Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, una struttura di portata storicaCiclovia dell’Acquedotto Pugliese, una struttura di portata storica

| 2 Ottobre 2026

Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, una struttura di portata storica

Nel corso dell’ultima Fiera del Levante a Bari è stato presentato lo stato dei lavori della nuova Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese. Parliamo di un’arteria destinata a diventare una delle principali non solo del Sud, ma di tutta l’articolata rete ciclabile italiana, anche perché ha una storia lunga e per certi versi complessa. Anche se il suo completamento appare ancora lontano, la ciclovia è ora sufficientemente lunga per diventare oggetto di una grande opera di promozione cicloturistica.

Lo sviluppo della Ciclovia è di circa 500 chilometri da Capo Sele (AV) a Santa Maria di Leuca (LE, foto Guido)
Lo sviluppo della Ciclovia è di circa 500 chilometri da Capo Sele (AV) a Santa Maria di Leuca (LE, foto Guido)
Lo sviluppo della Ciclovia è di circa 500 chilometri da Capo Sele (AV) a Santa Maria di Leuca (LE, foto Guido)
Lo sviluppo della Ciclovia è di circa 500 chilometri da Capo Sele (AV) a Santa Maria di Leuca (LE, foto Guido)

Una storia lunga 120 anni

A raccontare la sua storia è Cosimo Chiffi, portavoce del Coordinamento dal Basso, associazione che da anni ha fatto della Ciclovia un profondo impegno sociale, per mettere a disposizione questo strumento sia agli appassionati locali che a coloro che vengono in Puglia per turismo: «L’Acquedotto Pugliese esiste  dal 1906. La costruzione dell’acquedotto ha richiesto la costruzione di numerosi ponti canale per superare i rilievi morfologici del territorio e sfruttare la forza di gravità per far viaggiare l’acqua “a pelo libero”. In Irpinia la condotta viaggia per lo più in galleria, in Basilicata si incontrano i primi imponenti ponti, percorribili attraverso strade forestali. A Venosa parte una lunga pista di servizio che corre proprio sopra la condotta e che raggiunge Villa Castelli dopo oltre 200 chilometri. Da quel punto parte un’altra condotta che serve tutto il Salento e che raggiunge Santa Maria di Leuca.

«Questo significa che da oltre un secolo noi abbiamo questa stradina su questo acquedotto costruito con tecniche romane, che abbiamo visto essere utile e usufruibile anche podisticamente o in bici. Furono proprio i dipendenti di Acquedotto Pugliese insieme alla Federtrek a rendere fruibili circa 78 chilometri della pista per fare trekking e mountain bike. Ma è stato un progetto molto piccolo, comunque era un inizio».

Cosimo Chiffi, portavoce del Coordinamento dal Bass che da 11 anni segue lo sviluppo della Ciclovia dell'Acquedotto
Cosimo Chiffi, portavoce del Coordinamento dal Bass che da 11 anni segue lo sviluppo della Ciclovia dell’Acquedotto
Cosimo Chiffi, portavoce del Coordinamento dal Bass che da 11 anni segue lo sviluppo della Ciclovia dell'Acquedotto
Cosimo Chiffi, portavoce del Coordinamento dal Bass che da 11 anni segue lo sviluppo della Ciclovia dell’Acquedotto

Coordinamento dal Basso, al lavoro dal 2015

Un vero inizio legato alla Ciclovia in quanto tale è però riconducibile al 2014: «In quell’anno viene inaugurato un primo tratto riqualificato della pista in Valle d’Itria, la Regione realizza i primi 8 chilometri, applicando un modello di riqualificazione del tracciato che era utilizzato dalle piccole Panda dell’Acquedotto che facevano la spola per sorvegliare l’infrastruttura. Questo pezzo arriva a Villa Castelli, dove c’è una centrale idroelettrica e si incrocia con la costruzione di un altro acquedotto, che doveva servire il Salento.

«Nel 2015 si costituisce questo comitato di associazione di imprese locali, si chiama Coordinamento dal Basso, che chiede alla Regione di sfruttare questo potenziamento, dato che alcuni comuni e alcune associazioni avevano già chiesto di realizzare il basamento per una pista ciclabile. Quindi noi ci siamo costituiti per chiedere questo collegamento fra la Valle d’Itria e il Salento».

Il percorso attuale della Ciclovia dell'Acquedotto è pienamente agibile, su strada propria, da Spinazzola (BT) a Grottaglie (TA, foto Guido)
Il percorso attuale della Ciclovia dell’Acquedotto è pienamente agibile, su strada propria, da Spinazzola (BT) a Grottaglie (TA, foto Guido)
Il percorso attuale della Ciclovia dell'Acquedotto è pienamente agibile, su strada propria, da Spinazzola (BT) a Grottaglie (TA, foto Guido)
Il percorso attuale della Ciclovia dell’Acquedotto è pienamente agibile, su strada propria, da Spinazzola (BT) a Grottaglie (TA, foto Guido)

L’inserimento nella rete nazionale

Il progetto entra a far parte dell’ampia rete ciclabile nazionale: «C’erano tutte le potenzialità per realizzare una ciclovia da Capo Sele in Irpinia fino a Santa Maria di Leuca, nel 2015 la Regione Puglia aveva già fatto uno studio di fattibilità, ma da qui alla sua realizzazione ne passa… Ci fu una grande mobilitazione per chiedere l’inserimento della Ciclovia dell’Acquedotto nel sistema nazionale delle ciclovie turistiche e soprattutto tra quelle prioritarie che all’epoca erano la Ven-To e la Ciclovia del Sole.

