Realizzare nuove ciclovie è solo una parte del lavoro necessario per costruire una rete ciclabile realmente fruibile. Materiali, manutenzione, pulizia, sicurezza e possibilità di utilizzare i percorsi con biciclette differenti diventano altrettanto importanti una volta conclusi i cantieri. E’ su questi aspetti che Gianfranco Di Pretoro, cicloturista e responsabile Piste Ciclabili e Sicurezza della Federazione Ciclistica Italiana Lazio, ha deciso di richiamare l’attenzione attraverso una lettera aperta dedicata alla ciclovia tra Fiumicino e Roma.
La lettera, datata 23 luglio, è stata indirizzata, tra gli altri, all’assessore alla Mobilità della Regione Lazio Fabrizio Ghera e alle amministrazioni di Roma e Fiumicino. Le osservazioni arrivano dopo un sopralluogo effettuato direttamente in bicicletta il 19 luglio lungo il percorso del Tevere da Fiumicino verso Ponte Galeria, infrastruttura destinata a inserirsi nella più ampia Ciclovia Tirrenica.


Il nodo dei materiali
Il primo tema sollevato da Di Pretoro riguarda la scelta del fondo. Nel mirino c’è in particolare il Biostrasse, materiale che suo dire starebbe mostrando alcune criticità già nei segmenti realizzati negli anni scorsi.
«Da sempre – scrive Di Pretoro – ho consigliato al Comune di Fiumicino di non usare il Biostrasse ma l’asfalto e, quando il declivio verso il fiume è graduale, di non collocare mai lo steccato in legno, che si usura facilmente, impedisce la pulizia con macchinari adeguati ed è pericoloso quando perde la sua linearità».
Le considerazioni riguardano innanzitutto il tratto costruito tra Fiumicino e Parco Leonardo tra il 2016 e il 2020, dove vengono segnalate lesioni del fondo ritenute problematiche soprattutto per le biciclette dotate di pneumatici più stretti, oltre al deterioramento delle protezioni in legno.
Criticità simili, secondo la lettera, sarebbero presenti anche nel segmento realizzato più recentemente in direzione della Fiera di Roma, dove Di Pretoro segnala lesioni, infiltrazioni e problemi legati alla pulizia degli spazi in prossimità dello steccato.


Il tratto verso Ponte Galeria
L’attenzione si concentra quindi sul terzo segmento, quello in costruzione verso Ponte Galeria e via Portuense. Sebbene i lavori non siano ancora conclusi, Di Pretoro individua alcuni elementi sui quali invita le amministrazioni a intervenire o quantomeno a riflettere.
«Continuo a ribadire la scelta del Biostrasse perché estremamente fragile e poco scorrevole. Inoltre, la bordura per il contenimento della pista ciclabile è costituita dal listello in legno», sostiene nella lettera.
Un altro problema evidenziato riguarda alcune linee trasversali presenti sul fondo a intervalli regolari, che secondo la sua esperienza in sella provocano sobbalzi e rendono meno confortevole la pedalata.
Non mancano però valutazioni positive. Di Pretoro indica come soluzione interessante i lastroni in cemento elettrosaldato utilizzati in corrispondenza di alcuni incroci: «Sono molto scorrevoli. Con questo materiale, la ciclovia di Fiumicino migliorerebbe la sua qualità».
Tra le osservazioni figurano infine l’assenza, almeno allo stato del sopralluogo e con il cantiere ancora da completare, di elementi visibili relativi alle postazioni SOS, all’illuminazione e alla segnaletica per l’accesso dei mezzi di soccorso.


L’importanza della manutenzione
Al di là delle singole soluzioni tecniche indicate nella lettera, la questione sollevata dalla Roma-Fiumicino riguarda un tema più generale. Una ciclovia non termina con l’inaugurazione. L’efficacia di un’infrastruttura si misura soprattutto negli anni successivi, attraverso la qualità del fondo, la continuità degli interventi di manutenzione, la gestione della vegetazione e dei detriti, la segnaletica e la capacità di garantire condizioni adeguate a utenti differenti.
E’ un aspetto ancora più importante per gli itinerari inseriti nelle grandi reti cicloturistiche. Chi percorre una ciclovia di lunga distanza può arrivare con una bici da viaggio, una gravel, una e-bike, una MTB oppure con pneumatici relativamente stretti. Il fondo dovrebbe quindi cercare, per quanto possibile e compatibilmente con le caratteristiche ambientali del territorio, di garantire una fruizione ampia.
Ed è proprio questo il punto con cui Di Pretoro conclude il proprio intervento: «Le ciclovie e, nello specifico, la Ciclovia Tirrenica, devono adattarsi ad ogni tipo di ruota e gomma, non solo a quelle grasse».




Segnalateci le criticità
Una considerazione che sposta il dibattito dalla quantità alla qualità. Aumentare i chilometri ciclabili resta fondamentale, ma progettazione e manutenzione determinano quanto quei chilometri saranno davvero utilizzabili nel tempo.
A tal proposito, invitiamo i lettori di bici.STYLE a segnalarci i casi più eclatanti di incuria e mancata manutenzione delle ciclabili e delle ciclovie. Uniremo così le forze per fare in modo che validi progetti di riqualificazione urbana funzionino e non vengano dimenticati una volta passato il simbolico momento del taglio del nastro…







