Domenica scorsa il popolo del ciclismo si è ritrovato a Cesenatico per la Nove Colli. Anzi, per la 55ª Nove Colli, il che vuol dire oltre mezzo secolo di storia. Una gara? No, molto, molto di più. La Nove Colli è passione, tradizione, cultura e chiaramente anche sport. Ma è prima ancora un grande evento. Ogni anno migliaia di appassionati si ritrovano da mezzo mondo e con loro ci sono anche sponsor, campioni e personaggi. Uno di questi è stato Fabio Aru.
In questo evento c’è la Romagna, ma c’è anche la passione di noi ciclisti che prende corpo, che si realizza. Gli amici e le salite. I chilometri e il sudore. La piadina e la bici tirata a lucido. Una foto da postare e un ricordo da tenersi dentro. Un mood che Fabio Aru ci racconta molto bene.


Enervit Social Ride
Nel weekend della Nove Colli gli appuntamenti sono tanti. E’ un’immensa giostra nella quale si passeggia, si curiosa, si testa. E tra i vari eventi paralleli c’è stato quello di Enervit, che si è tenuto sabato.
«Quest’anno – racconta Aru – sono stato alla Nove Colli il sabato e ho preso parte alla Enervit Social Ride. Non è la prima volta e ho notato che sta crescendo. Ci sono sempre più appassionati. Ho condiviso questa avventura con altri grandi campioni della UAE Emirates. Tra di loro anche Isaac Del Toro. E’ stata una grande occasione per stare tutti insieme, perché poi in gara ognuno procede al proprio ritmo. Noi invece abbiamo passato delle ore in tranquillità tutti insieme».
La Enervit Social Ride prevedeva infatti un anello di 50 chilometri a velocità controllata fino ai 30 all’ora. Ed è stato un vero spasso, complice anche il meteo favorevole. Ed è stata più che un anticipo di Nove Colli. Al via c’erano centinaia di appassionati… in pratica una granfondo di medie dimensioni. Tanto per rendere l’idea della portata della Nove Colli!


Aru e l’abbraccio dei tifosi
Fabio Aru però ha preso parte, in altri anni, anche alla granfondo vera e propria. E questo stare in mezzo alla gente è qualcosa che fa spesso. Due domeniche fa era sempre in Romagna, alla Granfondo Squali. Sarà poi alla Fausto Coppi. La Nove Colli se l’è gustata e sudata.
«E’ sempre bello stare in mezzo alla gente – racconta Aru – devo dire che ogni volta c’è una grande empatia reciproca. Ricevo sempre un grande calore. Anzi, se posso vorrei ringraziare pubblicamente i tifosi che mi hanno fermato nei giorni della Nove Colli. Tanti di loro hanno sempre belle parole nei miei confronti e anche per questo mi fa doppiamente piacere essere disponibile e scambiare due parole con loro.
«Rispetto alle gare dei professionisti, nell’evento amatoriale si ha questo contatto diretto con la gente. E devo dire che mi gratifica tanto. Vuol dire che ho lasciato un bel ricordo».


Un’ora sola
«Cosa mi chiedono? Ci sono due domande che non mancano mai. La prima è: non hai messo su un etto. Quando rispondo che peso 11 chili in più rispetto a quando ero professionista, sgranano gli occhi. Però è vero, la bilancia non mente: pesavo 59 chili e ora sono sui 69-70. Ma oggi sto bene, è una magrezza normale.
«La seconda cosa che mi dicono è: ma sei sempre in bici! E allora spiego che se pubblico una stories o un post non significa che stia sempre in sella. Diciamo che mediamente esco tre volte alla settimana. Mi faccio quel paio d’ore, ma può succedere anche che ne faccia una sola oppure, al contrario, che non dovendo andare fuori ne faccia anche cinque. Oggi la bici è il mio hobby principale. Però tra eventi e aziende ho anche qualche dovere, mettiamola così. Devo testare materiali, fare video, quindi è importante andarci, restare in forma e restare informato».
Ma anche Aru dice loro qualcosa. Il dialogo insomma non è unidirezionale: «Ci sono anche delle cose che dico io. Per esempio che bisogna sfatare il mito del: per un’ora sola non mi cambio e in bici non esco. Prima di tutto è sempre meglio poco che niente e poi mi capita spesso di finire i vari impegni di lavoro alle 18,30-19. In quelle serate prendo la bici al volo e vado. Quell’oretta prima di cena mi piace da matti, mi rilassa».


Passione Nove Colli
Aru quest’anno ha vissuto la Nove Colli da un evento parallelo, ma non si è perso l’atmosfera e la magia del grande appuntamento. La Nove Colli l’ha già fatta due volte, su quelle strade ha faticato, sorriso e gareggiato quando era corridore. E alla fine certe sensazioni restano addosso.
«Ricordo le corse da dilettante e ricordo appunto la Nove Colli. Sono stato nella mischia della granfondo e capisco molto bene la passione e il fascino di questa manifestazione. Quello che mi colpisce ogni volta è l’accoglienza dei romagnoli, ma direi di tutta la Romagna, anche lungo il percorso. Quando vedi alle quattro del mattino negli hotel i camerieri sorridenti che stanno già servendo la colazione (o la pasta, ndr), allora capisci bene il mood di questo evento».
«E poi c’è il calore lungo il percorso. Il grande tifo, spesso organizzato in gruppi, sul Barbotto. Lì sembra davvero di essere al Giro d’Italia. Poi ho un ricordo speciale. Qualche anno fa partecipai alla charity Nove Colli 4 Children. Se avessi chiuso il percorso medio sotto le quattro ore sarebbero stati destinati fondi speciali allo IOR, l’Istituto Oncologico Romagnolo, per un progetto portato avanti presso il reparto di Oncoematologia Pediatrica di Rimini. E devo dire che fu un ottimo motivo per pedalare e spingere forte».







