| 24 Settembre 2024

Persi nella magia delle Foreste Casentinesi con Unpaved Roads

SANTA SOFIA – Il barista del caffè adiacente il villaggio di partenza ci porge il cappuccino e, con spiccato accento romagnolo, ci fa: «Ma se non è una gara perché vengono anche da così lontano?». Gli rispondiamo con un sorriso: «Probabilmente perché vogliono vedere questi bei posti» Mancano pochi minuti al via dell’ultima tappa del circuito Unpaved Roads, buttiamo giù il cappuccino, riprendiamo la bici appoggiata ad un tavolino e ritorniamo al villaggio.

L’organizzatore Peppe Esposto sta concludendo il briefing pre-partenza. Sciorina gli ultimi consigli su quello che ci aspetta dentro al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, perché è proprio qui che si svolgerà il cuore di questa prova riservata a gravel e mtb. Siamo tra Romagna e Toscana, dove l’Appennino s’increspa formando paesaggi che a malapena si intuiscono se lo si attraversa in superstrada.

No race, no stress

Sulla piazza di Santa Sofia viene dato il via al grido di “No race, no stress” e circa 270 ciclisti salutano l’arrivo dell’autunno con il primo colpo di pedale. Ci piace questa formula senza classifiche. Si parte lentamente come se fossimo un unico gruppo organizzato e solo il primo tratto asfaltato che sale verso le Foreste contribuisce a sgranare il gruppo.

Ci piace ancora di più la varietà delle persone che vi partecipano. Si va dal gravellista di lungo corso che sfoggia il polpaccio scolpito alla neofita dell’e-bike che è qui col proprio compagno. «Se ti alleni ancora un po’ l’anno prossimo la fai con la muscolare», le dice.

Finito l’asfalto, si entra nel Parco: la Foresta sta per inghiottirci, Unpaved Roads entra nel vivo
Finito l’asfalto, si entra nel Parco: la Foresta sta per inghiottirci, Unpaved Roads entra nel vivo

Unsupported (con due ristori)

I percorsi proposti sono due, uno da 72 km e 1.800 metri di dislivello ed uno di 43 km per un guadagno di 1.100 metri. Dopo una dozzina di chilometri di asfalto, finalmente ecco lo sterrato. Siamo già in salita da un paio di chilometri e ne avremo altri otto fino al primo ristoro di Casanova dell’Alpe, quasi tutti all’insù.

Siamo tutti sotto sforzo su questa strada forestale ben battuta ma severa. «Ho finito i rapporti», sdrammatizza un ragazzone che ci ha affiancato per un attimo. 

Le prove di Unpaved Roads sono “unsupported” il che significa che, ad eccezione dei due ristori sul percorso lungo (uno sul corto), bisogna essere autosufficienti. Non ci sono cartelli ad indicare il percorso, né assistenza meccanica. E anche qui notiamo come questa formula abbracci un ampio ventaglio di partecipanti. Da quello minimalista con appena una borraccia sul telaio e un multitool nel taschino, a quello con un set completo di borse da bikepacking più zainetto in spalla. Noi abbiamo optato per una via di mezzo. Borsellino top tube per portafogli e qualche barretta (mai usate, i ristori sono stati ampiamente sufficienti) e borsa frame bag con un giacchino per affrontare le discese nei boschi e un kit antiforatura.

Unpaved Roads ha eventi unsupported. Unica eccezione i due ristori: qui il primo presso una chiesetta a Casanova dell’Alpe
Unpaved Roads ha eventi unsupported. Unica eccezione i due ristori: qui il primo presso una chiesetta a Casanova dell’Alpe

Nel cuore della foresta

Dopo il primo ristoro, il percorso lungo prosegue verso sud sul crinale della montagna a quasi mille metri di quota. Presto però si tuffa in discesa nelle vere Foreste Casentinesi e qui… inizia la magia. Per circa venti chilometri pedaliamo inghiottiti dagli alberi, senza quasi scorgere il cielo. Addirittura il primo tratto di questa discesa lo percorriamo completamente da soli. Sembra quasi un dono perché al ristoro che ci siamo lasciati alle spalle c’erano decine di persone. 

