Carlo Caso, viaggio avventura dalla Cina a NarniCarlo Caso, viaggio avventura dalla Cina a Narni

| 15 Luglio 2026

Un Marco Polo al contrario: i 15.000 km di Carlo Caso dalla Cina a Narni

NARNI (TR) – Non capita tutti i giorni di assistere all’arrivo di un cicloviaggiatore che ha percorso oltre 15.000 chilometri in sella alla propria bici. Per cui, quando il giovane Carlo Caso, con cui eravamo in contatto sui social, ci ha scritto che venerdì pomeriggio (10 luglio) avrebbe concluso il proprio viaggio (iniziato a Shangai lo scorso ottobre) nella sua Narni, non potevamo perderci il momento. Avete capito bene. Il 23enne umbro ha pedalato dalla Cina a… Narni, attraversando 18 Paesi e ad attenderlo c’erano familiari, amici, curiosi ed anche il sindaco Lorenzo Lucarelli.

Queste le prime parole di Carlo dopo essere passato sotto l’arco di arrivo fatto di palloncini bianchi e neri preparato dagli amici in Piazza dei Priori: «Quasi un anno in bicicletta. Oggi, 10 luglio 2026, posso finalmente dire che ce l’ho fatta. Ho attraversato Cina, Vietnam, Laos, Thailandia, poi di nuovo Cina, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Kazakistan, Azerbaigian, Georgia, Turchia, Grecia, Macedonia del Nord, Albania, Montenegro, Croazia, Slovenia e infine Italia».

In cerca di umanità

Ma la sensibilità di questo giovane ingegnere che, per sostenere le spese del viaggio ha anche fatto la guida turistica di Narni Sotterranea (il complesso ipogeo della cittadina medievale), si intuisce quando, più che alla propria impresa sportiva, mette l’accento su cosa lo abbia arricchito.

«Molto spesso – ha detto – vediamo un mondo dove si parla sempre più di guerra invece che di pace (il progetto di transitare in Iran ha dovuto subire cambiamenti per ovvi motivi, ndr). Io in questo viaggio ho cercato l’umanità e l’ho trovata ovunque. L’ho trovata nei piccoli gesti, quando le persone si fermavano nel deserto per darmi dell’acqua, del cibo o addirittura dei soldi»

Ha poi proseguito: «L’ho trovata anche quando qualcuno semplicemente mi sorrideva per strada. Nel mondo accadono sicuramente cose brutte, ma mi sento di dire che sono l’eccezione, perché per strada la maggior parte del tempo accadono sempre cose belle. Durante questo viaggio mi sono sempre sentito a casa».

Carlo Caso, viaggio avventura dalla Cina a Narni
Innumerevoli incontri sulla strada per Carlo. Alla ricerca di un’umanità sorprendente (foto Carlo Caso / Facebook)
Carlo Caso, viaggio avventura dalla Cina a Narni
Innumerevoli incontri sulla strada per Carlo. Alla ricerca di un’umanità sorprendente (foto Carlo Caso / Facebook)

Superare le diffidenze

Lo scorso autunno lui e tutta la famiglia era volata in Cina. Qualche giorno da turisti, poi i genitori sono rientrati in Italia e Carlo è rimasto con la sua Marin in acciaio: davanti a lui c’erano migliaia di chilometri, il sole da seguire al tramonto e molte incognite. Per giunta, questo è stato il suo primo vero viaggio in bicicletta in solitaria…

«Quando sono partito molti definivano questa impresa quasi impossibile, ma nella mia testa non lo era. Certo, sono partito con paura, come è normale che sia. All’inizio ero anche diffidente: magari qualcuno mi invitava a casa e tendevo a dire di no. Poi ho deciso di lasciarmi andare e ho detto: proviamo a dire di sì». Una scelta che ha cambiato il viaggio.

«Ricordo ancora la prima sera – continua – quando un signore mi aveva invitato a cena e poi mi aveva ospitato anche a dormire. Da lì in poi ho imparato a dire di sì e mi si è aperto un mondo. Ho trovato persone gentilissime dappertutto. In Turchia, ad esempio, un uomo mi ha accolto in casa durante giorni di pioggia continua: ho conosciuto la sua famiglia e ho passato una serata bellissima. Per questo penso che i sogni impossibili non esistano: tutto dipende da quanto ci credete».

