Dal 3 al 6 settembre torna l’FVG Bike Trail e questa edizione è destinata a segnare un punto fermo nella storia ancora giovanissima di questa manifestazione non competitiva, per diventare sempre più un riferimento nel mondo del gravel ma non solo. Perché proprio di questo si tratta: l’FVG Bike Trail allarga la sua proposta, per diventare sempre più coinvolgente.


A tre settimane dalla sua effettuazione, è già pioggia di iscritti, ben oltre i 500 e neanche i giorni di Ferragosto hanno fermato la macchina organizzativa. Giacomo Miranda, che dell’FVG Bike Trail è l’ideatore, spiega le novità che attendono i cicloturisti dal prossimo 3 ottobre.
«Abbiamo pensato a dare spazio anche alle bici da strada, quindi allarghiamo l’offerta non solo esclusivamente alle gravel, inserendo dei percorsi dedicati a chi vuole fare bikepacking su strada e vuole avere un’andatura, diciamo un po’ più allegra. Magari c’è chi vuole poter fare più chilometri, o chi magari la bicicletta gravel non ce l’ha e si sentiva escluso. Il Friuli Venezia Giulia offre sicuramente la possibilità di andare alla scoperta del territorio anche su strade secondarie, poco trafficate e portano in contesti magnifici».


Quanti tracciati saranno quindi a disposizione?
Sei. Partiamo dal gravel con il lungo di 400 chilometri per 6.400 metri di dislivello per l’Unlimited. C’è poi l’Unconventional di 200 chilometri per 2.500 metri e il percorso di 100 chilometri introdotto lo scorso anno. Per le bici da strada i percorsi hanno stessa lunghezza ma sono diversi: l’Unlimited è di 400 chilometri per 7.000 metri su strade secondarie verso la Val d’Arzino e il Passo Rest con rientro attraverso Spilimbergo e San Daniele del Friuli. L’Unconventional è di 270 chilometri per 3.400 metri, stesso carattere ma una dimensione più contenuta toccando Tarcento, il Lago di Cavazzo e di Redona per rientrare lungo il Tagliamento. Infine anche qui quello da 100 chilometri.


Una scelta, quella di raddoppiare, fatta da voi o che diciamo vi è stata suggerita da chi partecipava agli anni scorsi?
E’ nata da noi. Seguendo però l’interesse e l’entusiasmo di chi fino ad oggi non era aveva potuto partecipare a questo tipo di eventi. Anche se la maggior parte dei partecipanti continua a preferire il gravel, per il 2026 sperimentiamo e al momento abbiamo un 15 per cento di partecipanti che hanno scelto la traccia road che per essere il primo anno è una cifra significativa e siamo certi che negli anni a venire aumenterà sempre di più. Ma le novità non finiscono qui…
A che cos’altro avete pensato?
Una seconda novità è che per il terzo anno portiamo i partecipanti alla scoperta di una nuova area del Friuli Venezia Giulia. Partendo sempre dal Castello di Udine, attraversiamo le zone iconiche del terremoto del ’76 nel cinquantenario dell’evento, poi attraversiamo tutta la zona collinare per muoverci verso ovest e la foresta del Cansiglio, tocchiamo il Veneto per poi rientrare attraverso Sacile, Spilimbergo, San Daniele del Friuli noto per l’omonimo prosciutto e torniamo a Udine.


Perché avete pensato anche a un percorso da 100 chilometri?
Volevamo proporre un percorso che si rivolge a chi ha non ha abbastanza tempo, non ha quei due o tre giorni necessari per affrontare i percorsi più lunghi perché lavora o non si sente atleticamente preparato ad affrontare percorsi più lunghi o è alle prime esperienze e vuole vivere un backpacking in giornata. Il percorso intercetta sulla fase di rientro quelli che sono gli altri tracciati, quindi immaginiamo che si creerà un bel gruppo.
La provenienza degli iscritti è più italiana o straniera?
Indicativamente abbiamo percentuali in linea con quelle dell’anno scorso: un 20 per cento dal Friuli Venezia Giulia, un 55 dalle altre regioni d’Italia e il restante sono esteri, principalmente Svizzera, Francia, Austria, Germania. C’è qualcuno che viene anche da più lontano, anche da Polonia e Finlandia. Si parla di piccoli numeri, ma è sempre significativa la partecipazione di chi viene da fuori.


Siete alla terza edizione. Nelle due precedenti, che cosa vi hanno detto quelli che partecipavano che cos’è che hanno trovato di particolare nell’FVG Bike Trail?
Questa è un’ottima domanda. I riscontri che abbiamo avuto sono stati prima di tutto la bellezza inaspettata del Friuli Venezia Giulia, terra di confine un po’ sottovalutata dal turismo di massa. Si va a scoprire un territorio che è veramente capace di offrire qualsiasi cosa, dalle montagne quelle vere, alla parte delle Prealpi, le colline moreniche, il Collio con la parte dei vini, fino ad arrivare alla parte più vicina al mare, dove c’è la laguna di Marano, i borghi più tradizionali, più antichi. Una regione che è in grado di offrire, dal punto di vista paesaggistico, culturale ed enogastronomico, veramente delle eccellenze. A tal proposito c’è un episodio che mi è rimasto impresso…
Quale?
L’anno scorso è che all’arrivo sono stato avvicinato da una donna di Vicenza che mi ha ringraziato per averle fatto scoprire il Friuli Venezia Giulia. Mi ha detto «guarda, per me Udine era l’uscita dell’autostrada che percorro quando vado in Austria a sciare d’inverno e non mi ero mai fermata. Mi avete fatto scoprire una regione veramente incredibile». Questo mi ha fatto riflettere perché ammetto che anche per me, magari viaggiando per lavoro, capita spesso di attraversare delle autostrade che percorriamo tutti, ci sono i famosi cartelli verdi delle uscite e non abbiamo mai l’occasione di andare a scoprire che cosa si nasconde dietro queste uscite dell’autostrada.


Per quanto riguarda lo sviluppo dei percorsi del bike trail, avete mai trovato difficoltà nella loro costruzione?
No perché abbiamo la fortuna di avere un membro che fa parte del nostro staff, Simone Gredotti, con una grandissima cultura e un database con molteplici tracciati. E’ una sorta di enciclopedia vivente di tutte quelle che possono essere le diverse soluzioni. E’ ovvio che uno dei compiti, una volta disegnato il percorso, è andare a verificare che tutti i tracciati siano effettivamente pedalabili, perché volendo fare un anello di 200-400 chilometri bisogna ragionare anche sul peso della bicicletta, sulla stanchezza che si ha dei giorni prima, bisogna cercare di mettere tutto insieme perché ognuno pedali al proprio ritmo e si goda davvero il territorio.







