MANDURIA – Ieri avevamo concluso il nostro viaggio sulla Ciclonica, la Ciclovia del Salento Ionico, a Galatina. Oggi ci siamo risvegliati ad Ugento in una corte dell’Ottocento dove un tempo le famiglie vivevano ognuna negli stanzoni, come testimonia la presenza dei camini in ogni camera.
Il programma odierno prevede l’avvicinamento al mare per andare alla scoperta dei Parchi Naturali dell’area ionica. Il sole del Sud ci abbraccia con gli ultimi caldi raggi dell’anno (troveremo qualche temerario a fare il bagno) ed il nostro plotoncino guidato da Salento Bici Tour è pronto per dare i primi colpi di pedale.
I 47 nidi di tartaruga
La strada verso lo Ionio attraversa le campagne punteggiate dalle pajare, le antiche abitazioni rurali costruite con la tecnica del muro a secco. C’è persino qualche collina che ci fa scendere da Gemini verso il mare e percorriamo anche strade sterrate. Una di esse ci porta al centro visite del Parco Naturale Regionale di Ugento, dove troviamo Antonio Nuzzo dell’Associazione Amanti della Natura che gestisce la struttura. Si tratta di un immobile confiscato alla criminalità organizzata che ora è a disposizione di quest’area di 1.600 ettari.
«Dopo la bonifica durante l’epoca fascista – spiega – le zone prima paludose hanno visto arrivare gli insediamenti umani. E col tempo anche una cementificazione maldestra. Anche le auto parcheggiate a ridosso delle dune le hanno rovinate limitando la loro funzione di ecosistema e di salvaguardia dall’erosione marina. Noi, con il Parco, cerchiamo di riequilibrare l’habitat naturale. Una delle maggiori sorprese degli ultimi anni sono stati i 47 nidi della tartaruga Caretta caretta lungo il litorale, con la conseguente campagna di sensibilizzazione verso sia i turisti che gli abitanti locali».
Il vento e il mare
Riprendiamo il nostro viaggio in sella e finalmente, a Marina di Alliste, iniziamo a pedalare accanto al mare. Ci teniamo lo Ionio alla sinistra risalendo verso nord e la brezza che fendiamo con la bici ci fa venire subito alla mente il detto “Salento: lu sule, lu mare, lu ientu” che caratterizza questa penisola pugliese. Arriviamo in un’altra area protetta, quella del Parco naturale regionale “Isola di S.Andrea e litorale di Punta Pizzo” che si estende ad una manciata di chilometri a sud di Gallipoli.
Qui, un esponente del locale circolo di Legambiente ci spiega come grazie al loro operato è stato sventato un tentativo di cementificazione pari a 200 campi di calcio, con campi di golf e strutture residenziali. Ora invece ci siamo noi ad ammirare l’orizzonte dalla celebre spiaggia di Punta Suina, scelta dal regista Ferzan Özpetek per una delle sue scene del film “Mine Vaganti”.
La Via dei Tramonti
Percorrendo i tratti ciclabili che si alternano lungo la costa non mancano testimonianze storiche, come le Quattro Colonne di Santa Maria al Bagno, ovvero quattro torri che sono resistite al castello collassato nel terremoto del 1743. Oppure le cosiddette “ville eclettiche” della vicina località Le Cenate, che tra l’altro si conquistano con un piccolo dislivello in salita da coprire sempre al passo lento del cicloturista.
Una volta saliti conviene non ritornare al livello del mare ed anzi raggiungere il belvedere di Porto Selvaggio, dove si può ammirare un tramonto profondo. Tanto che Roberto, una delle nostre guide, vuole rimarcare la cosa: «Ora capite perché questa parte della Ciclovia è anche detta la Via dei Tramonti?».
Il nostro girovagare in Salento non poteva non portarci in una delle tante masserie. Visitiamo la Masseria Brusca che prende il nome dalla spazzola usata per strigliare i cavalli. Qui degustiamo un aperitivo a base di formaggi e vino prodotti all’interno di questo complesso che risale addirittura al XVI secolo. Le masserie erano infatti il fulcro economico della vita contadina e nei momenti di maggiore lavoro divenivano dei veri e propri villaggi capaci di ospitare centinaia di persone.
Le cose da vedere durante il nostro tour sono molte, ma il proprietario della masseria ci ingiunge di non avere fretta e ci spiega ogni minimo dettaglio del giardino all’italiana interno alla struttura.
Battisti e la pista sospesa
Continuiamo la risalita verso nord, attraverso l’anello principale della Ciclonica, seguendo il percorso integrale di 300 km ideato da Vivilitalia. Ricordiamo, però, che oltre ad esso sono stati studiati altri anelli adiacenti di lunghezza compresa tra i 50 ed i 70 km, ottimi per comporre a piacimento la propria ciclovacanza salentina.
A Torre Squillace, proprio di fronte al mare, campeggia una statua di Lucio Battisti. Come mai? Mogol, il suo celeberrimo paroliere, negli anni Settanta soggiornava qui e lo stesso Battisti frequentava il posto. La leggenda vuole che furono proprio le bellezze di questo litorale ad ispirare l’immortale “Acqua azzurra, acqua chiara”.
Dal Comune di Nardò (graziosa cittadina, nonché ente capofila del progetto che ha fatto nascere la Ciclonica) si entra in quello di Porto Cesareo attraverso la Penisola della Strea. Qui l’omonima pista ciclopedonale inaugurata quest’estate ci fa planare sospesi sopra l’ambiente naturale. E’ realizzata in legno dall’Area Marina Protetta di Porto Cesareo e si protrae per oltre un chilometro verso il paese. A volte occorre tornare sulla litoranea e pedalare in fila indiana, ma la sfida lanciata dalla Green Community dei 10 Comuni salentini che hanno creduto nella Ciclovia promette di adoperarsi per migliorare la fruibilità in bici della zona.
La stazione di Manduria
Superate le torri costiere di Porto Cesareo si prosegue in direzione nord-ovest. Dopo Punta Prosciutto muliniamo le nostre gambe fino a Torre Colimena. Poco dopo è d’obbligo una sosta presso la Salina dei Monaci, appena alle spalle di un mare tanto azzurro quanto libero dalla folla estiva. Essa fa parte di una Riserva naturale poiché nell’ampia laguna al di qua delle dune trovano pace delle splendide colonie di fenicotteri rosa durante le loro migrazioni.
Il nostro viaggio si conclude a Manduria, nella piccola stazione ferroviaria. Non è un caso perché qui, al primo piano del complesso, è nato il progetto House Sud E.S.T. che offre pernottamento e servizi ai cicloturisti che arrivano lì. Anzi, si tratta di una vera “casa per viaggiatori”, accogliente e confortevole, arredata con tecniche di riuso e riciclo creativo. Inoltre ha fatto anche fiorire progetti di aiuto per migranti e donne vittime di violenza, oltre a progetti partecipativi con le scuole di Manduria e di rigenerazione urbana. Ci salutano con un uno dei tanti banchetti che il Salento ha preparato per noi.
Se dovessimo trovare una chiosa a questa due giorni, per farvi capire il calore delle persone di questa terra, ruberemmo proprio la citazione di Paulo Coelho che i ragazzi di House Sud E.S.T. hanno fatto propria: “Le persone giungono sempre al momento giusto nei luoghi in cui sono attese”.