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| 4 Gennaio 2026

Come essere più sicuri in strada? I consigli di Zerosbatti

Non è mai abbastanza parlare di sicurezza stradale in bicicletta. Sia in ambito urbano che extraurbano, sia per chi si dedica alla bici per allenarsi che per chi la usa per andare a scuola o al lavoro. Per questo abbiamo contattato l’avvocato Federico Balconi, fondatore dell’associazione Zerosbatti nel 2017, per darci un quadro della situazione ma soprattutto per avere qualche consiglio concreto su come stare in strada e ridurre, per quanto possibile, il rischio di incidente.

«Chi ha un incidente può chiamare il call center di Zerosbatti sempre attivo – spiega l’avvocato Balconi – da cui forniamo subito le prime indicazioni fondamentali su cosa fare, perché le scelte iniziali sono decisive per la gestione della pratica. Ad oggi abbiamo seguito circa 1.800 sinistri, con un tasso di successo intorno al 90 per cento».

Federico Balconi, presidente e fondatore nel 2017 dell’associazione Zerosbatti
Federico Balconi, presidente e fondatore nel 2017 dell’associazione Zerosbatti
Dall’analisi di tutti questi casi, quali sono le principali criticità che emergono nei sinistri che coinvolgono i ciclisti?

La causa principale degli incidenti resta il sorpasso ravvicinato. Nonostante la norma sul metro e mezzo sia diventata legge, nella pratica viene raramente rispettata. Spesso l’automobilista sostiene che le condizioni della strada non consentivano un sorpasso più ampio senza oltrepassare la linea di mezzeria, e questo rende il ciclista estremamente vulnerabile. I casi più gravi, anche mortali, riguardano spesso ciclisti solitari, quindi meno visibili, proprio perché l’automobilista si sente più incentivato a “forzare” il sorpasso.

Il tema della visibilità è centrale anche nel dibattito sulla fila per due che, ricordiamo, in Italia non è consentita fuori dai centri abitati (con un’eccezione). E’ davvero più sicura?

Assolutamente sì. Stiamo preparando un articolo su questo tema che confronta vari Paesi europei: la maggior parte di essi consente la fila per due. Infatti è stato dimostrato che la fila per due aumenta la visibilità del gruppo e rende il sorpasso più rapido e sicuro. Dieci ciclisti affiancati occupano lo spazio di un veicolo, l’automobilista li vede prima, rallenta e supera in modo più corretto. Superare dieci ciclisti in fila indiana, invece, richiede più tempo e aumenta il rischio di rientri pericolosi, specie se l’automobilista in fase di sorpasso vede arrivare un’altra auto in senso contrario: anche questo è un caso che abbiamo riscontrato spesso.

Tanti Comuni si sono dotati di cartello come questo, ma pochi automobilisti rispettano il metro e mezzo in fase di sorpasso
Tanti Comuni si sono dotati di cartello come questo, ma pochi automobilisti rispettano il metro e mezzo in fase di sorpasso
Per chi pedala da solo, soprattutto fuori città, ci sono due scuole di pensiero: meglio stare più a destra possibile o stare al centro della semi-carreggiata?

Non bisogna stare né sul ciglio né troppo al centro. Sul bordo si perde quello spazio vitale che può fare la differenza, mentre stare troppo al centro può essere rischioso, ad esempio dopo una curva cieca. Un consiglio che mi sento di dare è quello di usare il radar posteriore, che segnala l’arrivo dei veicoli. 

Cosa dà in più il radar rispetto al proprio orecchio?

Due anni fa non ce l’avevo nelle mie uscite e quando ho iniziato ad usarlo ero anche infastidito dai continui “pallini” sul display. Poi mi sono abituato e non posso farne a meno: ti fa capire se ci sono più macchine, la loro velocità e, in definitiva, mette il ciclista in stato di pre-allerta. Certo, non è una bella vita, ma se uno vuole tornare a casa sano e salvo…

Radar più luce posteriore. Non si azzera il rischio ma è un valido alleato per tutelarsi
Radar più luce posteriore. Non si azzera il rischio ma è un valido alleato per tutelarsi
Quando si pedala in un gruppo numeroso, conviene spezzarsi in sottogruppi per agevolare il sorpasso degli automobilisti?

