La Puglia spinge sempre più sul cicloturismo. E’ di questi giorni la notizia dello stanziamento di 2,48 milioni di euro per unire la Ciclovia Adriatica con il Giro ad Anello del Gargano. Non solo: ieri vi abbiamo presentato le novità sulla Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese lanciate alla scorsa Fiera del Levante a Bari. Ebbene, in quella stessa sede è stata messa sul tavolo anche un’altra ciclovia, chiamata “ladriatica – Ciclovia del Salento Orientale” (si scrive così, con l’iniziale minuscola).
Se la Ciclonica (nata due anni fa) guarda allo Ionio e accompagna il cicloturista verso i tramonti, la sua nuova “gemella” ha un itinerario che parte da Lecce, raggiunge Santa Maria di Leuca seguendo l’Adriatico e ritorna nel capoluogo salentino attraverso l’entroterra. Un anello di 232 chilometri, suddiviso in quattro tappe, al quale si aggiungono sei circuiti più brevi per chi preferisce escursioni giornaliere.
A disegnare il tracciato è stato Roberto Guido, giornalista e ciclo-esploratore che avevamo avuto modo di conoscere due anni fa, pedalando sulla Ciclonica, appunto: «ladriatica – spiega Guido – nasce perché il Parco Costa Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, visto il successo della Ciclonica, ha voluto replicare quel modello sull’altro lato del Salento. Vivilitalia è stata chiamata a realizzare questa esperienza e a me è toccato disegnarla sul campo».


Un anello da 232 chilometri
Il viaggio principale è stato pensato per quattro giornate: 54 chilometri da Lecce a Otranto, 66 da Otranto a Santa Maria di Leuca, 62 da Leuca a Giurdignano e infine 50 chilometri per tornare a Lecce. Complessivamente il dislivello è di circa 1.850 metri.
«La struttura è speculare rispetto alla Ciclonica. E’ un percorso ad anello che parte e arriva a Lecce, scende prima lungo la costa passando da Otranto fino a Santa Maria di Leuca e poi ritorna attraverso l’entroterra. Qui il dislivello è un po’ più apprezzabile, perché soprattutto la litoranea Otranto-Leuca è più impervia e meno piatta dell’altro versante del Salento».
Il fondo è per il 95 per cento asfaltato, ma Guido non consiglia per questo una bici da strada. «La bici più adatta è sicuramente la gravel. Gli sterrati sono davvero poca cosa, però si pedala molto su strade secondarie e alcune non hanno un fondo perfetto. Quindi gravel sì, bici da strada assolutamente no».


Anche sei itinerari giornalieri
La particolarità di ladriatica è la modularità. All’interno dell’itinerario principale sono stati ricavati sei anelli compresi tra 36 e 42 chilometri circa, con dislivelli contenuti. Permettono di utilizzare il progetto anche senza affrontare l’intero viaggio.
«Ci siamo tenuti su distanze abbastanza basse – spiega Guido – perché per andare dalla costa verso l’entroterra e viceversa c’è un certo dislivello. Parliamo comunque di percorsi di circa 40 chilometri e con un massimo di 400 metri di dislivello, quindi assolutamente abbordabili, specialmente utilizzando una e-bike. Si possono fare come escursioni giornaliere oppure combinarli per costruire viaggi di uno, due, tre o quattro giorni».
Gli scenari cambiano continuamente. Si pedala sulle scogliere di Finibus Terrae e attraverso il Ciolo, tra i muretti a secco del Capo di Leuca, verso la Grotta della Zinzulusa e Castro, Porto Badisco, il Parco dei Guerrieri di Vaste e le cave di bauxite di Otranto. Il percorso coinvolge i dodici Comuni del Parco e altri quattro centri dell’entroterra.


L’alba al faro di Punta Palascìa
Il luogo simbolo è però Punta Palascìa, tanto da essere diventata protagonista anche del logo di ladriatica: il faro davanti al sole nascente, trasformato graficamente in una ruota con dodici raggi, uno per ciascun Comune del Parco.
«Il Faro della Palascìa – riprende Guido – è un posto straordinario. E’ il punto più a est d’Italia, dove nasce il primo sole del nostro Paese, e ha un fascino particolare. Tante persone vengono apposta per vedere da qui la prima alba dell’anno, ma accade anche durante il resto dell’anno. Da questo punto di vista ladriatica è speculare alla Ciclonica: quella è la ciclovia dei tramonti, questa è la ciclovia delle albe».
Nelle giornate limpide lo sguardo attraversa anche il Canale d’Otranto. «All’alba si possono vedere le coste dell’Albania e anche Corfù, con il sole che si staglia dietro i rilievi dall’altra parte del mare».
Il paesaggio non è soltanto costiero. Nell’entroterra emergono testimonianze messapiche e megalitiche, mentre a Tricase si incontra la grande quercia Vallonea plurisecolare. «Il Parco merita davvero di essere scoperto per la sua biodiversità. Uno dei punti chiave è proprio la quercia Vallonea di Tricase, che si stima abbia circa 700 anni e appartiene a una specie proveniente dall’area balcanica e orientale».




Con la Ciclonica ecco il giro del Salento
L’aspetto forse più interessante riguarda l’integrazione con la Ciclonica. Un collegamento di circa 25 chilometri nell’area tra Santa Maria di Leuca e Ugento permette di passare da un sistema all’altro. In prospettiva, unendo la costa adriatica e quella ionica: «Grazie a questo anello – continua – le due ciclovie si integrano e ci sarà la possibilità di passare dall’una all’altra. Stiamo lavorando anche alla costruzione delle tappe che consentiranno di fare l’intero giro del Salento».
I due itinerari confluiscono inoltre in un unico sistema digitale. L’app Salento Bike è già attiva, mentre è prevista l’apertura di un portale dedicato; le tracce ufficiali sono disponibili in formato GPX e raggiungibili anche attraverso QR code.
Per Guido, però, ladriatica non nasce come semplice linea da seguire sul navigatore. «E’ un viaggio – conclude – tra natura, mito e cultura ionico-adriatica. Non è solo un itinerario ciclistico, ma un’esperienza culturale totale».
App Salento.Bike (per Android)
App Salento.Bike (per iOs)







