Viaggio in Bolivia, Rossella Ratto, Umberto Corti, 2026Viaggio in Bolivia, Rossella Ratto, Umberto Corti, 2026

| 10 Settembre 2026

Viaggio in Bolivia, le prime tappe: il programma cambia subito

Finalmente è arrivato il momento di partire e iniziare questa avventura. Il volo va bene, le biciclette arrivano integre e tutto sembra proseguire secondo i programmi, ma non appena mettiamo piede sul suolo boliviano capiamo che da quel momento in poi dovremo imparare ad adattarci.

La prima sorpresa arriva già all’aeroporto di Cochabamba. La sala del ritiro bagagli è piccola rispetto al numero di passeggeri e alla quantità di valigie: praticamente ogni persona viaggia con almeno due bagagli di grandi dimensioni e, in pochi minuti, ci ritroviamo circondati da valigie, persone e addetti che corrono da una parte all’altra alla ricerca dei carrelli.

Per noi è una scena piuttosto caotica, anche se una cosa ci tranquillizza: all’uscita viene controllata la corrispondenza tra l’etichetta applicata ad ogni bagaglio e quella del passeggero.

Al controllo delle bici ci chiedono anche la fattura o altra documentazione relativa, indispensabile per superare la dogana con attrezzatura di valore. Dopo circa due ore, usciamo dall’aeroporto, dove ci aspetta la navetta dell’albergo. Nonostante avessimo avvisato della dimensione dei nostri bagagli, sono venuti a prenderci con un’auto, così abbiamo dovuto legare le biciclette sul tetto e pregare fino al nostro arrivo in hotel.

Verso Oruro

Per raggiungere Oruro, decidiamo di affidarci a un trasporto privato sicuro, organizzato attraverso l’hotel e questa volta con le biciclette all’interno per evitare qualsiasi problema.

Salendo sulle montagne, i camion pesantemente caricati procedono molto lentamente e sulle strade tortuose i sorpassi diventano manovre tutt’altro che banali. A bordo strada troviamo ancora qualche residuo di pietre e tronchi usati a inizio dell’estate per bloccare le strade in segno di protesta per la carenza e la bassa qualità del carburante. Una situazione critica che ancora non è stata risolta e che costringe i camion e i fuoristrada a fare file lunghe chilometri in attesa di gasolio.

La strada è stretta, la pendenza si fa sentire, i camion arrancano e superano a fatica
La strada è stretta, la pendenza si fa sentire, i camion arrancano e i sorpassi si fanno a fatica
La strada è stretta, la pendenza si fa sentire, i camion arrancano e superano a fatica
La strada è stretta, la pendenza si fa sentire, i camion arrancano e i sorpassi si fanno a fatica

Cambio di programma

Arrivati a Oruro, a quota 3.600 metri circa, ci concediamo un pomeriggio da turisti, mentre tramite whatsapp, molto usato in Bolivia, tratto con gli autisti per organizzare il nostro trasferimento a Coipasa, il punto dal quale avevamo previsto l’inizio della nostra avventura.

Trovare un trasporto privato disposto ad affrontare il percorso con due biciclette si rivela molto più difficile del previsto. Così non avendo alternativa, decidiamo ci farci portare al punto più vicino possibile alla nostra destinazione, ovvero Sabaya. Da lì avremmo poi proseguito in bicicletta verso Coipasa, percorrendo una quarantina di chilometri su sterrato. Praticamente una tappa in più e un giorno in meno per l’adattamento all’altitudine della Bolivia.

Le prime pedalate

Raggiungiamo Sabaya nel pomeriggio e ci restano un paio di ore di luce per arrivare a Coipasa. Dopo le prime pedalate, capiamo il motivo per cui nessuno voleva portarci fin là: lo sterrato è veramente in brutte condizioni. Cunette, pietre e sabbia ci accompagnano per trenta chilometri, poi la traccia ci conduce su un tratto di salar, quello di Coipasa. L’emozione di pedalare su una superficie di sale, completamente bianca e piatta, con la luce del tramonto è indescrivibile. Le bici finalmente scorrono velocemente e in un attimo raggiungiamo la destinazione.

L’unico hotel del paese sembra chiuso, ma prima di montare la tenda, preferisco chiedere informazioni a qualcuno. Entriamo allora nell’unico piccolo ristorante che troviamo, un locale molto semplice, con tre tavolini e nel menù solamente pollo e patatine fritte.

Ci confermano che l’hotel è chiuso ma ci offrono un letto nella loro piccola e umile dependance.  Sorpresi dell’ospitalità e grati dell’accoglienza, accettiamo senza alcun dubbio e approfittiamo anche del ristorante per la cena. Avere un tetto sopra la testa e un posto riparato dal vento e dal freddo ci avrebbe sicuramente consentito un recupero migliore.