Sì, gruppi troppo grandi diventano ingestibili e difficili da superare, creando tensioni e situazioni pericolose. E’ vero che ci sono sempre più ride o ritrovi. Però, se non sono scortati, andare in gruppi di dieci persone al massimo è una scelta di rispetto verso tutti gli utenti della strada. Anche i professionisti in allenamento non escono mai in più di dieci.

Si vedono sempre più stradisti anche con la luce anteriore bianca, a volte lampeggiante…

A parte che per il Codice è obbligatoria anche di giorno, penso che tutto ciò che ci rende visibili è ben accetto. Io ce l’ho anche perché molti incidenti avvengono frontalmente e, purtroppo, sono i peggiori. Ma la luce frontale è utile anche in caso delle manovre di svolta delle auto, altra casistica frequente negli incidenti.

Ciclisti, auto, sorpasso, sicurezza stradale
In un’uscita di gruppo su strada può essere opportuno distanziarsi per agevolare il sorpasso dell’automobilista
Ciclisti, auto, sorpasso, sicurezza stradale
In un’uscita di gruppo su strada può essere opportuno distanziarsi per agevolare il sorpasso dell’automobilista
In ambito urbano, invece, quali sono le principali accortezze?

In città il ciclista deve pensare prima di tutto a tornare a casa sano e salvo. Le infrastrutture spesso sono carenti e il traffico è aggressivo. Qui il problema non è il comportamento del ciclista (che comunque deve rispettare il Codice della Strada), ma quello degli automobilisti e la mancanza di politiche che favoriscano davvero la mobilità dolce. La velocità delle auto in città è spesso incompatibile con la sicurezza.

Molto spesso però capita di vedere che i gruppi di cicloamatori non usano le piste ciclabili all’inizio o al termine dei loro tour. E’ pur vero che non sempre sono ben costruite, però sono una protezione in più…

Qui a Milano col nostro gruppo abbiamo adottato una regola: siccome nelle nostre uscite partiamo lungo un naviglio, abbiamo deciso che i primi chilometri li facciamo sulla ciclabile, in modo che fungano anche da riscaldamento. Ed in più al ritorno le ciclabili sono utili perché consentono il defaticamento, proteggendo il ciclista che magari è particolarmente stanco e meno lucido.

Al netto di loro limiti progettuali, in città le piste ciclabili sono per lo più usate dai commuters. Anche gli amatori dovrebbero approfittarne
Al netto di loro limiti progettuali, in città le piste ciclabili sono per lo più usate dai commuters. Anche gli amatori dovrebbero approfittarne
Un ultimo tema, molto discusso: casco obbligatorio, sì o no?

Il casco dovrebbe essere una scelta automatica, anche in ambito urbano, dove le cadute comportano 9 volte su 10 traumi alla testa. Renderlo obbligatorio, però, è complesso da applicare perché le bici non hanno targa e quindi il ciclista dovrebbe essere identificato sul momento. Servirebbe una campagna di sensibilizzazione e mediatica che ne incentivi l’uso. Ad esempio, da questa stagione invernale è diventato obbligatorio indossare il casco sulle piste di sci. Ma moltissimi lo indossavano anche prima. Inoltre, a proposito di sci, vorrei ricordare un’altra cosa…

Prego…

Il ciclismo è uno sport che spesso si pratica senza formazione. Non è come lo sci, appunto, che si impara con un maestro accanto. Per cui il consiglio è andare per gradi, uscire con persone esperte e imparare sul campo: gestualità, segnali (foto in apertura), lettura della strada. L’esperienza è fondamentale. Il principio che suggeriamo sempre è “usare il doppio check”: non fidarsi mai completamente, controllare una volta in più, in prossimità di un incrocio, di una rotonda… Anche se si ha ragione, l’obiettivo resta uno solo: tornare a casa.

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