Elettronica, un concetto che è entrato anche nel gergo del ciclista, a prescindere dalla categoria. Le biciclette sono sempre più connesse e l’aumento dei componenti con chip o che lavorano su una base elettrica ha raggiunto livelli impensabili anche solo un decennio fa. Trasmissioni gestite da app e connesse agli smartphone, setting , personalizzazioni e mappature. C’è poi il largo impiego di device che leggono, analizzano e guidano il ciclista nella sua esperienza a pedali. Ovviamente le e-bike, oppure le biciclette con le sospensioni gestite proprio dall’elettronica.
Il mondo della bicicletta ha davvero bisogno di tutta questa connessione ed intereazione con i componenti elettrici? In che modo l’elettronica ha cambiato la bicicletta? L’elettronica in ambito bici rappresenta il fascino, l’immagine e l’apparire, ma anche l’inseguimento di una chimera fatta di tecnologia, ambizioni e status symbol.


Elettronica sì, ma non è solo questo
Elettronica nelle trasmissioni, con i fili oppure con funzionamento wireless, il cambio radicale della bicicletta parte da qui. Freni a disco, integrazioni massimizzate e componenti che sempre più dialogano tra loro. App e telefonini, più ci si guarda indietro e più il ciclista si rende conto che il cambio elettronico (insieme al carbonio) è stato il primo passo verso una virata tecnologica che ha interessato tutto l’universo della bicicletta.
In poco più di tre lustri tutto è cambiato e l’evoluzione, se così vogliamo categorizzarla, è tutt’ora in atto. Sì perché la nuova frontiera è l’elettronica accessibile a tutti e ragionando ad ampio spettro, ci rende conto che è stata proprio l’elettronica ad aprire la categoria della bici a tutti. Pensiamo alle e-bike.


L’elettronica dei grandi numeri
Le prime trasmissioni apparse sul mercato equipaggiavano principalmente a biciclette di alta gamma, costose e top level in tutto. In un lasso di tempo relativamente breve l’elettronica ha preso sempre più spazio anche nella gamma media e nelle fasce entry level, relegando le trasmissioni meccaniche a prodotti di nicchia (se consideriamo i numeri e le preferenze).
La trasmissioni a batteria, quelle wireless senza fili o ibride, sono diventate la chiave di volta per la bicicletta, ora vista anche da chi ciclista non è, come uno strumento affascinante ed ambito. Il ciclista mostra con orgoglio la propria bici con la trasmissione elettronica (o elettromeccanica), quasi come un trofeo, un traguardo, un punto di arrivo dove la soddisfazione si mescola con la passione.


Serve davvero tutto questo?
Ad oggi serve. Volendo fare un parallelo con il mondo delle auto, dove l’auto elettrica resta un’opzione, in ambito bici è molto più semplice acquistare biciclette con le trasmissione elettroniche che non quelle con il cambio meccanico. E’ vero, l’industria ciclistica ha forzato la direzione dell’elettronica è altrettanto vero che le preferenze dell’utente finale si sono concentrate proprio sulle bici con qualcosa di elettronico nei componenti. Ci resta impressa una argomentazione di Massimo Rava.
«Le bici economiche quasi non esistono più ed è difficile categorizzare – ci diceva Rava – bici da 3.000 a 5.000 euro come entry level. Quelle economiche da 2.000 euro, spesso, non sono accattivanti ed in una logica di scelta vengono scartate a priori. Mi metto nei panni del cliente/acquirente e non mi sento di dargli torto».
Oggi l’elettronica è diventata quasi una necessità in ambito bicicletta. Perché molte bici non sono più compatibili con i cambi meccanici. Perché alcuni produttori hanno completamente fermato la produzione di componenti meccanici (intesi come pezzi per le trasmissioni senza batteria) e si è attivato una sorta di processo ad esaurimento. Perché, quasi il 100% delle richieste verte proprio sulle trasmissioni elettroniche nelle tre fasce principali, bassa, media e alta.


Gestione semplice o più complicata?
Un po’ per tutti l’elettronica è affascinante, pur lasciando quel velo di mistero. Rispetto al cambio meccanico, una trasmissione elettronica è più facile da gestire, oppure ha complicazioni maggiori? Esiste qualche segreto o malizia che può mettere il ciclista al riparo da inconvenienti indesiderati ed evitabili? Vediamo cosa ci ha raccontato Mauro Adobati, meccanico professionista in ambito World Tour che opera al Team Lidl-Trek.
«L’arrivo massiccio dell’elettronica – racconta Adobati – ha semplificato molto la gestione della bicicletta moderna. Come bici moderna intendo tutti quei prodotti che portano in dote integrazione, tecnologia e design. Alcune biciclette non sono più compatibili con le trasmissioni meccaniche e comunque sarebbe impensabile montare fili e guaine in spazi che ormai sono diventati ristretti. Talvolta è sufficiente guarda il volume di una tubazione per capire che al suo interno non è possibile far passare neppure un capello.
«Con l’elettronica il montaggio è più veloce, si risparmia tempo e c’è la possibilità di far dialogare i componenti tra loro. Mi viene in mente il reggisella telescopico con l’elettronica integrata, oppure la forcella ammortizzata gestita elettronicamente».




Problematiche e malizie
«Il problema che può presentare una trasmissione elettronica – prosegue Adobati – oppure un componente gestito da una batteria da parte di un praticante è dimenticarsi di ricaricare la batteria. Banale a dirsi, ma succede spesso. E’ importante fare gli aggiornamenti richiesti e non molto altro. Sicuramente la cura del componente, ma penso sempre che una bicicletta, dovrebbe essere un’operazione fatta a prescindere. Con quello che costano oggi! Le app di gestione, penso ad esempio alla AXS di Sram, sono un bello strumento e aiutano parecchio nei diversi passaggi.
«L’elettronica è diventata molto affidabile, perché è precisa e la stessa trasmissione – conclude Adobati – offre delle certezze anche nell’ambiente off-road. Penso agli stabilizzatori elettronici integrati del cambio, inoltre, in linea di massima i componenti non sono soggetti ad usura intensa. Chi proviene da tanti anni di cambi meccanici all’inizio può storcere il naso, ma credo sia la normalità e succede per qualsiasi cosa. Poi ci si abitua e si impara a sfruttare le capacità della tecnologia».







