Sellaronda Bike Day 2026Sellaronda Bike Day 2026

| 21 Settembre 2026

Vent’anni di Sellaronda, ora bisogna guardare oltre

Il Sellaronda Bike Day ha compiuto vent’anni e l’ultima edizione autunnale del 12 settembre ha stabilito il record di partecipazione per la sessione di settembre, con circa 18.000 ciclisti. Un appuntamento nato nel 2006 e diventato nel tempo uno dei simboli del ciclismo sulle Dolomiti, ma anche un esempio concreto di cosa potrebbe significare chiudere i passi al traffico motorizzato

Noi il 12 settembre eravamo tra quelle migliaia di persone che, approfittando anche di una bellissima giornata di sole, si sono godute quei passi e quei panorami liberi dal traffico e dal rumore di auto e moto. Un’esperienza davvero straordinaria che però, appunto per questo, una volta terminata ci ha fatto ragionare. Perché farlo solo due volte l’anno? Non dovrebbe essere questa la regola e non l’eccezione, in un mondo che punta (almeno a parole) al turismo sostenibile?

Domande che abbiamo posto a Michil Costa, albergatore e appassionato di bicicletta (non a caso presidente del Comitato Organizzatore della Maratona dles Dolomites) da decenni in prima linea nel sostenere una mobilità più lungimirante e rispettosa del territorio.

Michil Costa
Michil Costa è proprietario di due alberghi a Corvara e presidente della Maratona dles Dolomites. Albergatore ambientalista, ladino, uomo di Natura, come si definisce nel suo sito web.
Michil Costa
Michil Costa è proprietario di due alberghi a Corvara e presidente della Maratona dles Dolomites. Albergatore ambientalista, ladino, uomo di Natura, come si definisce nel suo sito web.
Michil, il Sellaronda Bike Day ha compiuto vent’anni. Come è nata l’idea?

La prima volta ne ho parlato con il presidente del Consorzio della Val Gardena e della Val Badia. Era anche un’idea nostra. Subito dopo ho coinvolto il sindaco di Livinallongo del Col di Lana e poi abbiamo dato vita anche al Dolomites Bike Day, che faceva il giro per il Passo Falzarego, Valparola e il Campolongo. Il Sellaronda poi è diventato più famoso, certo. All’inizio non erano tutti convinti, però alla fine è stato un bel traguardo.

Pedalare in mezzo alle Dolomiti senza il traffico e il rumore di moto e auto è stato un sogno. Un sogno che però finisce di colpo alle 16, come l’incantesimo di Cenerentola.

E’ vero, ma questa è anche la tesi a cui molti si aggrappano. Dicono che è inutile chiudere le strade per alcune fasce orarie quando poi, appena vengono riaperte, torna il caos. Ma ovviamante non ha molto senso come obiezione. A un certo punto bisogna decidere.

Il Sellaronda Bike Day è il giro del gruppo del Sella, passando per quattro famosi valichi dolomitici: il Passo Sella, il Passo Pordoi, il Passo Campolongo e il Passo Gardena
Il Sellaronda Bike Day è il giro del gruppo del Sella, passando per quattro famosi valichi dolomitici: il Passo Sella, il Passo Pordoi, il Passo Campolongo e il Passo Gardena
Anche perché ogni bar, ogni ristorante era pieno, ovunque c’erano lunghe file per un panino e una Coca Cola. Quindi non sembra che la chiusura dei passi porti disagi per i commercianti, anzi.

Alla seconda edizione del Sellaronda, il proprietario dell’albergo al Passo Sella era così arrabbiato che chiuse il ristorante e il bar. Poi si è accorto che i ciclisti si fermavano in massa negli altri locali e oggi è uno dei principali fautori della manifestazione. All’inizio c’è sempre la paura di provare cose nuove, la mancanza di coraggio.

Quindi ci conferma che non sia un problema realmente economico?

Lascio sempre da parte i discorsi filosofici, ecologici e tutto il resto e dico: avete visto che da quel punto di vista funziona, no? Quindi davvero non capisco. Poi si tirano sempre fuori altre questioni. Per esempio, diversi miei colleghi si chiedono come arriverebbero i turisti da loro con le strade chiuse. E’ semplice, possono arrivare prima delle 9 oppure dopo le 16.

Il problema del traffico sui passi, però, non riguarda “soltanto” auto e moto di passaggio. Ci sono anche i raduni di motociclisti e automobili.

