Bruseghin vino 2026Bruseghin vino 2026

| 6 Maggio 2026

Ciclismo e vino? Ne parliamo con Bruseghin

Il legame tra ciclismo e vino è vecchio come la bici stessa. I primi Tour e i primi Giri si sono corsi – e anche vinti – col nettare d’uva nelle borracce, e oggi va sempre più di moda il cicloturismo tra le cantine. E’ un filo (o filare) che unisce la fatica alla terra, la disciplina al tempo, la pazienza al risultato. Sempre più ex corridori infatti, conclusa la carriera, scelgono la vigna come naturale prosecuzione del proprio percorso tra le strade del mondo. 

Non può essere un caso, ci siamo detti. Tra queste due attività ci dev’essere dietro un’affinità profonda. Per capire meglio i segreti di questo connubio abbiamo contattato Marzio Bruseghin, amatissimo ex professionista che oggi, nel suo agriturismo San Mamam a Vittorio Veneto, produce di Prosecco DOC biologico in tre varianti, Brut, Extra Dry e “Sui Lieviti”.

Agriturismo San Maman Bruseghin
Le vigne in cui lavora ogni giorno Bruseghin, sui pendii sopra Vittorio Veneto
Agriturismo San Maman Bruseghin
Le vigne in cui lavora ogni giorno Bruseghin, sui pendii sopra Vittorio Veneto
Marzio entriamo subito nel cuore della questione. Il legame tra ciclismo e vino è davvero così forte?

Partiamo da un principio semplice, cioè che il vino è il succo di un frutto, l’uva. Ma il risultato dipende da quanto impegno e costanza ci metti. E’ come una corsa, in pianura è più facile, in collina o in montagna serve qualcosa in più. E poi c’è il meteo che influisce moltissimo, puoi perdere una gara per la neve o un raccolto per la grandine. Alla fine però, se lavori con dedizione e costanza, il risultato arriva. Se hai sfortuna può andare male una stagione, ma sul lungo periodo vinci.

Quanto conta quello che puoi controllare e quanto quello che non dipende da te?

C’è una parte che puoi governare e devi dare il massimo ovviamente. Ma poi c’è tutto il resto, cioè gli altri, la fortuna, il meteo. Puoi lavorare un anno intero e il giorno prima della vendemmia una grandinata può distruggere tutto. Nel ciclismo è lo stesso, puoi cadere il giorno prima di una gara e perdere tutto il lavoro fatto. Ma, appunto, se credi in quello che fai e lavori come devi poi i risultati arrivano. D’altronde Alfredo Martini (storico commissario tecnico della nazionale di ciclismo, ndr), che era uno che ci vedeva lungo, il ciclismo è la vita portata in competizione. E secondo me è questo il suo grande fascino, quello che renderà sempre bello il ciclismo.

Lavorare trai filari in collina è faticoso esattamente come pedalare in salita. In questa foto la vigna di Alessandra Cappellotto, un’altra ex atleta che si è data alla viticultura
Lavorare trai filari in collina è faticoso esattamente come pedalare in salita. In questa foto la vigna di Alessandra Cappellotto, un’altra ex atleta che si è data alla viticultura
Cosa accomuna il lavoro in bici e quello in vigna?

Alla fine se ci pensi la bici la guidi con le dita, e in vigna si lavora sempre con le mani. La parte sensoriale non è tanto diversa. Chi ama il ciclismo lo ama perché ti permette di essere libero, di annusare l’aria, vedere la luce. Lavorando all’aperto quella parte rimane appagata, posso decidere di lavorare un giorno 20 ore o un giorno anche nessuna. Ti puoi autogestire, almeno nel nostro ciclismo era così, forse ora in questo sono un po’ meno liberi.

Perché tanti ex ciclisti scelgono il vino? C’entra anche la moda?

Forse oggi è anche una moda, ma secondo me è soprattutto per lo stile di vita. Il vino è condivisione, davanti a un bicchiere si parla, ci si confronta. E poi il vino è come una corsa, ognuno sullo stesso bicchiere può dire quello che vuole, ogni opinione vale. Come su una stessa gara vista in tv si hanno sempre opinioni diverse. A uno piace il bianco e un altro il rosso, a uno Van Der Poel e a un altro Van Aert, ed è bello così.

Tu hai iniziato a fare vino già durante la carriera, perché?

Sì perché prima o poi, mentre corri, arriva il momento in cui ti chiedi cosa farai da grande. Se quello che scegli di fare una volta che smetti riesce a riempire il vuoto lasciato dal ciclismo, allora funziona. Altrimenti può diventare un problema.

Bruseghin Lampre asini
Bruseghin ha iniziato la vita da viticultore già durante la carriera, passando così da una passione ad un’altra
Bruseghin Lampre asini
Bruseghin ha iniziato la vita da viticultore già durante la carriera, passando così da una passione ad un’altra
Infatti non sei stato il primo a mettere insieme ciclismo e vino…

No certo, ce n’erano già tanti, per esempio Francesco Moser, Flavio Vanzella, Marco Bellini e Renato Piccolo. E altri ce ne sono adesso, anzi credo sia ancora più diffuso di quanto si pensi o si sappia. Ma anche negli altri sport, come Iniesta.

In entrambi gli ambiti contano molto tempo e pazienza, giusto?

Oggi si parla tanto di resilienza. Io so che devo lavorare con il massimo impegno, ma devo anche accettare che qualcosa possa andare storto. Però devi continuare a crederci, perché ci vogliono eccome tempo e pazienza, vedi Van Aert all’ultima Roubaix. Anche perché non vincono sempre i più forti. A volte arriva il clima perfetto quando non te l’aspettavi e magari non credevi di aver fatto tutto al meglio, e invece viene fuori un prodotto eccezionale.

Vini Bruseghin
Il vino prodotto da Bruseghin si chiama Amets (parola basca che significa “sogno”), tre declinazioni di Prosecco DOC (anche se lui si sente un raboso)
Vini Bruseghin
Il vino prodotto da Bruseghin si chiama Amets (parola basca che significa “sogno”), tre declinazioni di Prosecco DOC (anche se lui si sente un raboso)
Marzo siamo quasi alla fine. Un vino di un collega ex professionista che apprezzi particolarmente?

I rossi di Vanzella mi piacciono molto, li produce a Susegana, qui vicino. Come per esempio quello che ha chiamato “Dura a xe” che ha una storia molto interessante che però deve raccontare lui…

Allora glielo chiederemo. Ultima domanda: se tu fossi un vino, quale saresti?

Direi un Raboso del Piave. Perché un vino adatto a tutto, se serve frizzante, se serve fermo, se vuole essere dolce lo è, ma anche molto aspro. Rappresenta bene la nostra gente, sembra semplice, invece ha tante sfaccettature, come tutte le persone quando le conosci ben.

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