Marco Tonti, Sudafrica, Somerset West,Marco Tonti, Sudafrica, Somerset West,

| 28 Marzo 2026

La vendemmia in Sudafrica e quelle fughe in mountain bike

Marco Tonti, appassionato ciclista e studente di viticultura ed enologia presso l’università di Bologna, è una nostra vecchia conoscenza. Compagno del viaggio in Vietnam, quello sulle strade alpine del Tour de France, dei giorni in Sardegna e lo scorso anno nella prima edizione di The Hills. A gennaio Marco è partito per un tirocinio come enologo alla volta del Sudafrica, presso la cantina Hasher Family Wines, situata ad Hermanus, località distante 113 chilometri da Cape Town.

La bici, a malincuore, per questi mesi non avrebbe fatto più parte dei suoi progetti. Eppure, dato che il mondo è piccolo e la passione per la bicicletta è un denominatore sorprendentemente minimo e comune, Marco è stato protagonista di una svolta inaspettata.

«Chiacchierando con il Vignar Manager dei nostri interessi – racconta – è emersa la mia passione per la bici. Lui mi ha subito consigliato di provare a chiederne una ai proprietari della cantina. Infatti, Frederik e Cèline sono belgi originari delle Fiandre. Dopo il Covid hanno deciso cambiare vita acquistando i vigneti in Sudafrica e costruendo una cantina nella vallata di Hermanus. Entrambi si sono offerti molto gentilmente di prestarmi una loro mtb-full in alluminio ed un casco, da poter utilizzare nel mio giorno di riposo».

Normalmente pedali con la bici da corsa o gravel, come ti sei trovato a passare ad una MTB-full?

Molto bene. Non conoscevo il marchio Norco (brand di riferimento nella mountain bike della British Columbia canadese, ndr) e non mi aspettavo che la bici fosse così leggera, soprattutto visto che è in alluminio. Mi sono divertito tantissimo e mi ha aiutato molto a staccare la testa dalle fatiche della cantina.

Quali zone e vallate hai visitato e cosa ti ha stupito maggiormente? 

Ho avuto modo di pedalare ed esplorare i sentieri di due diverse vallate di questa parte del Sudafrica: Somerset West e poi Hermanus, la vallata dove è situata la cantina Hasher Family Wines.

E’ come pedalare in Italia o completamente diverso?

La cosa che mi ha stupito maggiormente è stato l’obbligo di possedere un abbonamento (permit) per girare nella vallata di Hermanus. Infatti buona parte dei 70 chilometri di trail percorribili si snoda attorno a terreni e vigneti di proprietà privata. I sentieri, in questo modo sono sempre in perfetto stato, in quanto i contadini hanno pieno interesse affinché vengano utilizzati. Il permit è identico a un pettorale e va attaccato sul manubrio, proprio come nelle gare di MTB. Ed è obbligatorio anche per chi va a camminare.

Che tipo di sentieri si trovano?

Restando sempre nella vallata di Hermanus, credo di aver percorso i track più tecnici della mia vita! C’è molta roccia ed è assolutamente necessario avere una full. Per quanto riguarda il paesaggio, mi è piaciuto tantissimo sfrecciare attorno ai vigneti nei quali lavoravo durante la settimana. Ho trovato particolarmente rigenerante pedalare immerso nel cinguettio dei numerosi uccellini che popolano la vallata.

Cosa si può dire invece di Somerset West?

La vallata è molto più aperta. Il panorama è davvero mozzafiato: hai tutte le montagne attorno ed una spettacolare vista mare. Si pedala dentro una tenuta dei primi del ‘700 piena di pereti e vigneti. E’ impressionante osservare la cura e precisione con cui sono tenuti quest’ultimi. Le strade qui sono molto più larghe e le discese più alla mano. Tuttavia, è pieno di salite lunghe, che assomigliano per distanza e “difficoltà” a dei passi alpini. Infatti ho percorso un giro in loop di ben 61 chilometri per 1.530 metri di dislivello! Piuttosto, prendete nota: anche in questo spicchio di Sudafrica, come pure a Hermanus, è necessario il permit!

Ma visto che sei in Sudafrica per “fare il vino” e non c’è niente di più bello di una buona mangiata al termine di una lunga pedalata… che calici e abbinamenti culinari consiglieresti?

La zona in cui mi trovo è rinomata come area da “cool climate wine”. I due vitigni predominanti in questa parte di Sudafrica sono il Pinot nero e lo Chardonnay. Il Pinot nero mi è sembrato il più rappresentativo del territorio. E’ meno strutturato e complesso rispetto ai vini rossi a cui siamo abituati in Italia, ma molto fresco. Si abbina bene con la carne di struzzo, l’agnello e i formaggi locali. Se mi dovesse capitare di degustarlo in Italia lo berrei volentieri accompagnato con un coniglio arrosto.

Invece lo Chardonnay?

Mi è sembrato molto minerale. Qui in Sudafrica è ottimo con le aragoste e le ostriche, che sono tipiche della zona. In Italia lo troverei perfetto abbinato a una bella tartare di tonno.

TUTTE LE CATEGORIE DEL MAGAZINE