Non capita spesso che un evento amatoriale su due ruote raggiunga il sold out a un mese dalla sua effettuazione. Figuriamoci se si tratta di un evento gravel, non competitivo, che è appena alla sua terza edizione. Ma d’altronde gli ingredienti (e non usiamo il termine a caso…) che propone Ostricando per il prossimo 25 ottobre non sono certamente comuni. Parliamo di un raduno cicloturistico nel cuore della Riserva di Biosfera Mab Unesco del Delta del Po, con epicentro il mercato ittico di Pila di Porto Tolle (Rovigo).


Un’idea del 2024 per promuovere il territorio
Un successo travolgente, tale da solleticare l’interesse anche di chi non s’interessa abitualmente delle manifestazioni cicloturistiche, soprattutto per la sua crescita esponenziale che ne fa un fenomeno di costume. A raccontare il suo “dietro le quinte” è Fabio D’Imperio, titolare del negozio Bottega Bike da cui tutto è iniziato.
«E’ stata un’idea di Bottega Bike condivisa con il consorzio turistico Deltapoolservice nella persona di Fabio Biolcati e Sebastiano Bruschi. Noi tre abbiamo iniziato a pensare a come portare gente in bici nel territorio del Delta del Po, ma qui va fatta una specifica: quando si parla di Delta del Po, viene sempre identificata come Comacchio, ma non è proprio così. Il Delta del Po ce l’abbiamo noi e volevamo capire se era possibile far conoscere il nostro territorio attraverso questi eventi gravel. La prima edizione non si chiamava Ostricando, ma Veneto Delta Po Gravel e abbiamo fatto circa 250 iscritti.


Gravel e… ostriche, abbinamento perfetto
«Abbiamo inaugurato il titolo “Ostricando” ad ottobre dell’anno scorso, perché abbiamo pensato di unire le eccellenze enogastronomiche del nostro territorio alla pedalata. Noi qui abbiamo l’itticoltura. Avevamo le vongole che purtroppo con il granchio blu stanno scemando, però siamo coltivatori sempre più rinomati di ostriche e quindi abbiamo cercato di abbinare le cose per regalare un effetto “wow”. L’anno scorso ad ottobre contavamo circa 230 iscritti, quest’anno siamo già arrivati a 600 quasi un mese prima, chiudendo le iscrizioni per mantenere gli standard che ci si aspetta».
Come detto, Ostricando non è una semplice pedalata non competitiva, ma offre tanto altro: «Innanzitutto il territorio, ma a parte il percorso si sono trovati tanti ciclisti ad assaporare l’ostrica rosa, per la prima volta oltretutto durante un ristoro in bici, con tanto di Prosecco, e poi birra, panini, dolci. Le testimonianze che abbiamo, i video che abbiamo anche ripostato sui nostri canali social credo abbiano avuto una certa cassa di risonanza fino a quasi triplicare gli iscritti».


Grandi progetti per il 2027
E’ solo un fattore enogastronomico che attira così tanta gente o c’è anche qualcos’altro? «Secondo me è l’unione tra il territorio, che è un territorio molto vergine, il Delta del Po Veneto e una proposta originale. In tantissimi eventi ti trovi a pagare 10-15 euro, fai un giretto, ti mangi un panino e torni a casa. Noi vogliamo alzare sempre di più l’asticella per far conoscere il nostro territorio e i suoi prodotti tipici. Il prossimo anno stiamo già lavorando per rendere Ostricando non di un giorno solo ma di più giorni, unendo alla bici anche altre cose, ad esempio un abbinamento bici+barca, bici+enogastronomia in più giorni. Il territorio è vastissimo e lo possiamo fare».
Il percorso dal punto di vista tecnico e paesaggistico prevede due tracciati distinti: la Rotta della Sacca di circa 60 chilometri, un anello disegnato intorno alla Sacca degli Scardovari costeggiando i “peon”, le tipiche palafitte dei pescatori. Un percorso alla portata di tutti toccando l’incontro tra fiume e mare. L’altro è la Rotta del Levante, 90 chilometri per chi vuole raggiungere Porto Levante, su argini strettissimi fra il fiume e la laguna, un’esperienza d’isolamento e d’immersione nella natura più selvaggia.


Il “vero” Delta del Po
«La partenza è alla francese, dal mercato ittico di Pila – riprende D’Imperio – Il mercato ittico stesso, la Sacca dei Scardovari, i ponti di barche, Porto Levante sono tutti punti strategici e punti molto belli da vedere nel nostro territorio, fiori all’occhiello che spingeranno in tanti a fermarsi, a scattare foto, ad assaporare la bellezza del territorio e dei suoi rumori, colori. Un patrimonio che stiamo cercando di coltivare sempre di più».
Quando si parla del Delta del Po, molti sono portati a pensare a Comacchio, perché? «La nostra è una zona meno conosciuta semplicemente perché l’Emilia Romagna ha una storia di turismo della riviera romagnola molto più radicata. Sappiamo che c’è un Parco del Delta del Po Veneto e uno Emiliano, ma dall’altra parte hanno saputo “vendere” il territorio molto prima e molto meglio di noi, almeno finora. Noi stiamo iniziando adesso. Faccio un esempio. Dall’altra parte c’è l’Argine degli Angeli che è un percorso meraviglioso, ma alla fine sono 4 chilometri. Noi se andiamo a percorrere Via delle Valli Sud troviamo una cosa molto simile, ma di 30 chilometri, solo che l’altro percorso è stato promosso molto di più.


Un ecosistema da preservare
«Ma il vero Delta del Po a mio avviso è qui. Siamo tra Adige e Po, abbiamo la foce, abbiamo tantissime cose e finalmente sulla spinta dei privati e di iniziative come la nostra anche questa zona inizia a essere conosciuta e visitata. Ma in maniera mirata: il Delta del Po è un ecosistema molto delicato, fragile, al quale bisogna portare rispetto e il turismo deve essere un turismo lento, sostenibile, in bici ma non di massa…».







