Nell’ultimo fine settimana di marzo abbiamo partecipato all’Aquila Gravel, due giorni tra gare e cicloturismo attorno a Vicenza, in cui abbiamo assaporato due volti dello sterrato. L’organizzatore dell’evento era Cicli Liotto, una storica azienda del territorio vicentino, fondata nel 1922 da Luigi Liotto e ora portata avanti dai nipoti Pierangelo, Luigina e Doretta.
Durante il fine settimana, nell’area expo allestita sulle sponde del Lago di Fimon, abbiamo così potuto notare e ammirare il gran numero di modelli gravel prodotti da Liotto. Da quelli in alluminio pensati per il bikepacking rilassato a quelli full carbon con spiccato spirito race. Una volta tornati a casa abbiamo contattato Pierangelo Liotto per farci raccontare più nel dettaglio com’è nata e come si è evoluta la loro linea per lo sterrato.


Pierangelo, quando è nata la vostra prima gravel?
Abbiamo iniziato a produrre le prime dieci anni fa, diciamo che ci abbiamo creduto subito. Il primo modello era in alluminio con forcella in carbonio, e con il gruppo Sram Apex, il primo nato espressamente per il gravel. Mi sono fatto subito un giro sui Colli Berici per capire in prima persona, io che arrivavo dalle bici da strada, e sono tornato molto soddisfatto. Da lì è partito tutto.
E come è continuato?
Poi è nata la versione in carbonio e subito dopo quella in acciaio. Ora spingiamo soprattutto questa, perché è polivalente per tutti gli utilizzi, dalle uscite quotidiane ai viaggi.
All’Aquila Gravel abbiamo anche notato il modello Gravel Race, che non passa inosservato.
La Gravel Race è nata quattro anni fa, quando stava nascendo anche tutta la parte competitiva del gravel. D’altronde il primo mondiale gravel si è fatto qui, nelle nostre strade. Quindi abbiamo pensato ad un modello con tubature in carbonio e una geometrie race, e negli anni abbiamo fatto diversi upgrade. Come il carro posteriore asimmetrico e l’introduzione del forcellino UDH. La proponiamo con due forcelle, una con passaggio ruote da 35 mm e una con passaggio da 45 mm.


35 mm non sono pochi per una gravel? Ora vediamo spesso bici da corsa con queste tolleranze.
Secondo me una bici da corsa con gomme così grandi non è quasi più una bici da corsa. Comunque quello era il primo allestimento di quattro anni fa, poi ci siamo adattati anche noi alle tendenze di copertoni più larghi. L’idea per la Gravel Race era di produrre una bici compatta, con linee aerodinamiche, che con due paia di ruote potesse comprendere diversi usi. La stessa filosofia che sta dietro all’altro nostro modello Road Gravel SL.
Quindi nelle due versioni cambia soltanto la forcella anteriore?
Sì, perché il carro posteriore è già predisposto per poter ospitare gomme fino a 45 mm. Però bisogna decidere prima quale configurazione si vuole perché cambia l’altezza della bici, come quando si monta una forcella ammortizzata. Cambia l’altezza e l’angolo dello sterzo.
La Gravel Race che abbiamo visto all’evento è in monoscocca?
No, sono tubi in carbonio stampati in Italia che vengono poi fasciati a mano, come fosse un telaio in acciaio. Questa lavorazione ci permette di realizzare, oltre alle misure standard che abbiamo in catalogo, anche geometrie personalizzate. E senza costi aggiuntivi.


Il vantaggio di essere una realtà artigiana.
Riusciamo a venire incontro anche a chi ha bisogni particolari, magari le gambe o il busto più lungo della norma. Proprio in virtù del fatto che ogni bici è prodotta singolarmente e non in maniera industriale, ecco perché non ci sono costi in più, perché ogni nostra singola bici viene fatta una per una. Facciamo decidere poi anche il gruppo e i componenti, anche se proponiamo già dei montaggi.
Restando sulla Gravel Race, una cosa che ci ha colpiti è la colorazione.
Sì è un colorazione molto particolare, fatta a mano con dei batuffoli cotone, in modo che ogni bici alla fine sia unica, e con fogli dorati nella forcella anteriore e nel carro posteriore, oltre che nello stemma frontale e nella scritta Liotto. Poi naturalmente ci sono anche gli altri colori standard, anche questi a scelta del cliente.
Quindi quanti modelli gravel avete ora nel catalogo di Cicli Liotto?
In questo momento sono sette. Abbiamo davvero ogni scelta per accontentare dal neofita al gravellista più evoluto. Anche in termini di prezzi, andiamo dai 1.600 euro della bici in alluminio agli 8000 della Race. Ma ci tengo a dire che quella da 1.600 euro è fatta con la stessa cura di quella top di gamma, perché si tratta sempre di una lavorazione artigianale.


Novità per il futuro della produzione Liotto?
A breve uscirà un bici in titanio, con le stesse geometrie della Steel Gravel Plus, il modello in acciaio, ma appunto realizzata con il metallo più nobile. La Steel Gravel Plus tra l’altro è un recente upgrade, del modello Steel Gravel. Ora può montare gomme fino a 50 mm di larghezza ed è predisposta per il bikepacking con fori sia sul telaio che sulla forcella.
Quanto vale il gravel nelle vostre vendite?
Adesso certamente vendiamo più bici gravel che da corsa, diciamo che siamo su un 70 a 30. La tendenza è questa, ed è comprensibile. Perché se mi entra un neofita per il noleggio io gli dò una gravel, perché è molto più versatile. La bici da corsa è più tecnica, mentre questa fa innamorare di più le persone, è accogliente e comoda.
Infatti all’Aquila Gravel i partecipanti erano molti più alla cicloturistica che alla gara del sabato
Storicamente abbiamo sempre organizzato la granfondo qui a Vicenza, ora invece è più facile fare una manifestazione gravel, ci dà anche più soddisfazione, sia a noi che ai volontari che lavorano durante l’evento. Nelle granfondo c’è tensione sempre, da quando si iscrivono perché vogliono sapere delle griglie di partenza fino alla fine, quando escono i risultati. Alla cicloturistica invece le persone sono rilassate, sorridenti, si fermano ai ristori, chiacchierano tra loro e con noi, c’è un clima diverso.


I numeri di Liotto sono cresciuti rispetto allo scorso anno?
Abbiamo avuto un incremento del 20 percento, chiudendo le iscrizioni a 500 partecipanti. Volendo ne avremmo potuti avere di più ma abbiamo deciso di avere un limite per gestire tutto al meglio e dare un servizio di qualità, soprattutto per quanto riguarda i ristori, che erano tutti in agriturismi del territorio, con prodotti locali.
Cosa che, confermiamo noi che c’eravamo, è stata molto apprezzata.
Di eventi del genere ormai ce ne sono molti ed è fondamentale trovare il modo di differenziarsi, appunto puntando sulla qualità dei servizi. Poi abbiamo tenuto una cifra d’iscrizione molto bassa, 25 euro fino all’ultima settimana. Considerando che nel percorso lungo c’erano quattro ristori, più il pacco gara e tutta l’organizzazione, è una cifra piuttosto popolare. E i numeri infatti ci stanno dando ragione.







