avanti abbiamo fatto anche un viaggio in Olanda in bici, siamo partiti da casa e abbiamo fatto tre settimane di viaggio. Da sempre la bici è stata presente nella nostra quotidianità».

Mattia Haring insieme al fratello Dario, la bici è stata una fedele compagna di viaggio fin dall’infanzia
Mattia Haring insieme al fratello Dario, la bici è stata una fedele compagna di viaggio fin dall’infanzia

L’indipendenza

Per un ragazzo la bicicletta rappresenta il primo mezzo attraverso il quale si raggiunge l’indipendenza e l’autonomia. Si tratta di un approccio iniziale al mondo che ci circonda, e come tale non è da sottovalutare. 

«Appena ho avuto l’età per andare a scuola da solo – continua Mattia – ovvero alle medie, i miei genitori hanno pensato di farci muovere in bici. Parlo al plurale perché insieme a me c’era mio fratello Dario che ha un anno in meno. E’ una tradizione che è rimasta con gli anni, fino ad adesso che mi affaccio alla maturità. Si tratta dell’ultimo anno in cui andrò in bici a scuola e devo ammettere che un po’ mi mancherà».

Qui Mattia e Dario insieme a papà Auke e mamma Saskia sul San Bernardino
Qui Mattia e Dario insieme a papà Auke e mamma Saskia sul San Bernardino
Andando spesso in Olanda hai avuto modo di vedere come si inserisce la bici all’interno di una cultura come quella dei Paesi del nord?

Assolutamente sì. Ogni volta che andiamo capisco che è un mondo a sé dal quale sono sempre rimasto affascinato. Tanto che il prossimo anno, quando inizierò l’università, vorrei andare a studiare proprio in Olanda. I miei genitori mi hanno aiutato a scoprire la cultura olandese ma ho anche avuto modo di scoprirla entrandoci spesso in contatto. 

Qual è la cosa che ti ha affascinato del muoverti in bici?

La libertà. Non solo nel senso di indipendenza, perché usando la bici è sempre stato il mezzo per spostarmi, ancora prima di avere la patente. Devo ammettere che pedalare ha un suo fascino, mi piace andare in bici perché significa vivere il paesaggio. Poi viviamo a Luino, sul lago Maggiore e circondati dalle montagne. Il contorno aiuta parecchio a godere della bici. Pure la fatica, a volte, diventa quasi un piacere.

Ecco la famiglia al completo dopo il viaggio in bici da casa fino all’Olanda, 20 giorni e 1.200 chilometri
Ecco la famiglia al completo dopo il viaggio in bici da casa fino all’Olanda, 20 giorni e 1.200 chilometri
Sei sempre stato l’unico degli studenti ad andare a scuola in bici?

Siamo sempre stati pochi. Mi piacerebbe ispirare, se così si può dire, qualche mio compagno a venire a scuola in bici.  Perché secondo me è un po’ sottovalutato come modo di muoversi. Non vorrei convincere, la scelta è libera, però mi piacerebbe stimolare a usare la bici come mezzo di trasporto. 

Avere qualche pista ciclabile in più aiuterebbe…

E’ stata la preoccupazione maggiore mia e dei miei genitori quando ho iniziato ad andare a scuola in bici. Penso sia anche la grande motivazione che spinge molti a non utilizzarla. Così come sono pochi gli studenti che qui a Luino vengono a scuola a piedi. La strada per arrivare al liceo è parecchio pericolosa, quindi posso capire che per tanti sia un deterrente. Capisco anche che non sia semplice costruire delle piste ciclabili in territori come il nostro, tra il lago e le montagne non sempre c’è la possibilità concreta per farlo. Però sono fiducioso. 

I tuoi compagni come hanno visto questa tua abitudine di muoverti spesso in bici?

Alle medie non era qualcosa di strano. Mi vedevano passare in bici, mi salutavano. Per loro ero il “ragazzo che va in bici”. Poi al liceo, saranno i pregiudizi dell’adolescenza, ma i primi anni l’idea di essere l’unico “sfigato” ad andare a scuola in bici e passare davanti tutti gli studenti non era facilissimo mentalmente, poi lo facevo comunque. Posso immaginare che sia stata una visione un po’ particolare, diversa per tutti gli altri. Poi io l’ho vissuta bene, i miei compagni di classe sono sempre stati curiosi. 

Mattia Haring ora usa la bicicletta tutti i giorni per andare a scuola, grazie all’avvento delle e-bike il trasporto è diventato ancora più semplice e veloce
Mattia Haring ora usa la bicicletta tutti i giorni per andare a scuola, grazie all’avvento delle e-bike il trasporto è diventato ancora più semplice e veloce
Cosa ti chiedevano?

Quanto ci mettevo, il perché. C’era chi pensava lo facessi per l’ambiente o perché le macchine sono “cattive”. Nessuna di queste motivazioni è quella che mi ha spinto, dicevo loro che l’ho sempre avuta come abitudine. Spero dopo tutti questi anni di avere dimostrato che è fattibile e anche piacevole. 

Sei sempre riuscito ad unire questo tuo modo di muoverti con la socialità di un adolescente?

Sono sempre andato ovunque in bicicletta. Quando ero più piccolo, per motivi di sicurezza, è capitato che i miei genitori mi accompagnassero in macchina. Tuttavia, diventando più grande e indipendente ho sempre fatto tutto pedalando. Una grande mano me l’hanno data anche gli amici, che nel momento di incontrarsi o decidere cosa fare, hanno sempre tenuto conto del mio modo di spostarmi.

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