Sì, quella è una vera e propria piaga. Ci sono raduni di moto sportive e auto che provocano un inquinamento acustico pazzesco. A Bolzano c’è una proposta di legge per vietare i raduni motociclistici sopra i 1.600 metri. In realtà diversi hotel hanno trovato una scappatoia, dicendo che non si tratta di nulla di organizzato, che non è un raduno, ma una cosa spontanea. E si torna sempre al punto di partenza.

Sellaronda Bike Day 2026
Durante i Sellaronda Bike Day le strade delle Dolomiti si riempiono di bici e si svuotano di mezzi a motore. Un sogno, che però dura solo dalle 9 alle 16 di due giorni l’anno (foto Sellaronda Bike Day 2026)
Sellaronda Bike Day 2026
Durante i Sellaronda Bike Day le strade delle Dolomiti si riempiono di bici e si svuotano di mezzi a motore. Un sogno, che però dura solo dalle 9 alle 16 di due giorni l’anno (foto Sellaronda Bike Day 2026)
Eppure un’alternativa c’è, voi per esempio avete scelto di non ospitare questo tipo di turismo.

Non è che mi piaccia buttare via i soldi, ho un’azienda che deve andare avanti con tanti dipendenti e famiglie alle spalle. Ma abbiamo visto che si riesce a lavorare bene lo stesso. Ci mancheranno i motociclisti, ma abbiamo i ciclisti. Per noi è anche una questione di immagine e di coerenza. Non posso avere sempre tutto.

E’ una scelta che altri operatori del territorio potrebbero permettersi?

Da molto tempo dico che ci vuole una tassa sulla carbon footprint, necessaria per chi lavora nel turismo, in cui si dica che chi più inquina di più paga di più. E’ dagli anni Settanta che si parla di queste cose, le cose si sanno, quindi è una questione di mancanza di cultura. Qual è il benessere che auspichiamo? Più soldi e più rumore, per esempio, o più qualità della vita?

Lei parla di questi temi da molto tempo. Quanto è difficile esporsi contro una parte del territorio?

Dal punto di vista filosofico bisogna sapere a cosa si va incontro. Esporsi contro gli altri non è facile, ma fa anche parte della mia libertà.

Sellaronda Bike Day 2026
Durante la giornata la strada diventa una fila ininterrotta di biciclette. Il 12 settembre sono state 18.000 (foto Sellaronda Bike Day 2026)
Sellaronda Bike Day 2026
Durante la giornata la strada diventa una fila ininterrotta di biciclette. Il 12 settembre sono state 18.000 (foto Sellaronda Bike Day 2026)
Quando ha iniziato a parlare concretamente di limitare il traffico sui passi?

La prima volta è stato nel 1997, quando si parlava già di limitazioni. Con Winfried Theil, un ingegnere civile e stimato pianificatore della mobilità e del traffico, avevamo redatto un documento per ragionare su una chiusura dei passi dalle 9 alle 15. Poi nel 2017, con il vecchio assessore provinciale Florian Mussner, eravamo riusciti a chiudere il Passo Sella una volta alla settimana, il mercoledì, in alcune fasce orarie, dalla parte della Val Gardena.

Com’è andata quella sperimentazione?

E’ andata che c’erano un sacco di ciclisti e un sacco di proteste da parte di chi aveva gli alberghi lassù in cima. Infatti dopo solo un anno abbiamo dovuto chiudere noi il progetto. Hanno fatto un albergo di lusso lassù, che però vive in mezzo al caos, una bella contraddizione.

Sellaronda Bike Day 2026
Durante la giornata tra i 4 passi si vedono bici e ciclisti di ogni tipo, da quelli con l’e-bike a quelli con le bici d’epoca, assieme a mtb e bici da corsa
Sellaronda Bike Day 2026
Durante la giornata tra i 4 passi si vedono bici e ciclisti di ogni tipo, da quelli con l’e-bike a quelli con le bici d’epoca, assieme a mtb e bici da corsa
Perché è così difficile andare oltre queste iniziative?

Qui ci sono due lobby, gli albergatori e i contadini. Se ti metti contro, sei finito. Ripeto che è solo una mancanza di coraggio, di immaginare alternative.

Dopo vent’anni di Sellaronda Bike Day, in cui si chiudono i quattro passi soltanto due giorni l’anno, sarebbe insomma il momento di andare oltre?

Bisogna avere il coraggio di pensare a vie nuove. Il Sellaronda dimostra che si può fare. Per due giorni all’anno chiudiamo i passi, arrivano migliaia di ciclisti e il territorio funziona lo stesso. Anzi, funziona meglio. La domanda è capire quale tipo di turismo e quale qualità della vita vogliamo per il futuro.

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