Cadere fa parte del gioco quando si va in bicicletta, una curva presa con troppa velocità, un ostacolo non visto, della polvere a bordo strada. Tanti sono gli aspetti che possono provocare una caduta e dei conseguenti danni. Per essere un vero ciclista, o un esperto pedalatore o pedalatrice, è importante sapere cosa fare nel momento in cui ci si trova a raccogliere la bicicletta da terra.
Prima di ripartire è bene guardare ai danni al mezzo, ma soprattutto ad eventuali escoriazioni o ferite. Quali sono i passaggi da fare nel momento in cui si scopre di avere qualche escoriazione o peggio ferite più gravi?


Le ferite
Ne parliamo con Carlo Guardascione, medico di grande esperienza e per anni anche parte dello staff di diverse formazioni WorldTour.
«La ferita più comune in cui si può incappare – racconta Guardascione – è un’abrasione superficiale, che incide sul primo e secondo strato della pelle. I punti più interessati, quando un ciclista si trova ad andare a terra, sono l’anca, il ginocchio, il gomito e la spalla. Mi sembra giusto ricordare che l’abbigliamento da ciclismo non offre una grande protezione».


Entriamo nello specifico, cosa si intende con abrasione superficiale?
Parliamo di un danno provocato da uno scivolamento, che provoca danni simili a quelli di un’ustione. Per natura l’impatto con il terreno, o l’asfalto, provoca un impatto e uno sfregamento a livello epidermico (della pelle, ndr). Da questo possono scaturire ferite differenti, tra cui quelle lacero contuse.
Quali sono le ferite più comuni?
Le classiche sbucciature, ovvero quando a causa dello sfregamento con il terreno si perdono il primo e il secondo strato della pelle. Si riconoscono dal fatto che hanno un sanguinamento ridotto, se non addirittura assente. Per questo si paragonano a delle ustioni, perché lo sfregamento con il terreno brucia lo strato di pelle.


Come si cura?
Con una prima detersione, quindi la ferita va lavata con acqua o con acqua e sapone. La seconda parte è quella legata al disinfettare, un prodotto altamente sconsigliato è l’acool. Ma è bene utilizzare prodotti a base di iodio, oppure della semplice acqua ossigenata, o ancora dei disinfettanti battericidi.
Si passa alla medicazione?
E’ bene applicare pomate o garze umide a coprire la ferita, si tratta di un passaggio importante che permette alla pelle di crescere nuovamente. Altra cosa è chiudere la medicazione con garze sterili.


Da cosa capiamo che la nostra ferita sta guarendo al meglio?
Una cosa da evitare in maniera assoluta è la formazione della crosta. Per prima cosa perché ritarda la guarigione e in secondo luogo perché la pelle si ritrae e corriamo il rischio di avere una cicatrice, che ci accompagnerà per sempre.
Come si medica nel migliore dei modi la nostra ferita?
Ripetendo il processo di medicazione anche due volte al giorno, va protetta con garze umide per garantire la corretta ricrescita della pelle. Un modo per capire se la ferita sta guarendo correttamente è guardare i margini, se questi sono arrossati vuol dire che è ancora in atto un’infiammazione intensa. Se sono di un colore rosato, o comunque naturale, significa che la guarigione sta procedendo nel modo corretto.


Capita, però, di cadere e farsi più male…
Se ci si trova a fronteggiare una ferita aperta che interessa anche gli strati più profondi e interni della pella è bene andare dal medico. In quei casi sarà necessario, con grandi probabilità, suturare la ferita con dei punti che possono essere applicati sia internamente che esternamente. In questi casi il consiglio è che la ferita si cura a partire da sotto.
I rischi in questo caso quali possono essere?
Un’infezione, ovvero che i germi trovano il modo di entrare e proliferare. In questi casi si deve trattare chirurgicamente il punto interessato. Solitamente anche una ferita curata con l’applicazione di punti necessita di un periodo compreso tra i 6 e i 7 giorni per guarire.







