Le Marche hanno una caratteristica che in bicicletta emerge più che altrove: non hanno bisogno di andare alla ricerca di chissà quale paesaggio spendibile. Mare, colline, borghi, strade secondarie, abbazie, tradizioni, prodotti tipici e piccoli centri abitati sono già lì, a comporre una rete che la bicicletta può attraversare e soprattutto mettere in relazione. Il punto, però, è trasformare questa ricchezza in un’offerta turistica organizzata, riconoscibile e accessibile.
E’ proprio da questa esigenza che nasce NoiMarche BikeLife, progetto che mette in relazione l’esperienza territoriale di NoiMarche con quella cicloturistica di MarcheBikeLife. Non semplicemente un nuovo marchio (marchio tra virgolette), ma un modo diverso di pensare la promozione delle Marche attraverso la bicicletta. Il principio è semplice: costruire itinerari permanenti, collegare i Comuni, coinvolgere gli operatori e fare in modo che il cicloturista non sia soltanto qualcuno che attraversa un territorio, ma un ospite che viene accompagnato a conoscerlo.
Lo abbiamo verificato direttamente durante i tre giorni trascorsi nelle Marche pedalando per oltre 140 chilometri tra Fano, Colli al Metauro, Cartoceto, Fossombrone, Mombaroccio, Mondolfo e San Costanzo. Un piccolo segmento rispetto alla grande rete di Strade di Marca, oggi proposta come un itinerario di circa 900 chilometri attraverso 31 Comuni. Per tirarli dentro, per far capire loro l’importanza di tale progetto che è un enorme lavoro da parte di Loredana Micono (NoiMarche) e Mauro Fumagalli (Marche BikeLife).


Un progetto che parte dai Comuni
La differenza più interessante di NoiMarche BikeLife si comprende proprio incontrando gli amministratori e le realtà locali. Il progetto non nasce infatti dall’alto, con un prodotto turistico confezionato e poi semplicemente proposto ai territori. Sono i territori stessi a entrare nella costruzione della proposta, mettendo a disposizione luoghi, conoscenze, servizi, storie e persone.
Civitanova Marche è il Comune capofila e il progetto ha progressivamente costruito una rete intercomunale capace di mettere in comunicazione realtà molto diverse tra loro. La bicicletta diventa così un elemento di connessione: porta il turista dalla costa verso l’interno, attraversa le vallate, sale sulle colline e raggiunge borghi che, senza una mobilità lenta, rischierebbero di rimanere fuori dai tradizionali circuiti turistici. Il sito ufficiale presenta oggi Strade di Marca come un itinerario permanente che attraversa tutte le province marchigiane, con servizi bike friendly, bike hotel, guide, noleggi e officine a supporto del viaggio.
Ma c’è un aspetto ancora più importante: la presenza delle amministrazioni comunali rende il progetto concreto. E’ questa la vera differenza e quel che abbiamo potuto constatare. Durante il nostro viaggio abbiamo parlato con chi amministra questi luoghi e con chi quotidianamente lavora per accoglierci. Abbiamo capito che il cicloturismo non viene considerato semplicemente come una nicchia sportiva, bensì come uno strumento per distribuire i flussi, valorizzare i piccoli centri, destagionalizzare e portare persone anche dove il turismo tradizionale arriva meno.
In questo senso la bicicletta diventa un linguaggio comune. Permette di mettere allo stesso tavolo amministratori, operatori turistici, ristoratori, strutture ricettive e associazioni. E permette al visitatore di passare da un’esperienza all’altra senza percepire confini amministrativi: quelli che sulla cartina sono Comuni differenti, in sella diventano semplicemente tappe dello stesso viaggio.


La bici il filo conduttore
C’è poi il modo in cui questo progetto interpreta la bicicletta. Non soltanto strada da percorrere, chilometri da accumulare o dislivello da superare, ma uno strumento per entrare in contatto con il territorio. E’ una filosofia che appartiene da sempre a MarcheBikeLife, realtà nata come laboratorio di cicloturismo e specializzata nella creazione di tour guidati, liberi e personalizzati. Arte, cultura, borghi, natura, spiritualità, gastronomia e prodotti del territorio diventano altrettanti motivi per pedalare.
Durante il press tour questo concetto è emerso con particolare chiarezza. Una strada può raccontare una vallata, una sosta può diventare l’occasione per conoscere un prodotto, un borgo può trasformarsi nella destinazione di una pedalata e una visita può dare un significato diverso a quei chilometri percorsi poco prima. La cosa su cui abbiamo riflettuto alla sera quando stanchi ma felici andavamo a letto è che forse poi non c’è una separazione netta fra ciclismo e turismo: semplicemente la bici è il mezzo attraverso il quale il visitatore costruisce la propria esperienza.
Vi facciamo un esempio. A Montemaggiore siamo andati a visitare il Museo di Winston Churchill. Premesso che neanche sapevamo né di questo museo, né che Churchill fosse venuto direttamente sul fronte durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo aver visto il museo, tornare a pedalare su quelle vallate ha assunto tutt’altro aspetto. Una consapevolezza diversa. Eravamo non in un luogo qualunque, ma sulla Linea Gotica, ultima strenua difesa della ritirata nazista.
Abbiamo fatto la premessa che non sapevamo del museo e della presenza del grande statista inglese. Ebbene anche questo è un aspetto su cui riflettere. Perché una cosa così bella ed importante resta di nicchia? Chi viene in questa terra di mezzo fra costa e Appennino a visitarlo? Ed ecco che entra in scena la bici e il suo potere mostruoso in fatto di turismo slow, di nicchia, di territorio, lasciateci dire. In una parola NoiMarche Bikelife.


