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| 5 Gennaio 2026

Fuga dall’inverno. Il piccolo mondo a parte del Cilento ci aspetta

Mai come in questi giorni c’è voglia di sole. Non diciamo caldo, ma con il maltempo che imperversa su quasi tutta l’Italia viene voglia di fuggire via con la propria bici verso luoghi sicuramente più miti. La nostra rubrica Fuga dall’inverno oggi fa tappa nel Cilento, fazzoletto di una regione storica che si estende dal Golfo di Salerno fino al Golfo di Policastro, dando vita di fatto al Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.

E’ qui che scorci magnifici tra il blu del mare e il verde della costa si accendono anche sotto il sole di gennaio. Nell’entroterra le cose cambiano e, quando ci si muove verso le montagne, fa certamente più fresco e muta anche la vegetazione. Nulla però a che vedere con il Nord e, comunque, una volta partiti, anche se l’aria dovesse farsi un po’ più frizzantina (non di molto), non è certo la fine del mondo (in apertura foto Damiano Carnemolla).

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Da Marina di Pisciotta si parte per i nostri giri. Il porticciolo? Una vera chicca (foto D. Carnemolla)
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Da Marina di Pisciotta si parte per i nostri giri. Il porticciolo? Una vera chicca (foto D. Carnemolla)

Una regione storica

Ma scopriamo prima questa terra. Il Cilento, dicevamo, si trova in Campania, nella parte meridionale della provincia di Salerno, estendendosi dalla costa tirrenica fino all’entroterra appenninico e includendo il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Storicamente era parte della Lucania occidentale.

Comprende circa 100 chilometri di costa frastagliata e montagne che arrivano fino ai 1.900 metri del Monte Cervati. C’è dunque un’immensa varietà di paesaggi. In tutto ciò, tradizioni e storia sono fortissime. Pensiamo agli scavi archeologici e ai templi di Paestum, ai moltissimi dialetti ancora oggi parlati nei tanti paesini. Il Cilento è davvero un piccolo mondo a parte e la bici, come spesso capita, è il modo migliore per coglierlo, viverlo e scoprirlo.

Negli ultimi anni, inoltre, ci sono stati due elementi che lo hanno reso ancora più celebre. Uno è il film Benvenuti al Sud, con Claudio Bisio, che racconta di un dirigente “costretto” a trasferirsi dal Nord al Sud, salvo poi innamorarsene. Il detto «Quando vieni al Sud piangi due volte, quando arrivi e quando te ne vai» è verissimo. Set del film è il borgo di Castellabate, dal fascino quasi surreale, fatto di case in pietra e di un’ampia terrazza affacciata sul Tirreno.

L’altro elemento di spicco è senza dubbio la Via Silente, tracciato cicloturistico ad anello che si sviluppa interamente all’interno di questa regione storica e del Parco del Cilento. La Via Silente misura circa 600 chilometri e tocca anche le alture dei monti Cervati e Gelbison. Ma questo è un capitolo a parte, che potrete trovare approfondito proprio qui su bici.STYLE.

Il Cilento d’inverno

Noi siamo alla ricerca di clima mite e sole e abbiamo quindi optato per giri che non si allontanino troppo dalla costa, dove il clima è certamente più favorevole. Anche nelle giornate più fredde di gennaio, al sole è difficile scendere sotto i 13-14 gradi, mentre spesso se ne trovano anche 3-4 in più.

Proprio perché abbiamo deciso di restare vicini alla costa, l’anello pensato e suggerito da chi frequenta questi luoghi in ogni periodo dell’anno ha come base la zona fra Rodio e Pisciotta, in pratica il cuore del Cilento.

Con un tour di circa 40 chilometri (qui la traccia), che parte e arriva da Rodio, si riesce a cogliere il DNA di questa terra, i suoi sapori e i suoi odori. Si pedala fra uliveti e macchia mediterranea, incontrando anche qualche bufala, da cui proviene un altro gioiello tipico del Cilento: la mozzarella. Ma soprattutto si inanellano borghi.

