Si può collezionare qualsiasi cosa. Il collezionismo è sinonimo di passione e anche il ciclismo è fortemente legato a questa caratteristica dell’essere umano. Ma qui non parliamo di memorabilia, perché si possono collezionare anche imprese. Non vittorie, o almeno non per come sono comunemente intese. Qui si parla di vittorie contro se stessi, di scalate assommate a scalate. E’ il Club des Cent Cols, fondato in Francia e che ha ormai aderenti in tutto il mondo. Per farne parte basta avere conquistato almeno 100 vette in sella alla propria bici, di cui 5 toccando i 2.000 metri e oltre…
Il club esiste da oltre mezzo secolo e non fa distinzione di bici: che sia strada, mtb, gravel o qualsiasi altro mezzo a due ruote (ma non le e-bike) va bene per affrontare la scalata ed entrare nel club, aggiornare il proprio record. A raccontare la storia del Club è Luigi Spina, responsabile della sezione italiana (ci sono sezioni in varie parti del globo, ma l’epicentro resta in Francia).


«La nascita risale al 1970, a Jean Perdoux che scalando il Col du Luitel annuncia di aver toccato la sua centesima cima. Ma accorgendosi di non essere il solo né tantomeno il primo ad averlo fatto, lancia sulla rivista della Federazione di Cicloturismo l’idea di riunire tutti i collezionisti nel Club des Cent Cols. La risposta è entusiastica e l’anno dopo si ha la sua fondazione. Noi come italiani abbiamo aderito nel 1972».
Quanti sono ora gli iscritti?
Se ne contano attualmente 1.890, noi siamo 77, ma in totale sono oltre 8.300 coloro che ne hanno fatto parte in questo lungo lasso di tempo. Tra loro anche gente importante come Eddy Merckx e Bernard Thevenet (due volte vincitore del Tour, ndr), il più giovane è Maxime Odemer, a 11 anni ne ha già scalati 205, il più anziano Henri Boisseau, 93 anni e 3.048 ascese. Ma il primato ce l’ha Pierre Brivet che al 1° gennaio aveva all’attivo qualcosa come 13.177 colli.


In che cosa consiste l’impegno di delegato tecnico di un gruppo all’interno del club?
Io come delegato organizzo ogni anno un raduno in una regione diversa, in modo che ci si possa trovare per pedalare insieme, chiacchierare, mangiare, bere. E nello stesso tempo raccolgo le liste dei Colli che i centrocollisti hanno realizzato durante l’anno. Queste vengono poi mandate al sito che cura la pubblicazione di una rivista annuale con una specie di tabellone dove sono riportati. Oltre ai francesi, noi siamo uno tra i gruppi più numerosi e attivi, con Germania e Svizzera. Non posso negare però che alcuni si sono iscritti anche solo per avere un diploma dei 100 Colli e poi spariscono. Ma sono pochi…
Qual è la spinta che porta ad aderire?
Io credo sia avere uno stimolo per fare sempre dei percorsi nuovi. Abito a Torino e per 20 o 30 volte ogni anno me ne vado ad affrontare Superga e la Maddalena. Poi quando ci sono le vacanze, uno sceglie un posto dove poter fare delle salite.
Come si è diffuso questo club francese fino ad avere così tanti aderenti?
Perché è collegato con la Federazione francese di cicloturismo. In Italia non siamo affiliati a niente e quindi il movimento si diffonde grazie al passaparola o per le amicizie. Ci sono molti che apprezzano questo spirito di collezionare.


Il club francese vuole un’attestazione della salita effettuata?
No, nessuno chiede niente, è basato tutto sulla fiducia. Ma se uno volesse imbrogliare, imbroglierebbe solo se stesso, perché non ci sono premi di alcun tipo. C’è solo il diploma che cambia in base ai numeri raggiunti: 100, 500, 1.000 e così via. Uno chiede il diploma e glielo mandano. Molte salite hanno più versanti, in quel caso basta raggiungere la cima, non importa se sia dal più facile o difficile, anzi si può fare più volte e vale sempre. Certo, tu potresti dichiarare di aver fatto lo Zoncolan anche avendo pedalato solo l’ultimo chilometro, ma che soddisfazione è? Come detto, imbrogli solo te stesso…
Da questo spunto però è venuta anche una funzione aggregatrice con questo incontro che voi fate ogni anno…
Non solo. Spesso organizziamo delle gite insieme, perché si fa amicizia ed è più bello pedalare insieme o comunque anche fare i viaggi in gruppetti di più persone. Io per esempio conosco il tedesco e quindi molti mi dicono di andare insieme a fare tre o quattro giorni in Germania, nella Foresta Nera, piena di colli che sono bellissimi da fare, a parte il tempo che a volte non è molto clemente…


77 italiani: da che zone vengono?
Ci sono tantissimi lombardi e veneti e molti sono piemontesi. Quasi tutti dell’Italia del Nord, anche se c’è un siciliano che è fortissimo, che ha fatto quasi 1.000 colli. Poi un po’ di emiliani e toscani, qualche ligure.
Che rapporto avete con l’organizzazione francese?
Essendo molto più numerosi, sono più organizzati di noi e fanno molti incontri, così come anche gli svizzeri con cui noi ci relazioniamo molto. La Svizzera non è molto lontana, quindi organizziamo delle escursioni insieme, ci si trova in qualche località che hanno individuato. Lì le montagne abbondano, quindi non è difficile fare sempre colli diversi. I francesi invece organizzano dei raduni, scelgono una località e fanno dei soggiorni di quasi una settimana. Fanno ogni giorno delle pedalate diverse, sia per bici da corsa, sia tante gravel che adesso è sempre più di moda.


Questo spirito collezionistico che è insito nel club vi ha spinto anche ad affrontare salite che altrimenti non avreste mai affrontato?
Direi proprio di sì. Io per esempio sono partito, sono andato in Spagna per farmi l’Angliru perché ne avevo tanto sentito parlare. Se non avessi avuto questo stimolo non sarei andato. Poi nell’ambito del club ci sono diverse sfide a cui uno si può iscrivere, per esempio i 100 Colli oltre i 2.000 metri, 100 Colli asfaltati oltre i 2.000 in Europa. E allora uno si appassiona a questo e per fare la collezione di tutti i colli, viaggia. La sa una curiosità?
Quale?
Attraverso il club sono stati stilati cataloghi completi dei colli in tantissimi Paesi, dalla Nuova Zelanda al Giappone, dalla Turchia al Marocco. Così uno ha degli spunti per farsi dei viaggi.







