L’ultimo fine settimana di giugno a Cuneo prenderà il via la 37ª edizione della Granfondo La Fausto Coppi, uno degli eventi agonistici più longevi e apprezzati nel panorama nazionale. Il nome è un omaggio al Campionissimo, che proprio dalla città piemontese partì per una delle sue imprese più celebri, la tappa Cuneo-Pinerolo al Giro d’Italia del 1949.
La granfondo veleggia verso i quarant’anni, un traguardo che segna la piena maturità, e non a caso è diventata più di una semplice competizione tra amatori. La Fausto Coppi è ormai una tre giorni che contiene anche incontri culturali, gravel, concerti, e anche una mezza maratona. Il tutto con uno spiccato spirito internazionale. Ne abbiamo parlato con Davide Lauro, da diciott’anni a capo dell’organizzazione.


Davide, cominciamo dall’inizio. Com’è nata la granfondo Fausto Coppi?
La Fausto Coppi è una delle granfondo con più storia in tutto il panorama italiano. L’evento è nato nell’87, lo stesso anno della Maratona Dolomiti, secondi solo alla Nove Colli, la decana delle granfondo del panorama nazionale. Io sono al timone dell’organizzazione da 18 anni, assieme alla mia fidata collega Emma Mana.
Come si è evoluta nel corso di tutti questi anni?
C’è stato un cambio di rotta nel modo di vivere le granfondo in generale e chi ha capito in tempo questa evoluzione è andato avanti, adattandosi a quello che richiede il mercato. L’approccio agonistico è mutato, l’agonismo sfrenato di una volta non c’è più. Se 40 o 30 anni fa era una cosa più legata alle squadre che venivano a competere, oggi la Fausto Coppi è diventata un evento che forma attorno a sé una community.
In che senso? Rimane comunque un evento agonistico, giusto?
Sì, ma ora la maggior parte di chi partecipa cerca un weekend di sport, svago e divertimento. Non come in passato, dove veniva solo per la gareggiare col numero sulla schiena.


E come vi siete mossi per venire incontro a queste nuove richieste?
Attorno alla gara della domenica abbiamo creato tutta una serie di eventi che danno valore e identità a La Fausto Coppi. Anche oltre alla bici. Il venerdì sera organizziamo una mezza maratona certificata dalla FIDAL, inoltre ci sono gli incontri culturali, come convegni, talk, presentazioni di libri e concerti. E una bella proposta gastronomica con prodotti del territorio.
Quasi più un festival ciclistico che una granfondo…
L’anno scorso abbiamo lanciato anche l’edizione zero di un evento gravel, che è andato bene e che infatti riproporremo anche in questa edizione. L’abbiamo chiamato “Fausto de Tierra”, saranno circa 67 chilometri con partenza il sabato mattina, per un numero chiuso di 300 partecipanti. La manifestazione attira ancora chi cerca la competizione, certo, ma anche e sempre di più moltissimi visitatori da tutto il mondo che vogliono godersi Cuneo per tre giorni.
Una grande promozione del territorio, immaginiamo.
Abbiamo commissionato al Politecnico di Torino uno studio sull’impatto economico, ambientale e sociale dell’evento del 2025, siamo gli unici ad avere uno studio simile a livello nazionale. Sono usciti fuori dei dati che definirei molto, molto interessanti. Basti pensare che durante i tre giorni a Cuneo, una città di 50 mila abitanti, l’evento ha generato quasi 2 milioni di euro di indotto. In più, siamo anche certificati come Eco Evento da Legambiente.


Per quanto riguarda i numeri dei partecipanti invece?
L’anno scorso abbiamo avuto 2.546 iscritti, con 7.812 presenze totali, contando sia i partecipanti che gli accompagnatori durante tutto il fine settimana. Una cosa che ci distingue direi da sempre è la forte partecipazione straniera, storicamente siamo arrivati ad avere fino a 42 nazioni rappresentate in un’unica edizione. Alcune anche con un solo iscritto, come Taipei, Malesia, ed Ecuador, altre invece con un contingente più folto. Nella nostra maglia, che tutti gli iscritti indossano durante l’evento, sono rappresentate le bandiere di ogni nazione che è passata di qua, oltre 80. Quest’anno per il momento siamo intorno ai 30 Paesi partecipanti, perché per la situazione geopolitica ci manca buona parte dell’Oriente.
Infatti una delle vostre particolarità è di avere ad ogni edizione un Paese ospite. Come funziona questo aspetto?
Abbiamo sempre puntato forte sull’estero, investendo molto nella comunicazione sulle riviste specializzate internazionali. Dal 2018 abbiamo deciso di dedicare l’evento a una nazione con una tradizione ciclistica importante. Questo ha dato il via a un percorso che coinvolge direttamente le Ambasciate in Italia, con la presenza fissa dell’ambasciatore e del suo staff. Avere l’esponente massimo del Paese qui con noi, a disposizione dei partecipanti, è un valore aggiunto incredibile. Nel 2026 sarà la volta della Danimarca, che faremo conoscere a livello turistico, culturale e gastronomico.


Un esempio?
Un esempio che può sembrare piccolo, ma che per noi non lo è, è che nelle settimane precedenti a La Fausto Coppi organizzeremo nella biblioteca di Cuneo delle letture delle fiabe di Hans Christian Andersen per un migliaio di bambini delle scuole.
Una conferma dell’impressione che La Fausto Coppi sia molto più di una granfondo.
Cerchiamo di andare oltre la sola performance sportiva, certamente, di innovarci sempre. E i risultati ci sono. Quest’anno l’affluenza è cresciuta del 20 percento rispetto all’anno scorso, e le iscrizioni sono ancora aperte. Cosa che non può che renderci orgogliosi.







