| 27 Dicembre 2024

Bixxis, l’atelier artigianale delle bici (strada e gravel) su misura

Doriano De Rosa costruisce telai in acciaio e titanio, saldandoli ancora a mano come ha imparato a fare quando aveva 14 anni. Da quando si è staccato dall’azienda di suo padre per fondare il marchio Bixxis, la scelta è stata chiara. E quella che è sembrata a lungo un’idea naif, oggi si sta rivelando potenzialmente avveniristica. Perché nel frattempo l’avvento del gravel e il tramonto di un certo modo estremo di fare ciclismo sta riaccendendo i riflettori sulle leghe di acciaio e quelle di titanio, per biciclette che coniugano la prestazione al comfort ben più di quanto si possa fare con il carbonio. Il nome Bixxis vuole indicare le bici del XXI secolo: uno sguardo sul futuro.

Si voleva la bici al top per rigidità e leggerezza quando le gran fondo erano ben più di un fenomeno di costume. Oggi che quel tipo di agonismo non muove più gli stessi numeri, una fetta sempre crescente di ciclisti inizia a chiedersi se non valga la pena puntare su materiali più confortevoli e, visti i costi, anche resistenti. Non solo. L’acciaio e il titanio permettono di avere la bici su misura. Quella con angoli e segmenti calcolati in base alla lunghezza delle tue braccia, del tronco, delle gambe: come un abito sartoriale.

«Io non ho nulla contro le fibre – dice De Rosa – ma è certo che l’industria della bici negli ultimi anni sia stata soffocata dal carbonio. Oramai è davanti agli occhi di tutti che le produzioni siano tutte spostate a Oriente, dove il prodotto viene costruito a prezzi veramente imbattibili. Questo ha agevolato le aziende che si sono affidate a questi prodotti, che però non hanno una vita lunghissima, soprattutto quando delle bici si fa un uso estremo. Se parliamo di gravel, il carbonio io non ce lo vedo tantissimo. Non perché non funzioni, ma perché i prodotti oggi vengono comunque portati al limite delle possibilità e spesso anche oltre».

Solo questo?

Io ho sempre fatto biciclette su misura e mi viene naturale usare i materiali tradizionali perché con quelli posso fare tutto quello che voglio dal punto di vista delle geometrie e della sicurezza. Con il carbonio invece devi scendere chiaramente a compromessi.

Qual è l’identikit del cliente che si rivolge a Bixxis?

Nell’ultimo periodo ci sono parecchi clienti che arrivano da esperienze con il carbonio e che sono rimasti un po’ scottati per varie problematiche. Poi ci sono i clienti che esigono farsi fare il telaio su misura, perché pensano che sia la cosa più importante in una bici. Perciò porto avanti la mia scelta, anche se è sempre più complicato perché viviamo un momento in cui l’aspetto culturale della bici è venuto meno. Non c’è una grande conoscenza delle biciclette, come per esempio accadeva 20-30 anni fa. Adesso è tutto appiattito dai grossi brand che hanno alle spalle un marketing fortissimo che fa credere un sacco di cose.

E’ possibile che si sia anche meno voglia o capacità di raccontare le biciclette, perché c’è anche meno da raccontare?

Forse sì, manca anche quell’aspetto. E’ tutto molto standardizzato, i prodotti sono costruiti con tecnica ripetitiva e chiunque può avere la capacità di farlo. Le biciclette che facciamo noi sono esattamente il contrario. Ci sono mille cose da tenere in considerazione, tantissimi prodotti. Sempre parlando delle gravel, ci sono tante possibilità per cui i telai vengono costruiti secondo i componenti che si scelgono.

Ad esempio?

Se vuoi una gomma grande, devi usare una forcella più alta e di conseguenza devi cambiare la geometria. Se vuoi una gomma più grande, devi creare lo spazio per farcela stare e tutto quello che ne consegue. In pratica facciamo di ogni bici un capitolo a sé. Ad esempio per ogni bici c’è un diverso disegno del carro posteriore, perché dal nostro punto di vista è impossibile creare uno standard che va bene per tutte le situazioni.

