Le migliori strade abbandonate dell’appennino marchigiano. Tre percorsi ad anello di diversa difficoltà che, dopo una giornata in sella, si ritrovano tutti nello stesso luogo, per poi ripartire il giorno dopo. Un punto d’incontro che, molto strategicamente, è un paesino dell’entroterra famoso per la produzione della birra. Tutto ciò da affrontare in gravel e in bikepacking, con tenda e sacco a pelo al seguito.
Questo (ma in realtà molto altro) è Furlo Campout, l’evento che si terrà dall’11 al 13 settembre nelle Alte Marche, per scoprire alcuni dei luoghi meno noti, e quindi più affascinanti, del centro Italia.
Un evento gravel, ma forse anche qualcosa di più. La seconda edizione di Furlo Campout è organizzata infatti in collaborazione con diverse realtà del territorio, sia ciclistiche che culturali, unite dalla volontà di riportare attenzione e vita nell’entroterra pesarese. Incuriositi da questo format molto particolare abbiamo contattato Filippo Greganti, meccanico pesarese oggi trasferitosi a Bassano del Grappa e ideatore dell’evento, per farcelo raccontare.


Dalla Gola del Furlo ad Apecchio
«Volevamo creare un format che nelle Alte Marche ancora non esisteva, qualcosa di diverso che permettesse di scoprire questo territorio pedalando», ci ha detto Filippo. La prima edizione seguiva il filo che unisce il mare ai monti in una sola giornata di viaggio. Quest’anno, invece, il baricentro dell’evento si è spostato completamente nell’entroterra.
La partenza dell’edizione 2026 sarà dalla Gola del Furlo, una riserva naturale nell’Appennino marchigiano, mentre il cuore dell’evento sarà Apecchio, dove i partecipanti si ritroveranno alla fine della pedalata del primo giorno. Lì nel tardo pomeriggio del sabato ci sarà l’aperitivo con la birra prodotta direttamente in paese, la cena e poi la serata di festa.
Un’importante novità di quest’anno è la collaborazione con Happennino, un’associazione culturale che ogni anno organizza un festival itinerante fatto di incontri, concerti, escursioni e iniziative dedicate alla riscoperta dei piccoli borghi. «Ci siamo conosciuti tramite la velostazione Urbica di Pesaro, gestita dai bike courier Urbico, e ci siamo subito piaciuti. Da lì è nata l’idea di arrivare ad Apecchio e unire il Campout con il festival di Happennino».
Come tutti gli eventi di bikepacking in cui l’importante è pedalare assieme e divertirsi, la partenza sarà alla francese, sabato 12 settembre dalle 6.30 in poi. In questo modo anche i coraggiosi del percorso più impegnativo potranno ritrovarsi con gli altri ad Apecchio nel tardo pomeriggio, per vivere insieme il momento più godereccio e conviviale dell’evento.




Un evento gravel, ma costruito insieme al territorio
Uno degli aspetti a cui Filippo tiene maggiormente è il coinvolgimento delle piccole realtà locali. Perché l’obiettivo del Furlo Campout non è solo organizzare un evento ciclistico, ma farlo coinvolgendo piccole aziende e attività locali che condividono la stessa visione. Tra i compagni di strada ci sono Ingrid, marchio pesarese specializzato nella produzione di componenti di alta gamma, il bike hotel Ca’ Virginia e la velostazione Urbica di Pesaro.
Il format è semplice quanto interessante. Sono previsti sei percorsi in totale, tre sabato e tre la domenica, con lunghezze e dislivelli differenti. In questo modo si può scegliere una traccia un giorno e un’altra il giorno seguente. Ma non solo. I ristori saranno gli stessi per tutti gli itinerari, e in questo modo si può cambiare percorso anche durante la stessa giornata. Insomma, il massimo della modularità.
«Lo spirito di base è quello del bikepacking, ma volevamo che fosse un evento aperto anche a chi è alle prime esperienze. Per questo abbiamo previsto anche il trasporto bagagli, in questo modo chi vuole può viaggiare più leggero senza rinunciare all’avventura».
Un servizio, quello del trasporto bagagli, che è compreso nella quota di iscrizione di 70 euro. Una quota che comprende anche i ristori, la cena del sabato, lo spazio per il campeggio, la colazione di domenica e una goodie bag con prodotti di qualità riutilizzabili. Quindi molto popolare, per un intero fine settimana di pedalate e convivialità.


Pedalare lasciando il territorio migliore
Della parte avventurosa abbiamo parlato, ma Furlo Campout tiene molto anche all’aspetto etico dell’evento. Tra le iniziative più originali c’è il Trash Contest. Alla partenza ogni partecipante riceve un sacco e, durante il percorso, può raccogliere liberamente i rifiuti trovati lungo le strade. La sera viene premiato poi chi ha il sacco più pesante. Semplice, concreto, efficace.
«L’idea è lasciare il territorio meglio di come lo abbiamo trovato. E’ un piccolo gesto naturalmente, ma racconta bene lo spirito dell’evento». L’intera manifestazione sarà inoltre plastic free, dai ristori alla cena, con l’obiettivo di ridurre al minimo gli sprechi e l’impatto sull’ambiente.
Nella prima edizione der Furlo Campout, l’anno scorso, ci sono stati un’ottantina partecipanti. L’obiettivo per il 2026 è superare quota cento, senza però perdere l’identità che ha caratterizzato il progetto fin dall’inizio. «Vogliamo comunque rimanere un evento raccolto, perché questa dimensione permette di conoscere davvero il territorio e le persone. Non dobbiamo crescere a tutti i costi, preferiamo mantenere quell’anima un po’ punk-rock che vogliamo continui a contraddistinguerci».
Per chi non volesse perdersi quest’opportunità, le iscrizioni al Furlo Campout sono già aperte, a questo link.







