Da diversi anni Radio 24 dedica uno spazio stabile alla bicicletta e al viaggio lento grazie a “Grand Tour – A ruota libera”, la rubrica curata da Alessandra Schepisi all’interno del programma “Grand Tour”, in onda ogni domenica (foto in apertura). Un racconto che parte dall’esperienza personale, si intreccia con i territori e arriva a un pubblico molto più ampio degli addetti ai lavori, grazie anche alla versione podcast.
Abbiamo parlato proprio con Alessandra Schepisi, giornalista e voce di riferimento della trasmissione, per capire come nasce questo progetto editoriale e quale ruolo ha oggi il cicloturismo nel panorama radiofonico nazionale.


La prima curiosità, Alessandra, è sapere qual è stato il tuo primo approccio alla bicicletta e come sei arrivata a raccontarla in radio?
Ho iniziato come ciclista urbana, a Roma, utilizzando la bici per gli spostamenti casa-lavoro. Era una scelta pratica, ma mi sono resa conto molto presto del valore aggiunto: meno stress, più libertà, più contatto con la città. Da lì è nata la passione vera e propria, che poi si è allargata al viaggio, alle vacanze in bicicletta. Quando ho proposto a Radio 24 una trasmissione dedicata alla bici, nel 2018, l’idea era quella di raccontarla a 360 gradi, non solo come sport ma come strumento per muoversi, viaggiare e leggere i territori.
Come si è evoluta la trasmissione fino all’attuale “Grand Tour – A ruota libera”?
La prima esperienza si chiamava “A ruota libera” ed è andata in onda dal 2018 al 2022. Dal 2022 è iniziata questa nuova avventura all’interno di Grand Tour, insieme a Silvio Lorenzi e Valeria De Rosa. Il programma è un contenitore più ampio dedicato al tempo libero, al viaggio e allo sport, mentre “A ruota libera” si concentra in modo specifico sul cicloturismo. Accanto a noi, infatti, c’è “A passo libero”, dedicato ai cammini e al trekking, curato da Silvio, mentre Valeria si occupa di destinazioni. Tutti i contenuti vanno in onda la domenica e poi diventano podcast, con una seconda vita digitale.


Che tipo di pubblico avete?
La radio generalista come la nostra intercetta un pubblico molto vario, anche persone che magari non sono mai salite su una bici. Il podcast, invece, è più utilizzato da appassionati, operatori del settore, guide, amministratori locali. E’ una fruizione più specialistica, ma complementare. L’obiettivo comune resta quello di incuriosire, far venire voglia di provare, spiegare che il viaggio in bici è accessibile e alla portata di molti.
Quanto conta oggi il cicloturismo nel piano editoriale di un’emittente come Radio 24 che fa capo a Il Sole 24 Ore, storico quotidiano di economia e finanza?
Conta sempre di più. Già prima della pandemia il settore era in crescita, poi il Covid ha accelerato un processo che era in corso. I dati più recenti parlano di un comparto in ottima salute, con numeri importanti in termini economici e di presenze. L’Italia ha un enorme potenziale, soprattutto grazie a una rete di strade secondarie poco trafficate che funzionano già come ciclovie di fatto. Spesso mancano i servizi, più che le infrastrutture, ma il movimento è molto vivace.


Come nasce una puntata di “Grand Tour – A ruota libera”?
Si parte da una programmazione condivisa: ogni puntata è dedicata a una regione diversa. La scelta tiene conto anche di eventi, stagionalità, iniziative in corso. Poi ciascuno lavora in autonomia. Per quanto mi riguarda, gli interlocutori possono essere giornalisti, scrittori, guide cicloturistiche, operatori, amministratori locali. A volte pedalo con loro e li intervisto sul territorio, altre volte da remoto. L’idea è evitare la ripetizione e trovare sempre un punto di vista originale, capace di raccontare il territorio e non solo di fornire dati tecnici.
Ci sono puntate o storie che ti hanno colpita più di altre?
Mi colpiscono molto i progetti nati dal basso, come le grandi traversate regionali o le ciclovie costruite da comunità locali e associazioni. Penso al Sicily Divide, alla Via Silente o al Grand Tour del Lazio. Mi piace raccontare chi ha trasformato un’idea in un percorso reale. E poi ci sono le puntate tematiche, legate alla musica, alla letteratura, ai musei della bici, che permettono di intrecciare il viaggio con altri linguaggi.


Quanto è importante l’aspetto narrativo rispetto a quello tecnico?
E’ fondamentale. Le informazioni pratiche servono, e infatti parliamo sempre di chilometri, dislivelli, logistica, ma senza un racconto emotivo il rischio è annoiare. La radio non ha immagini, quindi bisogna evocare, scegliere bene le voci, inserire la musica giusta. Ricordo che in una puntata su un itinerario tra Genova e Sant’Ilario abbiamo usato la musica dei cantautori genovesi: De André ma non solo… Il racconto deve trasmettere un legame autentico tra chi parla e il territorio che sta descrivendo.
Il futuro della trasmissione come lo immagini?
Per ora continuiamo a raccontare l’Italia, una regione per puntata (ogni regione viene presentata due volte l’anno considerando le repliche estive, ndr), con qualche speciale tematico, come la puntata sui libri di viaggio o quella sulle più belle ciclovie d’Italia. In futuro non escludo un’apertura all’estero, ma per ora la scelta editoriale è restare concentrati sul nostro Paese. Le storie non mancano e il cicloturismo continua a evolversi, quindi c’è ancora moltissimo da raccontare.
Grand Tour – A ruota libera