Ricordiamo gli anni in cui spingevi per costruire una mountain bike De Rosa: l’arrivo del gravel è stato una bella opportunità?

Ho sempre fatto le bici da corsa, ma avevo anche l’esperienza che mi veniva dai miei studi sulla mountain bike, che mi sono serviti tantissimo quando ho approcciato il gravel. E’ un mondo che mi era familiare, ci sono delle similitudini. Poi la mountain bike è diventata ancora un’altra cosa, ha subito un sacco di modifiche ed è molto più complicato rimanere sul mercato perché ogni tre giorni c’è una novità. Io per esempio ho abbandonato quel mondo perché per una piccola azienda come la nostra è impossibile rimanere al passo.

Anche la gravel è in continua evoluzione.

Ci sono un sacco di innovazioni, ma basta saper scegliere le cose che funzionano, lasciando da parte quelle che secondo noi non servono. Si fa una scelta delle cose che possono funzionare e da lì si parte con gli sviluppi geometrici e dei modelli. Quest’anno abbiamo presentato la nostra gravel in titanio, che ci sta dando delle belle soddisfazioni.

Quali differenze ci sono fra l’acciaio e il titanio di oggi e quelli degli anni 90?

Con il titanio è più facile rispondere. Oggi ci sono i tubi a doppio spessore, che una volta non c’erano. Quindi possiamo ridurre i pesi con delle tubazioni che sono concepite per fare i telai per le bici. Negli anni 90 erano tubi generici, avevano una lunghezza di 3 metri, li tagliavi e ci costruivi i telai. Con i tubi a doppio spessore abbiamo un prodotto specifico, si possono applicare gli stessi criteri che si sono sempre usati per i telai in acciaio. Sull’acciaio invece ci sono state delle migliorìe. Io uso dei tubi Columbus con cui arrivo a telai dai pesi interessanti. Non sono i pesi del carbonio, però un prodotto del genere ha una longevità e un comfort superiori. Inoltre l’acciaio odierno rispetto a quello di una volta mantiene inalterate le sue proprietà meccaniche anche dopo la saldatura.

Come leggi il fatto che anche Colnago abbia tirato fuori dei modelli in acciaio?

Mi fa piacere che un brand del genere abbia riproposto una bici con i tubi in acciaio. Non entro nel merito della bici, anche se dal punto di vista estetico è un prodotto accattivante. Come sapete, ogni costruttore ha la propria filosofia costruttiva e io una bici così non la farei mai. Però è molto significativo il fatto che abbiano riproposto un modello del genere. Secondo me è una cosa positiva, credo che faccia del bene a tutti.

Perché nel gravel l’acciaio è una ricetta da assaggiare?

Perché si riescono a fare delle bici con dei pesi dignitosissimi. E soprattutto chi sta in sella tanto tempo comincia a capire che riesce ad avere dei benefici a livello di comfort e anche di prestazione. Ultimamente si sta diffondendo l’abitudine di fare ride che magari durano giorni e in quei casi viene fuori che una bicicletta in acciaio (non parlo del titanio con cui l’aspetto comfort sarebbe ancora più evidente) è molto più confortevole. C’è anche un diverso approccio culturale.

Cioè?

Un’altra visione nell’approccio alla bici, che è meno racing e molto più adventure, per usare due parole inglesi.

Quanto tempo occorre per avere una Bixxis su misura?

Di solito consegniamo a 90 giorni, magari poco di più con il titanio. Sono io a saldare i telai, mentre mia figlia si occupa della parte amministrativa, della comunicazione e del marketing, ma quando ha un buco libero, mi dà una mano in officina. Per ora siamo una piccola azienda, il giorno in cui volessimo avere degli altri telaisti, dovremmo formarli internamente. Non possiamo pretendere di trovare uno che conosca tutte le pratiche giuste. L’artigianalità del lavoro richiede un’applicazione davvero notevole.

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