Rodio Pisciotta è un piccolo paese che conta circa 300 abitanti. Ha origini antichissime, ma è nel Medioevo che trova maggiore risalto grazie ai Cavalieri di Malta, ordine religioso e cavalleresco che ne annotava la proprietà a partire dal XIII secolo. Che Rodio appartenesse ai Cavalieri di Malta lo sappiamo grazie a un manoscritto del 1660, nel quale sono presenti due acquerelli che raffigurano i borghi cilentani. Nel disegno di Rodio si nota come il paese sia cambiato pochissimo: sono ben visibili la torre del Palazzo Landulfo, il campanile della chiesa e alcune cappelle, alcune delle quali ancora in piedi.

Altra perla dell’anello è Pisciotta, sia il borgo alto sia la sua marina. Il borgo, che si trova a circa 200 metri di quota, è una terrazza naturale sul Cilento ed è noto da qualche anno per tre murales firmati dall’artista argentina Milu Correch. La marina, invece, sembra il set naturale di un film: il porticciolo, i colori vivaci, le spiagge. Prendersi un caffè da queste parti non ha prezzo, specie d’inverno, se baciati dal sole.

Quante possibilità

Il Cilento consente, grazie alla sua conformazione morfologica, di creare molti piccoli anelli senza allontanarsi troppo dalla base. Per i più avventurosi ci sono le rampe del Gelbison e del Cervati. Tra l’altro, il Gelbison lo avevamo incontrato anche nella nostra raccolta delle 20 salite più alte di ogni Regione italiana.

Un giro non troppo duro ma certamente affascinante si sviluppa invece lungo la costa, da Rodio o Pisciotta – a seconda di dove si soggiorna – fino al faro di Palinuro e ritorno. Sono circa 60 chilometri con quasi 800 metri di dislivello. La costa non è bassa e qualche saliscendi non manca, ma nulla di proibitivo. Anzi, le brevi scalate regalano panorami unici. La bici migliore è forse la quella da strada. Anche se ci sono sentieri da urlo specifici per la mountain bike. Con la gravel, come spesso capita, non si sbaglia mai!

Altra curiosità, se viaggiate con chi non pedala, è la ricchezza dei cammini da fare a piedi o, per i più temerari, anche in MTB. Solo a Rodio ce ne sono almeno due: il sentiero dei Cavalieri di Malta e il sentiero del Castelluccio. Il primo unisce, lungo un’antica via, Rodio a San Mauro la Bruca. Il secondo conduce verso Pisciotta e Caprioli. I due sentieri sono anche collegati tra loro.

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Le alici di alici di menaica, sono un prodotto pregiato. Sono famose per la loro carne chiara e delicata (foto e-Campania)
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Le alici di alici di menaica, sono un prodotto pregiato. Sono famose per la loro carne chiara e delicata (foto e-Campania)

Accoglienza e sapori al top

Partiamo dai sapori, tema sempre molto caro ai cicloturisti. Bisogna sapere che il Cilento è considerato la culla della dieta mediterranea, basata su ingredienti poveri, stagionali e di altissima qualità. I piatti tipici riflettono un legame profondo tra terra e mare, una sintesi quasi perfetta.

La cucina spazia dalle gustose mozzarelle di bufala ai cavatelli, tipica pasta corta spesso accompagnata da sugo di pomodoro fresco e cacioricotta caprino. Dalle lagane e ceci, strisce di pasta larga e spessa preparate con acqua e farina e servite con i rinomati ceci di Cicerale, alle alici di Menaica, pescate con un’antica tecnica greca a Marina di Pisciotta e consumate fresche o sotto sale. Sia le alici sia i ceci sono Presìdi Slow Food.

E per dormire? Qui l’accoglienza è sacra, e il film Benvenuti al Sud lo sottolinea bene. Ci sono hotel lungo tutta la costa, che d’estate è una meta turistica importante, mentre in questo periodo è più facile trovare aperti i B&B. Proprio a Rodio ce ne sono diversi (uno dei più curati è Casa di Bello) e c’è anche un’osteria che accoglie i ciclisti con piatti tipici della tradizione cilentana. In particolare, c’è un bar, il Kap Tost Pub, che su prenotazione cucina pietanze davvero memorabili.

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