Carlo Caso, viaggio avventura dalla Cina a Narni
Carlo Caso è volato in Oriente lo scorso ottobre. In totale ha percorso 15.000 chilometri in solitaria (foto Carlo Caso / Facebook)
Carlo Caso, viaggio avventura dalla Cina a Narni
Carlo Caso è volato in Oriente lo scorso ottobre. In totale ha percorso 15.000 chilometri in solitaria (foto Carlo Caso / Facebook)

Kangal turchi e notti al cimitero

Durante un viaggio così lungo gli imprevisti non sono mancati, ma Carlo racconta di aver avuto realmente paura una sola volta. «Ero sempre in Turchia e sono stato attaccato da sette kangal, i grandi cani da pastore turchi. In quell’istante ho pensato: qui ci muoio. Poi fortunatamente è andata bene e quello è rimasto l’unico vero momento di paura».

Vista la giovane età gli chiediamo del rapporto con i genitori: «Il patto era mandargli un messaggio tutte le sere: “tutto bene, sono vivo”» dice sorridendo. Dal punto di vista meccanico, invece, la bicicletta si è dimostrata una compagna affidabile.

«L’ho scelta apposta per questo viaggio, seguendo anche i consigli di mio padre. Ho preferito componenti completamente meccanici, come i freni, perché qualsiasi problema si può risolvere anche lontano da un’officina. In tutti questi chilometri ho forato una volta sola, a Istanbul. I copertoni Schwalbe hanno fatto il loro dovere».

Per contenere le spese Carlo ha alternato tenda ed hotel economici, ospitalità e qualche soluzione decisamente insolita. «All’inizio tendevo a dormire al chiuso, perché in Asia gli alberghi costano poco. Però una volta mi è capitato anche di dormire in un cimitero… e nessuno mi ha detto nulla».

Il budget medio è stato di circa 30 euro al giorno. «Nel Sud-Est Asiatico con uno o due euro mangiavo un pasto completo. In Asia centrale invece cucinavo da solo. Nei Paesi musulmani mi hanno regalato tantissimo cibo e questo mi ha aiutato molto».

Carlo Caso, viaggio avventura dalla Cina a Narni
Lo spettacolo delle mongolfiere della Cappadocia. Con l’ingresso in Turchia si spalancano le porte dell’Europa (foto Carlo Caso / Facebook)
Carlo Caso, viaggio avventura dalla Cina a Narni
Lo spettacolo delle mongolfiere della Cappadocia. Con l’ingresso in Turchia si spalancano le porte dell’Europa (foto Carlo Caso / Facebook)

I bambini del Laos

Le domande che gli facciamo si sovrappongono a quelle del capannello di gente che lo circonda: questa che state leggendo è in realtà un’intervista… collettiva: fra tutti i Paesi attraversati ce n’è uno che gli è rimasto particolarmente nel cuore?

«Il Laos mi è piaciuto tantissimo – risponde – ho percorso una strada al confine con il Myanmar dove non passava praticamente nessuno. I bambini uscivano dai villaggi, mi vedevano come un alieno e mi seguivano gridando “farang!”, che significa straniero. E’ stata un’esperienza bellissima. Ti fermavi e in pochi secondi eri circondato da persone curiose».

Anche le grandi città gli hanno lasciato ricordi contrastanti. «Samarcanda è bellissima, mentre Istanbul mi ha colpito in negativo per via del traffico. In generale le grandi città sono state più complicate rispetto ai piccoli villaggi».

Ci spostiamo nella sala consiliare del Comune di Narni, dove il sindaco gli consegna una targa con la dedica: “Pedalando oltre ogni confine, fiero ambasciatore delle nostre radici”. Del resto, alla partenza, il primo cittadino gli aveva donato una bandiera con lo stemma della città che Carlo ha esposto in ogni Paese attraversato (nella foto di apertura è a Samarcanda), a testimonianza del legame con la sua città.

Il richiamo della Via della Seta

Ma per lui questo traguardo non rappresenta un punto d’arrivo. «Tutti lo definiscono il viaggio di una vita, però io considero di avere tutta la vita davanti. Adesso inizierò un master universitario in ingegneria, ma sicuramente nel mezzo ci saranno altre avventure».

In questo viaggio di un Marco Polo al contrario, la prima domanda su come sia nato questo progetto la mettiamo alla fine: «Con i miei genitori facevamo viaggi in bici in Europa ma già a 14 anni non ne potevo più… Però l’anno scorso ho visto i video di un ragazzo che, come primo viaggio, ha pedalato da Amsterdam alla Cina. Sono sempre stato affascinato dalla Via della Seta e ho pensato: se ce l’ha fatta al primo viaggio vuol dire che possibile…».

E allora, gli chiediamo in conclusione, perché non seguire la classica rotta da Occidente ad Oriente? Circondato dalle pacche sulle spalle, dagli abbracci e dall’affetto della sua comunità la risposta viene da sé: «Perché tornare a casa è più bello…»

Carlo Caso

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