«Non c’era nessuna ciclovia al Sud e grazie alla nostra mobilitazione venne votato dal Parlamento un emendamento alla Legge di Stabilità 2016 con larghissima maggioranza e convergenza politica che portò all’inserimento della ciclovia fra le quattro nazionali. La Regione continuò a lavorare al completamento del tracciato integrale, sostanzialmente già completato dal confine nord con la Basilicata nei pressi di Spinazzola fino a Grottaglie.

Una delle casupole sparse sul tracciato per la gestione dell'Acquedotto, nato nel 1906 (foto Guido)
Una delle casupole sparse sul tracciato per la gestione dell’Acquedotto, nato nel 1906 (foto Guido)
Una delle casupole sparse sul tracciato per la gestione dell'Acquedotto, nato nel 1906 (foto Guido)
Una delle casupole sparse sul tracciato per la gestione dell’Acquedotto, nato nel 1906 (foto Guido)

La spinta fondamentale del PNRR

«Abbiamo anche assistito la Regione nell’identificare il tracciato in Salento, dove si potevano utilizzare delle strade a basso traffico e poi c’è stata la grande fortuna del PNRR con cui la Puglia ha accelerato molto e quindi grazie al fatto che c’è un unico ente proprietario che è l’Acquedotto Pugliese SpA, che è un’azienda idrica a partecipazione regionale, è stata completata la riqualificazione del canale principale dal confine pugliese, quindi da Spinazzola, fino a riconnettersi con la Valle d’Itria».

Quanto è lungo il percorso? «Non sappiamo di preciso com’è la situazione in Campania e Basilicata, ma lì si può percorrere anche su strade forestali e a basso traffico. Il tracciato integrale sono oltre 500 chilometri, di questi oltre 200 sono stati completati ma non ancora inaugurati. Noi li abbiamo percorsi in avanscoperta da Spinazzola fino a Villa Castelli. Tutta la segnaletica è stata posata in un tratto anche molto lungo che va dall’Alta Murgia, quindi intorno a Castel del Monte fino ad arrivare ai confini con la valle d’Itria. Ora aspettiamo che la Regione inauguri ufficialmente e risolva il problema della gestione.

Lungo la Ciclovia dell'Acquedotto non mancano edicole sacre come anche piccole chiese molto caratteristiche (foto Guido)
Lungo la Ciclovia dell’Acquedotto non mancano edicole sacre come anche piccole chiese molto caratteristiche (foto Guido)
Lungo la Ciclovia dell'Acquedotto non mancano edicole sacre come anche piccole chiese molto caratteristiche (foto Guido)
Lungo la Ciclovia dell’Acquedotto non mancano edicole sacre come anche piccole chiese molto caratteristiche (foto Guido)

Tutti i servizi a disposizione

Nell’affrontare questa ciclovia, un cicloturista trova a sua disposizione i servizi necessari, quindi segnaletica, logistica e tutto il tutto il resto? «Ci sono delle stazioni, piccole aree di sosta con le attrezzature, delle panchine, qualche punto acqua è stato posato. Vogliamo far porre la segnaletica su ciascun ponte canale con l’indicazione del nome del ponte canale e la guida sul tracciato.

«Va sottolineato che non esiste un percorso continuo senza interruzioni in sede riservata come quello dell’Acquedotto: parliamo di oltre 200 chilometri in cui sostanzialmente non devi mai uscire su diramazioni collaterali e strade a basso traffico, è un vero flusso, stai sempre su una strada che non incrocia mai altra strada, fai solo sporadici attraversamenti. Probabilmente in Europa è il tracciato più lungo in sede protetta propria».

Tanti i punti di rilievo paesaggistico lungo il percorso, in particolare nell'Alta Murgia (foto Guido)
Tanti i punti di rilievo paesaggistico lungo il percorso, in particolare nell’Alta Murgia (foto Guido)
Tanti i punti di rilievo paesaggistico lungo il percorso, in particolare nell'Alta Murgia (foto Guido)
Tanti i punti di rilievo paesaggistico lungo il percorso, in particolare nell’Alta Murgia (foto Guido)

La bellezza dell’Alta Murgia

Per quanto riguarda le tracce? «Le abbiamo caricate e stiamo adesso migliorando anche la parte di informazione. In Puglia i servizi cicloturistici non mancano, ci sono guide ambientali, strutture ricettive che sono già abituate ad ospitare i cicloturisti. La vera scoperta secondo me è tutta la parte dell’Alta Murgia, finora poco conosciuta cicloturisticamente ma che è un vero spettacolo che t’invita sempre a tornare. Il punto d’accesso più vicino è Barletta e si sta pensando di costituire un servizio navette di collegamento con Spinazzola. Tra l’altro le case cantoniere adesso sono oggetto di un impegno della Regione per recuperare gli edifici e farne degli ostelli al servizio della ciclovia».

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