Il Passaporto del Cicloturista
Dentro questa filosofia trova posto una delle iniziative più curiose di NoiMarche BikeLife: il Passaporto del Cicloturista. Passaporto del Cicloturista non è soltanto un gadget, ma un modo intelligente per trasformare l’itinerario in una piccola sfida personale e, allo stesso tempo, spingere il cicloturista a entrare davvero nei luoghi che attraversa.
Il meccanismo è semplice. Il riferimento è il percorso permanente di Strade di Marca, suddiviso in tappe, lungo il quale il cicloturista può raccogliere i timbri nei Comuni attraversati. Ogni Comune vale un timbro e, raggiunte determinate soglie, arrivano i riconoscimenti ufficiali: la borraccia NoiMarche BikeLife e, completando l’intero percorso previsto, anche la T-shirt e un attestato. Il sito ufficiale indica attualmente 31 punti complessivi.
Il valore dell’iniziativa, però, va oltre la raccolta dei timbri. Pensiamo alle nostre escursioni: arrivare in un paese, fermarsi, cercare il punto di timbratura, entrare in un’attività o incontrare qualcuno significa interrompere la logica del semplice passaggio. Il ciclista non è più soltanto un utente della strada, ma diventa un visitatore.
E questo si lega perfettamente alla natura delle escursioni proposte dal progetto. Un itinerario può essere affrontato in un giorno oppure diventare parte di un viaggio più lungo; può partire dalla costa e spingersi verso l’entroterra, oppure seguire una delle tante diramazioni locali. Il Passaporto crea così una motivazione ulteriore per tornare, completare una tappa, cercare un nuovo timbro e scoprire un altro Comune. E’ una piccola idea, ma racconta bene la filosofia complessiva: non attraversare le Marche, ma viverle.


La sfida: continuare a crescere
Il nostro viaggio ha confermato le potenzialità del progetto, ma anche la necessità di continuare a lavorare sulla qualità dell’esperienza. Il patrimonio c’è e la rete esiste. Il passaggio successivo è fare in modo che ogni elemento della filiera sia facilmente leggibile e fruibile dal cicloturista.
A nostro avviso, per esempio, la segnaletica resta fondamentale. Il cicloturista contemporaneo è abituato a programmare spesso il viaggio attraverso strumenti digitali e in autonomia. NoiMarche BikeLife propone questo, ma suggerisce fortemente di appoggiarsi alle guide proprio per entrare in profondità e in simbiosi con il territorio e la sua gente.
Non c’è poi solo il grande percorso che unisce tutti e 31 i Comuni. Per ognuno di questi, Fumagalli, ha ideato tre itinerari che puntano alla capillarizzazione di quello specifico territorio. Il che è un approccio che ci piace molto. Che si lega al turismo slow di cui dicevamo sopra. E per essere anche più pratici, è una soluzione che va incontro a chi non ha poi tutto questo tempo per affrontare il grande giro, perché resta sul posto il tempo di un weekend, perché non è allenato… Le motivazioni possono essere mille, ma in ogni caso con questi tre percorsi si valorizza dal punto cicloturistico (e paesaggistico a nostro avvivo il primo souvenir e la prima cosa da vedere) di quel Comune.
Tra l’altro con l’avvento della gravel non serve neanche più fare la distinzione fra percorsi MTB, strada, e-bike…
NoiMarche BikeLife costruisce un sistema territoriale nel quale la bicicletta diventa il mezzo per tenere insieme paesaggio, cultura, economia locale e accoglienza.
Il nostro press tour è stato soltanto un assaggio. Abbiamo percorso una piccola parte di un progetto molto più ampio e, soprattutto, abbiamo incontrato le persone che lo stanno costruendo. Nel prossimo articolo entreremo invece dentro le pedalate: le strade, i borghi, le salite, le soste e quelle esperienze che permettono di capire cosa significhi davvero vivere le Marche in bicicletta.