Ce lo godiamo tutto questo silenzio. L’unico rumore che lo accompagna è quello del crepitìo delle ruote della nostra gravel, tanto che distinguiamo la diversità dei fondi. Ora un “crac” sui rametti caduti, ora una serie di sobbalzi sulle pietre più sporgenti, ora un soffice “swish” quando passiamo sulla terra ancora umida dalle recenti piogge.

Il sole non filtra tra le fronde, ma gli occhiali fotocromatici fanno il loro lavoro facendoci bastare quel po’ di luce che c’è. In certi momenti non si può non fermarsi a contemplare faggi, aceri, frassini, olmi… seguendoli con lo sguardo fino in cima, dove finalmente c’è un po’ di luce.

Nel bosco quasi non si vede il cielo. Gli unici rumori sono quelli delle ruote sul terreno
Nel bosco quasi non si vede il cielo. Gli unici rumori sono quelli delle ruote sul terreno

Una maglia azzurra nel bosco

Riprendiamo a scendere su questo ampio sentiero forestale che non presenta particolari difficoltà tecniche e ritroviamo anima viva su una curva che attraversa un ponticello. Un partecipante sta scattando una foto ad una cascata d’acqua che si è fatta spazio tra la montagna. E altre ce ne saranno nel corso della discesa. Quest’ultima si conclude in un punto che dista pochi chilometri in linea d’aria dal noto Eremo di Camaldoli, posto sull’altro versante

Dopo una serie di saliscendi ci troviamo ad un bivio, sempre nel cuore della foresta. A sinistra una sterrata più malandata, a destra un ponticello in legno. Smanettiamo sul navigatore per leggere la traccia Gps fornita dagli organizzatori, ma in lontananza, tra gli alberi, scorgiamo una maglia azzurra. E’ il segno che dobbiamo prendere il ponticello per raggiungere quel ciclista. O almeno provarci, dato che, una volta attraversato il torrente, inizia la seconda salita impegnativa di giornata, uno strappo di 4 chilometri al 10 per cento.

Anche cascate e torrenti nel tratto della foresta
Anche cascate e torrenti nel tratto della foresta

Vietato all’uomo

Salendo verso i mille e passa metri del valico la vegetazione si dirada e sentiamo che sta per finire la magia di questi chilometri passati nelle viscere del bosco.

«Non finisce più!»  scherza una voce alla nostra sinistra, riferendosi alla salita. E’ Andrea Borchi, organizzatore del Tuscany Trail e co-organizzatore con Peppe Esposto di questa Unpaved Roads. Pedalando sugli sterrati che lui stesso ha tracciato ci facciamo raccontare le peculiarità di queste splendide Foreste Casentinesi.

«Sono una sorta di foreste sacre – dice –  sono le foreste di San Francesco. E sono talmente preziose che c’è una parte di esse, la Riserva di Sasso Fratino, che è preclusa all’uomo. Ci possono accedere solo ricercatori e personale autorizzato e ci siamo passati vicino qualche chilometro fa. Questo per dire dell’impegno che ci mettiamo in fase di tracciatura dei percorsi per tirare fuori il meglio possibile dalle zone attraversate».

Voglia di tornare

Ormai siamo al secondo ristoro, quello di San Paolo in Alpe. La vista finalmente si apre sulle vallate lontane e su alcuni calanchi. Qui scambiamo due battute con Marco Spinelli, cicloamatore di Bergamo: «Avevo già partecipato alla Unpaved Roads di Punta Ala (la seconda delle quattro tappe di Unpaved Roads, le altre si sono tenute a Tarquinia e a Bormio, ndr) e non ero mai stato in queste zone. Cosa mi è piaciuto di più? Sicuramente pedalare nei boschi».

Le difficoltà sono pressoché finite. Si scende di nuovo su un’ampia strada forestale, dapprima su ampi tornanti e poi su dei tratti più veloci. Complice un fondo meno sconnesso, viene di lasciare andare i freni prima di rientrare sull’asfalto che porta a Santa Sofia.

Il paese si è riempito di gente che sta partecipando alla Sagra del Tortello alla Lastra, un piatto tipico di queste montagne a cavallo tra Toscana e Romagna. Si chiama così perché viene cotto su una lastra di arenaria e noi lo assaggiamo al ristoro all’arrivo. Ma il nostro cuore è rimasto lassù tra le foreste. E al pensiero che fra poche settimane ci sarà un’esplosione di colori autunnali quasi ci viene voglia di tornarci per un bis…

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