MISANO ADRIATICO (RN) – Quando si parla di cargo bike, l’immagine è quasi sempre urbana: consegne dell’ultimo miglio, spesa, bambini da accompagnare a scuola. Persino consegna della biancheria al settore hospitality, come abbiamo visto ieri con Bagoo. Clorofilla, presente all’International Bike Festival di Misano, ha deciso di cambiare scenario e portare il concetto di bici da carico sui sentieri. Nasce così Trail Diva, una e-cargo pensata per muoversi in fuoristrada anche con carichi importanti.
Dietro il progetto c’è una storia industriale che parte molto prima dell’attuale diffusione della bicicletta elettrica. «Siamo un’azienda di lavorazioni meccaniche attiva dal 1946, fondata da mio nonno dopo la guerra. E’ tanto che facciamo trucioli…», racconta Lorenzo Buratti, titolare e fondatore di Clorofilla. L’azienda ha sede a Cesena e nel 2019 ha fatto il primo passo nel mondo bici con una linea di colonnine per l’assistenza e la ricarica, destinate soprattutto ad amministrazioni pubbliche, piste ciclabili e bike hotel. Un esempio? Le colonnine griffate “Misura” lungo l’Appennino Bike Tour sono opera loro…


Nuova componentistica
Ora l’obiettivo si allarga. Sfruttando l’esperienza nelle lavorazioni meccaniche di alta precisione, Clorofilla sta sviluppando una gamma di componenti italiani: pedali e movimenti centrali sono i primi, mentre arriveranno pedivelle e attacchi manubrio e, più avanti, potrebbero aggiungersi anche i freni.
«Vogliamo creare una linea di componenti di alta qualità fatti e progettati in Italia», spiega Buratti. Ma l’aspetto più interessante è la capacità di sviluppare internamente anche biciclette complete. Grazie alle lavorazioni CNC, Clorofilla può infatti realizzare le congiunzioni del telaio e abbinarle a tubazioni incollate. «Questo tipo di tecnologia ci consente di creare una bici intera completamente in casa, senza produttori esterni».


Una cargo per chi lavora offroad
Trail Diva nasce proprio da questa capacità progettuale e produttiva. L’idea è semplice: se una cargo può trasportare merci e persone in città, perché non dovrebbe portare attrezzature dove l’asfalto finisce?
«L’abbiamo pensata – sottolinea Buratti – per quelle persone che hanno bisogno di portare carichi fuori dalla città e dalle piste ciclabili. Penso al fotografo che segue eventi outdoor al trail builder che deve raggiungere i sentieri con gli attrezzi, fino agli operatori del soccorso e della vigilanza, come forestali e vigili del fuoco».
Una scelta che non significa rinunciare alla città: Trail Diva rimane agile anche su asfalto perché, nella guida, è sostanzialmente una mountain bike un po’ più lunga.


Test sui sentieri di Finale Ligure
E’ però lontano dall’asfalto che il progetto mostra la sua peculiarità. I prototipi vengono messi alla prova sui sentieri di Finale Ligure, e non su semplici sterrati. «Parlo di veri sentieri da mountain bike, con 25-30 kg di carico, che sono tanti. Anche 20 kg significano veramente molte cose da poter portare con sé».
La quantità di materiale trasportabile è uno degli aspetti centrali, ma non deve compromettere la guida. «Rimane una bici agile, il baricentro è piuttosto basso e quindi la guidabilità rimane molto buona», racconta Buratti. Un risultato particolarmente significativo considerando che Trail Diva nasce per affrontare terreni dove equilibrio e controllo diventano decisivi.


Prima l’affidabilità
Il prototipo utilizza attualmente un motore Oli, scelto soprattutto per la sua affidabilità. Anche in questo caso la destinazione d’uso cambia le priorità rispetto a una e-mtb tradizionale. «Per un progetto del genere contano i chilometri più di altri parametri legati alla mountain bike sportiva», osserva Buratti.
La configurazione, tuttavia, non è definitiva. Clorofilla sta valutando anche altri fornitori di power unit, perché Trail Diva rimane un prodotto in fase di sviluppo e diverse scelte potranno cambiare prima dell’eventuale commercializzazione.


Il futuro è da scrivere
A essere aperto è anche il futuro commerciale della Trail Diva. Clorofilla potrebbe portarla sul mercato direttamente oppure mettere il proprio know-how a disposizione di un altro marchio. Non esiste quindi ancora un listino definitivo, anche se l’ordine di grandezza ipotizzato è intorno agli 8.000 euro. «Se parliamo di lavorazione artigianale – sottolinea Buratti -, in basse quantità e fatta in Italia, ovviamente non possiamo avvicinarci ai prezzi della grande distribuzione. E’ un prodotto destinato a un certo tipo di utenza».
La Trail Diva è realizzata interamente in alluminio, con congiunzioni in Ergal incollate ai tubi. Una soluzione che racconta bene la filosofia del progetto: utilizzare competenze maturate in decenni di meccanica di precisione per esplorare una categoria di biciclette ancora poco battuta.
Perché la cargo bike non deve necessariamente fermarsi quando finisce l’asfalto. Può diventare uno strumento di lavoro per chi, ogni giorno, deve portare persone, attrezzature e materiali proprio dove le auto non arrivano.







