RDR Zingaro 3.0RDR Zingaro 3.0

| 19 Marzo 2026

Zingaro 3.0, la gravel di RDR Italia che eredita filosofie da MTB

PIEVE A SALTI (SI) – Il suo nome è già tutto un programma: Zingaro 3.0. E’ la proposta gravel di RDR Italia, il brand valdostano che fa del made in Italy un cavallo di battaglia. E non è un caso che li abbiamo incontrati ai Craft Bike Days Italia della scorsa settimana in Toscana.

La Zingaro 3.0 in fibra segue la sua ormai “antenata” in alluminio. Ma il DNA resta lo stesso: alta qualità, personalizzazione totale e persino telaio, ricordiamo in composito, su misura. Di certo le sue linee non ci sono state indifferenti.

Qualità in pole position

E partiamo proprio dal telaio. Si nota fortemente la filosofia di RDR Italia, che è fortemente vocata alla MTB. Ad una prima vista infatti il telaio ricorda proprio quello di una mountain bike front, nello specifico la Deus 3.0. E anche i produttori confermano questa sensazione.

Non solo, ma guardando attentamente il carro ci si accorge che potrebbe essere quasi una soft tail. Con quei foderi così schiacciati e bassi che vanno ad innestarsi nel piantone. Una “soft tail” dove però non ci sono polimeri o microammortizzatori, ma dove è il carbonio che lavora. Ma su questo aspetto torneremo più avanti.
La forcella è rigida e con steli decisamente sovradimensionati, che ne fanno una gravel super precisa, molto maneggevole e soprattutto molto adatta ad assorbire vibrazioni, proiettandola su terreni più accidentati. Ma anche su questo aspetto torneremo.

Una cosa che si nota è la fibra a vista. Ebbene, come ci hanno detto i ragazzi di RDR Italia e come è riportato sul loro sito: «La scelta di non verniciare i propri telai è fatta in primis per esaltare la bellezza della lavorazione artigianale e la qualità delle fibre utilizzate».

Sul telaio grezzo viene posta solo la resina che omogenizza la superficie e “serra” la scritta RDR. A questo si affianca la nanotecnologia che ancora una volta va ad incidere in modo positivo sulla qualità. Il telaio è più rigido e più efficiente.

Gravel o MTB?

Se non fosse per il manubrio “da strada”, manco a dirlo integrato e in fibra, potremmo pensare ad una MTB, come detto. Invece la Zingaro 3.0 è una vera gravel. Solo che a “confonderci” ulteriormente le idee sono elementi come il carro, con quei pendenti che tanto sono votati a smorzare le vibrazioni, la forcella anteriore e persino il reggisella telescopico. Questo sì che è un vero elemento di derivazione MTB.

«Se si pensa ad una gravel per le avventure, per andare nei sentieri – ci ha detto Emanuele Crisi di RDR Italia – meglio avere un reggisella telescopico piuttosto che una forcella ammortizzata. In questo modo si ha il vantaggio di una certa guida e di una distribuzione dei pesi in discesa o sul tecnico estremo, ma nei tratti più scorrevoli o su asfalto non si ha il peso e l’ingombro di una forcella ammortizzata». Insomma, okay il fuoristrada, ma la Zingaro 3.0 è pur sempre una gravel!

Il carro e la forcella che possono dare alloggio a gomme da 29”, con larghezze anche importanti, ben al di sopra dei 2”. Insomma la Zingaro 3.0 è sì una gravel, ma con licenza di offroad… molto off road! Di certo questa è una gravel per viaggiare, per fare avventure e per sfidare i tracciati più tecnici. Difficilmente la si vedrà ai mondiali gravel come quelli che abbiamo visto in Olanda lo scorso anno.

RDR e la personalizzazione totale

Come da caratteristica di RDR Italia, la bici è del tutto personalizzabile. E’ questo un aspetto centrale dell’artigianato italiano che tanto abbiamo ammirato ai Craft Bike Days Italia. Ci si può creare la bici a proprio piacimento, persino negli angoli. Chiaramente sempre con il supporto dei responsabili della casa valdostana, su tutti Cristina Galler e Vincenzo Jeantet, proprietari del brand. Super appassionati e che seguono sempre da vicino la nascita dei loro gioielli.
Non parliamo di produzioni di massa, ma di chicche di mercato ad altissima qualità.

Dicevamo dunque della possibilità di crearsi la propria bici, dagli angoli del telaio fino all’allestimento. E allora provate a sognare. Pensate a cosa vi piacerebbe fare con la vostra gravel…. prima ancora che al modello specifico. Abbiate in mente i percorsi che battete solitamente e poi fatevi costruire la vostra bici. Non siete voi che dovete adattarvi con misure o con quello che offre quella bici, ma l’esatto contrario. Tutto è come lo desiderate dal momento in cui ci salite per la prima volta.

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