Nella concitazione di International Bike Festival e abbagliati dalla presenza di campioni come Nibali, Viviani, Petacchi e Bugno al lancio della Monoscocca da strada, la presentazione della nuova Ducati GraviaX ha forse ricevuto meno attenzione di quella che avrebbe meritato. La casa di Borgo Panigale, presente all’evento con l’Amministratore delegato Claudio Domenicali, ha fatto le cose per bene anche con la gravel e per scoprirla noi ci siamo rivolti a Mattia Viel, che ha avuto l’onore di presentarla e di seguirla nella sua crescita.




GraviaX, made in Italy
GraviaX – si legge nel comunicato – è realizzata attorno a un telaio monoscocca in carbonio interamente realizzato dal Gruppo Zecchetto. Interpreta il segmento gravel attraverso una filosofia race-oriented non estrema, privilegiando l’equilibrio tra prestazioni, comfort e padronanza del mezzo sulle lunghe distanze. Il risultato è una bicicletta capace di esprimersi con efficacia sia sull’asfalto sia sugli sterrati più impegnativi.
«Quando si è capito il tipo di richieste di Ducati – racconta Viel – ci siamo buttati con tutte le energie per soddisfarle. E’ stato un lavoro di team, anche pescando nel notevole bagaglio di esperienze che il Gruppo Zecchetto ha maturato negli anni. La scelta di partenza, per la Monoscocca da strada come pure per la GraviaX, è stata dettata dalla volontà di andare incontro a chi vuole fare le cose sul serio, ma in modo più tranquillo. Quindi con geometrie e livree aggressive e race oriented, ma non troppo esasperate».
Omaggio alla DesertX
In passato Ducati si era cimentata con una e-Bike da gravel, mentre il Gruppo Zecchetto aveva mostrato le sue gravel con vari testimonial, fra cui lo stesso Viel e Giovanni Visconti, ma GraviaX è un’altra cosa. La nuova bici riprende i colori e la sigla di un’altra Ducati votata al fuoristrada come la DesertX, l’endurone nato per omaggiare le moto che negli anni 80-90 si cimentarono sulle rotte disastrate e pericolose della Parigi-Dakar.




«C’è questo aggancio sicuramente affascinante – spiega Viel – la condivisione di un senso dell’avventura e non tanto quello della ricerca della performance, che secondo me in questo momento è una buona scelta. Il gravel non è più solo quello conosciuto qualche anno fa, quando si parlava molto di più di ultra cycling e bikepacking estremi. Adesso è molto più corsaiolo, tant’è vero che ormai è una disciplina UCI, per cui abbiamo pensato a una bici che attragga quel pubblico, ma dia anche la possibilità di godersi un viaggio.
«Ci sono tutti gli attacchi per le borse e gli accessori. C’è il vano portaoggetti nel tubo obliquo. E’ studiata per non tagliare fuori un potenziale pezzo di mercato. Io vengo dalla strada, ho fatto tanta pista, ho vissuto nella performance, ma il gravel mi ha dato la possibilità di trovare la mia strada attuale. So vedere se una bici è bella e vale e i riscontri che abbiamo avuto dopo la presentazione hanno avvalorato questa mia sensazione».
Un fatto di esperienza
L’azienda veronese ha alle spalle gli anni di lavoro sulle bici MCipollini e quell’esperienza è confluita nella matita del progettista quando si è seduto davanti a un foglio bianco e ha concepito la GraviaX. Il telaio, si diceva, è una monoscocca di carbonio realizzata dal Gruppo Zecchetto che con Ducati ha collaborazioni anche al di fuori del mondo bici. Il rapporto stack/reach è di 1,46 nella taglia M e garantisce un assetto efficiente senza essere troppo aggressivo, con un carro comunque compatto da 427 millimetri.










Particolare attenzione è stata dedicata alla stabilità di guida: lo sterzo ha inclinazione di 71 gradi, mentre il trail di 64 mm (la distanza orizzontale tra il punto di contatto a terra della ruota anteriore e il punto in cui l’asse dello sterzo interseca il terreno) assicura precisione e sicurezza alle alte velocità e sui fondi sconnessi.
Non una bici estrema
Il telaio rende possibile il passaggio ruota con pneumatici fino a 50 mm di sezione (che scendono a 45 mm nelle versioni con doppia corona) consentendo di adattare la bicicletta a differenti condizioni di utilizzo. Per chi infine preferisse una posizione ancora più rilassata, è disponibile un reggisella con offset arretrato di 18 mm.
«Non è una bici estrema – riprende Viel – potrei usarla anche per fare due giorni in bikepacking con mio padre, montando le borse, ma anche una gara se avessi ancora voglia di mettermi alla prova. E’ una bici curata anche nelle colorazioni, perché il ciclismo moderno fa attenzione a queste cose. C’è pertanto il modello con doppia colorazione che ricorda la DesertX e il modello in color Bronze, che rimane elegante e pulito, più in linea con i colori del gravel».




«Però resta una bici vicina al mondo Ducati – prosegue Viel – nelle dotazioni di alto livello tecnico. Quindi ha il manubrio integrato in carbonio e le ruote in carbonio. Sono prodotti custom, sviluppati appositamente da un partner specializzato e da noi testati perché si integrassero perfettamente con la bici. In questo modo la GraviaX si ritrova con un’impostazione race, studiata per migliorare performance e controllo, ma senza estremizzare il progetto. Il prodotto mantiene infatti una forte identità gravel e ne preserva lo spirito, evitando di trasformarla in una bici da corsa».
Il modello viene venduto sia come kit telaio (cinque le misure: XS, S, M, L e XL), sia come bici completa che prende il nome di GraviaX R. Quest’ultima è montata con gruppo SRAM Force XPLR AXS, le ruote in carbonio Ducati G-Line da 42 mm e canale interno da 25 mm, manubrio Ducati G-Line con passaggio cavi integrato e flare di 6°, pneumatici Continental Terra 700×45 e sella Novus Boost Evo. Il peso dichiarato della bicicletta è di 8,2 chili nella taglia M senza pedali.







