Oltre alla Strade Bianche per i professionisti, lo scorso fine settimana si è corsa anche l’omonima granfondo dedicata agli amatori. Il giorno successivo a Pogacar & co. sono partite da Siena migliaia di persone, arrivate da tutto il mondo per pedalare sui celeberrimi sterrati toscani.
La Strade Bianche è, infatti, una delle pochissime granfondo italiane a non risentire della crisi del settore. Anzi, quest’anno i partecipanti sono cresciuti da 6500 a 8500. Molto del suo successo, naturalmente, lo fa il percorso. Anche soltanto arrivare in Piazza del Campo è qualcosa che si ricorda per tutta la vita. Ma, oltre al tracciato e al territorio che attraversa, c’è dell’altro per spiegare la popolarità di quest’evento? Quali sono le prospettive per il futuro? Ne abbiamo parlato con Luca Onofrio, responsabile dei Mass Events di RCS.
«Sicuramente il percorso e il territorio sono fondamentali – ci spiega Onofrio – si pedala in mezzo a scenari che sono unici non solo in Italia, ma in tutto il mondo. C’è molta promozione di questi luoghi a tutti i livelli, a partire dalla Regione ma non solo. E’ giusto ricordare anche Eroica che ha scoperto questi percorsi e li ha resi famosi. Noi di RCS stiamo promuovendo la Strade Bianche come un evento in cui ci si diverte, come una festa, a partire dal villaggio che allestiamo in Fortezza. Poi c’è da ricordare che questa è l’unica granfondo in Italia che si abbina a due gare dei professionisti, sia maschile che femminile».


Quest’anno siete passati da 6500 a 8500 partecipanti, facendo comunque sold out. Com’è andata?
Le richieste c’erano quindi abbiamo deciso di aprire a 2000 iscritti in più. Per far funzionare tutto al meglio abbiamo diviso le partenze della granfondo e della mediofondo, alle 7 e mezza la mediofondo e alle 9 la granfondo. Questo ci ha permesso di evitare un’eccessiva ressa alla partenza, e di liberare il percorso nel tratto finale agli iscritti della granfondo. Naturalmente questo ci ha obbligati ad allungare gli orari di chiusura delle strade, lavorando di concerto con il comune e le forze dell’ordine.
Ha funzionato?
Avevamo un po’ di pensieri alla vigilia, perché quando cambi dei meccanismi consolidati c’è sempre un pizzico di incertezza, anche pensando a chi partecipa alla granfondo da molti anni ed è abituato a un certo format. Ma ha funzionato. Sia in partenza che all’arrivo c’era meno gente, e l’esperienza dei partecipanti è stata migliore. La differenza principale è stata che si doveva scegliere il percorso prima della partenza, avendo orari differenti, mentre fino all’anno scorso si poteva decidere anche lungo strada. In questo modo però specie nei primi chilometri c’è stata meno ressa e il livello di sicurezza è migliorato, come anche tutti i servizi lungo il percorso.


Come si sono divisi gli iscritti tra medio e lungo?
Abbiamo avuto 6000 persone nella granfondo e 2500 nella mediofondo. Questo perché, comprensibilmente, chi arriva qui magari da lontano si vuole godere l’evento il più possibile.
A proposito di arrivare da lontano, avete anche una grande partecipazione dall’estero. In percentuale?
Il 35 percento degli 8500 iscritti sono arrivati dall’estero, l’anno scorso erano il 30 percento, quindi sempre in crescita. E di 76 nazionalità diverse, circa un terzo dei Paesi del mondo, a riprova dell’appeal che ha questa manifestazione. Naturalmente c’era molta Europa, Belgio e in Inghilterra soprattutto, ma abbiamo avuto anche diversi dagli Stati Uniti. Questo perché lavoriamo anche con i tuor operator che hanno clienti a livello mondiale.


Avete in mente altre novità? Si parla spesso di inserire nelle granfondo i tratti cronometrati.
E’ un pensiero che abbiamo e che stiamo valutando. Vogliamo trovare il modo di garantire la parte competitiva per chi vuole l’agonismo, ma allo stesso tempo fare vivere una bella esperienza per chi vuole solo godersi il percorso. In questo senso già la divisione delle due partenza ci ha aiutato ma appunto ci stiamo pensando anche per le prossime edizioni.
Come vedi, in generale, il futuro delle granfondo, si orienteranno sempre meno all’agonismo?
Vedo sempre più persone che vogliono esserci per partecipare e non per gareggiare, per pedalare sulle strade che hanno percorso il giorno prima i professionisti, e godersi il panorama. Credo che il nostro compito sia coinvolgere sempre più persone che usano la bici come mezzo di scoperta. Poi ci sarà sempre una percentuale che vuole gareggiare e occorre integrare anche loro. Sarebbe molto utile capire lo spirito con cui si iscrivono i partecipanti, e vorremmo trovare un modo per farlo, aiuterebbe anche noi a tararci per il futuro.


Una cosa che la ha la granfondo Strade Bianche e che le altre non hanno?
I posti che attraversa sono davvero unici, Quest’anno me ne sono reso conto ancora di più per la pioggia, che ha reso gli sterrati ancora più epici. Immagini come quelle che abbiamo visto all’arrivo, con le persone coperte di fango e felici, difficilmente ti arrivano da altri eventi. Quegli sterrati sono davvero particolari, non è strada e non è gravel, strade del genere non se ne trovano in giro per il mondo.
Qual è l’obiettivo per il prossimo anno, arrivare a 10mila iscritti?
Vorremmo crescere nella mediofondo, dove abbiamo ancora margini di miglioramento, quindi quel numero non è così irrealistico. Ma sempre mantenendo alta la qualità dell’esperienza di chi partecipa, che forse è il vero segreto della granfondo Strade Bianche.







