Il nome di Gilberto Simoni è ormai indissolubilmente legato a quello dello Zoncolan. Nel 2003 è stato il primo in assoluto a vincere lassù, tra l’altro in maglia rosa, nella dodicesima tappa del Giro d’Italia che affrontava il versante di Sutrio. Nel 2007 è stata invece la volta del versante di Ovaro, quello più duro, che Simoni conquistò firmando anche il record di ascesa in 39’03”, tuttora imbattuto.
Lo scalatore trentino è tornato sulle terribili rampe del Kaiser lo scorso 7 ottobre, ma stavolta in una veste diversa. Il suo compito era accompagnare Fabio Radrizzani, un paraciclista ligure coinvolto in Obiettivo Tricolore, la grande staffetta nata da un’idea del campione Alex Zanardi.
Un lungo viaggio a tappe attraverso l’Italia, nel quale decine di atleti con disabilità si passano di mano in mano un testimone, promuovendo lo sport e l’inclusione. Quest’anno l’iniziativa è arrivata alla sesta edizione, con 1.900 chilometri suddivisi in 22 tappe, da Cervia a Trieste. La penultima tappa del progetto è stata appunto quella dello Zoncolan, con Simoni a fare da compagno di viaggio.


Il ritorno sul Kaiser, in veste diversa
«Sono atleti paralimpici che non rinunciano allo sport e credo che sia un progetto molto utile, perché punta all’inclusione», ci ha raccontato Simoni. «Dopo l’ultima volta al Giro, non ero più tornato sullo Zoncolan. Ho accettato perché mi piace il progetto, conosco queste persone e ne trovo giovamento io per primo. Vedendo la loro forza ti porti a casa un bell’insegnamento».
Durante la carriera gli era già capitato di pedalare con atleti paralimpici come Fabrizio Macchi, dal quale ha imparato quanta forza di volontà serva per affrontare certe sfide. E per questo ha voluto che a condividere la giornata ci fosse anche suo figlio Enrico, che corre per la squadra Continental Campana Imballaggi-Morbiato-Trentino. «Spero che anche per lui sia stato un bell’insegnamento: non tanto come ciclista, ma come uomo».
La sera prima, durante la cena, Fabio Radrizzani gli aveva raccontato di aver corso la Hero, la durissima gara di mountain bike sulle Dolomiti. «Questo ragazzo ha fatto cose molto dure. Mi sono trovato davanti un tipo tosto, che non rinuncia a niente. Gli ho detto: “Domani mi stacchi”, e infatti mi ha staccato».


Non solo lo Zoncolan, 140 chilometri assieme
La previsione si è rivelata corretta. «Mi aspettavo che facendo lo Zoncolan fosse in qualche modo in difficoltà, che si fermasse magari. Invece niente, anzi. Ci metteva una grande tenacia. Lui non voleva andare a spasso, voleva fare la sua prestazione. Sono andato anche per questo, perché davvero c’è da imparare». Ci hanno messo circa un’ora per arrivare in cima, solo una ventina di minuti in più rispetto al record di Gibo.
La salita, tra l’altro, era soltanto una parte della pedalata. Sono partiti in una decina da San Daniele del Friuli, dove il giorno precedente si era svolta l’89ª Coppa Città di San Daniele, e sul Kaiser sono arrivati in cinque: Simoni, Radrizzani, il figlio di Gilberto, un amico udinese e la moglie. Una volta scesi Simoni, il figlio e Radrizzani hanno continuato fino ad Udine, 140 chilometri in tutto: «E non piano, tutt’altro». Ad Udine c’è stato il passaggio del testimone con il gruppo che avrebbe fatto l’ultima tappa verso Trieste.
Gli chiediamo che rapporti hanno usato. Radrizzani per l’occasione aveva montato un 30×34, mentre Simoni aveva un 34×36, e ci fa capire che non avrebbe disdegnato qualche dente in più. Nel 2007, quando ha stabilito il record sul versante di Ovaro aveva un rapporto massimo di 36 denti davanti e 27 dietro. Mentre quattro anni prima, dal versante di Sutrio, aveva addirittura un 39×29. «Una volta non si usavano quei rapporti. Da lì in poi ogni anno hanno aggiunto un dente» ci racconta. «Ma non è che con i rapporti agili lo Zoncolan sia meno duro, lavori più di cardio che di gambe».


Quello che resta della fatica
Ma più che di rapporti e tempi, Simoni ci tiene a sottolineare di nuovo l’impressione che gli ha fatto l’atleta che ha accompagnato. «Ho visto che fa anche 700 watt in volata, è impressionante. Ha una schiena che diventa di ferro a ogni pedalata. E poi Fabio è indipendente in tutto. Fa le cose che facciamo tutti noi, con grande semplicità e senza alcun timore».
Per anni lo Zoncolan è stato il luogo di alcune delle imprese più importanti della sua carriera, una montagna da conquistare contro il cronometro e gli avversari. Questa volta, seguendo Obiettivo Tricolore e Fabio Radrizzani, è stato un luogo da condividere assieme a qualcun altro. Per scoprire che lassù in cima, anche fuori dalle gare, si trovano sempre nuovi insegnamenti da portarsi a casa.







