L’ANCMA è l’Associazione nazionale ciclo motociclo e accessori: al suo interno, Piero Nigrelli è il responsabile del settore ciclo. Dopo aver ascoltato il racconto di ieri sul seminario organizzato dal Technical Hub di RMS per la Polizia Locale di Monza e Seregno a proposito delle e-bike modificate, ci è venuto in mente di passare anche attraverso l’opinione di chi è nato per tutelare le produzioni ufficiali.
Le strade piene di bici pirata, che superano con disinvoltura i limiti di velocità imposti dalla legge, senza targa né assicurazione, sono uno scenario che ai produttori non fa certamente piacere. In che modo si sta muovendo ANCMA? Nigrelli sa molto, ma dice poco. Ci sono importanti lavori in corso e a breve potremmo saperne anche di più.
«Non più tardi due settimane fa – racconta – c’è stata la riunione in cui abbiamo spiegato tutta la strategia dell’Associazione per contrastare questo fenomeno. Al momento ci stiamo dando da fare per informare non solo la Polizia Locale, ma anche la Guardia di Finanza e tutte le autorità competenti. Va bene che ci si muova su più fronti.
«Sono sei mesi che ANCMA sta lavorando, anche grazie alle informazioni che le aziende associate ci stanno inviando. E credo che adesso siamo arrivati al dunque, però non vorrei svelare troppi particolari su cosa accadrà. E’ evidente che anche tra le stesse Forze dell’Ordine il malumore stia crescendo e quindi pensiamo che sia tempo di passare a un livello superiore, muoversi in modo più incisivo, coinvolgendo un paio di Ministeri».


Per ANCMA è più urgente il discorso sicurezza o il discorso mercato?
Per l’associazione è più il discorso del mercato, perché nel suo statuto ha la tutela, la salvaguardia, la promozione, la difesa delle aziende, prima di tutto quelle associate. E in questo caso il grido di allarme non arriva soltanto dalle aziende che vendono bici, ma anche quelle dei ciclomotori.
Perché?
Se dai alle persone la possibilità di comprare quello che di fatto è un ciclomotore al costo di una bici (non solo come prezzo di acquisto, ma anche per il fatto che non ha la targa, il bollo né l’assicurazione) chiaramente uno non compra più né la bici normale né il ciclomotore. Però si capisce che il tema della sicurezza sia strettamente connesso. Perché questi mezzi vanno a 50 all’ora come i motorini, ma li trovi sulle ciclabili.
Da quanto tempo vi siete accorti che il fenomeno stava dilagando?
Da un anno, da quando Trump ha cominciato a imporre i dazi ai prodotti che arrivano dalla Cina. Prima il problema c’era, ma non in modo così evidente. Immagino che in Cina siano talmente sotto pressione, perché non sanno più dove vendere i loro prodotti, che sfidano leggi e regole in maniera piuttosto sfacciata. Le aziende nascono e spariscono in pochi mesi ed è veramente difficile tracciarle. Fra giugno e settembre, c’è stato un sequestro di 2.453 container di merce illegale al porto del Pireo, ad Atene, e sono state indagate sei persone per contrabbando internazionale.
Contenevano bici elettriche?
In 500 di questi container c’erano biciclette a pedalata assistita, con il loro carico di copertura. Significa, visto che il container si apre da un solo lato, che davanti c’erano quattro file di scatoloni con le merci corrispondenti alla bolletta doganale, mentre dietro era pieno di bici. Sono bici che formalmente non esistono in nessun registro di importazione e tantomeno come produzione. Erano 50 mila pezzi, per un totale all’anno stimato in 300 mila, che non sono poche. E’ un traffico continuo. La quantità di queste bici, che si vede sui social nelle varie pubblicità e per strada, corrisponde a queste quantità.


Come ANCMA seguite anche questo fronte?
Facciamo i controlli che possiamo, facciamo il nostro lavoro di intelligence, fornendo le informazioni all’OLAF (l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, ndr), sperando che qualcuno si muova. E finalmente adesso qualcosa sta per succedere: in alto, come dicevo, ma anche anche da un punto di vista di polizia locale. Il Comando di Verona, per esempio, è molto attivo e stanno facendo controlli. Grazie anche ad ANCMA, devo dire, si sta creando una cultura maggiore di come avvengono i traffici.
Che cosa stanno facendo?
Stanno portando avanti non solo il fermo dell’utente finale, che nei fatti è il minore dei problemi. Quelli sono lavoratori vittime del sistema, che da un certo punto di vista riescono a fare più consegne in aree più vaste se dispongono di mezzi più potenti. Il livello della strategia però si sta alzando, perché noi come ANCMA vorremmo un supporto da parte dei Ministeri per agire nei confronti di chi le vende. Ci piacerebbe poter dare alle Forze dell’Ordine uno strumento legale per confiscare il mezzo e risalire indietro nella filiera fino ai negozi.
Diamo un colpo al cerchio e uno alla botte: non sarebbe opportuno allora rendere più veloci le bici legali per rendere meno appetibili quelle illegali?
Non credo, perché i 25 chilometri orari di limite non sono frutto della fantasia di un legislatore, che una mattina si è alzato e l’ha stabilito. Quel limite è frutto di studi, di ricerche, di scienza che dimostra che la curva di incidentalità ha una certa pendenza fino ai 25 orari e ne ha un’altra a velocità superiori.


Senza svelare le contromisure, quali sono i tempi perché si veda il frutto di questo lavoro?
Come ANCMA, abbiamo avuto da poco l’incontro con un Ministero e a breve incontreremo l’altro. Forse nei primi due o tre mesi del 2026, se i tempi saranno rispettati, qualcosa inizierà a muoversi. Sappiamo tutto delle problematiche che ci sono e degli ostacoli per chi esegue i controlli. Per questo con avvocati e meccanici, abbiamo proposto due strumenti che potrebbero fare la differenza. Anche in politica che c’è chi pensa che tutto sommato si tratta di povera gente che va lasciata lavorare.
Però?
Però le regole vanno fatte rispettare e io non credo che se fai una consegna andando a 25 all’ora, ti troverai tanto peggio che a farla a 50 all’ora e senza pedalare, rischiando la tua vita e quella degli altri. C’è già chi a causa di questo si è fatto davvero male e non è accettabile che chi l’ha investito sia scappato, senza essere stato identificato e senza che neanche abbia pagato i danni…