Primo tratto di salar a Coipasa: si pedala sulla superficie di sale, completamente bianca e piatta
Primo tratto di Salar de Coipasa: si pedala sulla superficie di sale, completamente bianca e piatta. E’ la magia della Bolivia
Primo tratto di salar a Coipasa: si pedala sulla superficie di sale, completamente bianca e piatta
Primo tratto di Salar de Coipasa: si pedala sulla superficie di sale, completamente bianca e piatta. E’ la magia della Bolivia

Finalmente sul Salar de Coipasa

Il mattino seguente partiamo per la prima tappa ufficiale: circa 80 chilometri attraverso il Salar de Coipasa. Sappiamo che la prima parte del percorso sarà umida, mentre più avanti il fondo dovrebbe diventare progressivamente più secco. Quello che non sappiamo ancora è come comportarci nelle zone bagnate, dove la sensazione è di sprofondare, tipo le sabbie mobili.

Cerchiamo quindi di evitare il più possibile l’acqua e le parti che ci sembrano più problematiche. I chilometri avanzano lentamente e con molta difficoltà riusciamo a seguire la traccia. In realtà, con il senno di poi, sarebbe stato più conveniente allontanarci dalla costa dove probabilmente avremmo incontrato una superficie di sale più secca e compatta.

Il paesaggio è incredibile: sulla costa si raggruppano i fenicotteri mentre più a largo si perde qualsiasi riferimento. Alcuni tratti in lontananza sembrano bagnati, ma è solo un miraggio. L’unico modo per orientarsi è puntare le montagne all’orizzonte e seguire la traccia gps.

L’unico modo per orientarsi è puntare le montagne all’orizzonte e seguire la traccia gps
L’unico modo per orientarsi è puntare le montagne all’orizzonte e seguire la traccia gps: la Bolivia sembra infinita
L’unico modo per orientarsi è puntare le montagne all’orizzonte e seguire la traccia gps
L’unico modo per orientarsi è puntare le montagne all’orizzonte e seguire la traccia gps: la Bolivia sembra infinita

La tempesta di sabbia

Nel pomeriggio il vento aumenta. In lontananza vediamo già piccoli vortici sollevarsi dal terreno. Poi all’improvviso ci ritroviamo in una vera e propria tempesta di sabbia.

Non si vede più niente, la sabbia, spostata dal forte vento laterale, ci colpisce. Sembra che qualcuno ci spari degli aghi addosso. L’unica speranza è uscirne velocemente, così continuiamo a pedalare nella stessa direzione, alla cieca, lottando con il vento per non cadere.

Dopo qualche minuto, troviamo riparo dietro una piccola collina, davanti a noi si vedono i successivi venti chilometri di percorso e la pista è completamente ricoperta di sabbia.

E’ il momento della verità per le nostre bici Avventuro; in Islanda con condizioni simili avevamo dovuto fare diversi tratti a piedi. La conferma dell’ottima scelta tecnica non tarda ad arrivare: riusciamo a mantenere una buona velocità, galleggiando anche sui tratti di sabbia più profonda. Ora sì che sembra di guidare una moto alla Dakar.

Non serve un meteorologo per capire che la tempesta di sabbia sta per investirci: cerchiamo riparo
Non serve un meteorologo per capire che la tempesta di sabbia sta per investirci: cerchiamo riparo
Non serve un meteorologo per capire che la tempesta di sabbia sta per investirci: cerchiamo riparo
Non serve un meteorologo per capire che la tempesta di sabbia sta per investirci: cerchiamo riparo

Gli ultimi chilometri

Terminata la giostra sulla pista sabbiosa, svoltiamo verso destra per affrontare gli ultimi difficilissimi chilometri. Il terreno si riempie di fastidiose cunette, mentre la strada sale e il vento soffia contro. Con estrema fatica, dopo sette ore in sella, raggiungiamo Llica.

Io sono stremata: una delle tappe più difficili che abbia mai affrontato in bicicletta, non tanto per i chilometri, quanto per la combinazione di fuso orario, quota, terreno, vento e stress. Sapevamo che sarebbe stata dura, ma speravamo di riuscire a superare meglio queste prime tappe pianeggianti, sfruttando il confort degli hotel per recuperare al meglio. In realtà la camera è gelida, circa quattro gradi e per cena troviamo ancora pollo e patatine fritte. Siamo appena all’inizio del viaggio, le tappe più dure devono ancora arrivare.

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