La lunghezza giusta delle pedivelle, un argomento più che mai attuale e dibattuto non solo nell’ambito professionale. La tendenza è quella di ridurne la lunghezza rispetto al passato, un passaggio nel quale sono coinvolte anche le aziende con la componentistica del primo montaggio. Non ultime le e-bike, dato che su alcune di queste compaiono già le 165.
Non è solo una questione di moda, ma per scegliere la lunghezza giusta quali sono i fattori da considerare? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Colò, ingegnere presso Biomeccanica Bodyframe di La Spezia.


Esiste un criterio di scelta per la lunghezza delle pedivelle? Se sì quale?
Sì, esiste. La variabile fondamentale resta la lunghezza delle gambe, intesa come la distanza da terra alla zona perineale, misurata con gambe estese. Normalmente per lunghezze di gambe inferiori a 85 cm consiglio pedivelle 170 millimetri, per una lunghezza di gambe superiori a 90 centimetri il consiglio è quello di spostarsi su pedivelle da 175. Le pedivelle da 172,5 restano una sorta di via di mezzo.
Quelle più corte?
Facendo una sorta di accostamento ed analisi, tra la lunghezza delle pedivelle in funzione della lunghezza gambe si possono fare ulteriori considerazioni. Ad esempio valutando eventuali problematiche del ciclista e di atteggiamenti assunti durante la pedalata, oppure in funzione di particolari obbiettivi di performance. In questi casi si modifica la valutazione iniziale, si adatta lo strumento ed il ciclista con un adeguamento della posizione in sella.


Ad ampio spettro, meglio una pedivella più lunga oppure una più corta?
In generale meglio seguire i valori “tabellati” in funzione della lunghezza delle gambe come precedentemente accennato. Qualora insorgano problemi di natura fisiologica è da preferire l’accorciamento all’allungamento.
Tecnicamente e nell’economia del gesto della pedalata, una pedivella più lunga cosa comporta?
Comporta avere a disposizione una leva maggiore, quindi possibilità di sviluppare più coppia a parità di forza impressa sul pedale. Tutto ha un costo in fatto di energia, perché per tradurla in maggior potenza bisogna essere in grado di mantenere la cadenza che si avrebbe anche con la pedivella più corta. E’ qui che spesso ciclisti diversi si comportano in modo diverso. Mediamente torna più facile far girare le gambe velocemente, quando si accorciano le pedivelle, ma non tutti ci riescono, soprattutto a livello cicloturistico. Inoltre, una pedivella più lunga comporta angoli di movimento del ginocchio maggiori, da 2° a 4° in funzione dell’antropometria del soggetto.




Questo che cosa comporta?
Se moltiplichiamo per migliaia di pedalate, questa maggiore estensione e angolo di lavoro delle articolazioni, può tradursi in significativi stress articolari maggiori, inclusi angoli più aperti di lavoro dell’anca. C’è maggiore comodità, ma anche un lavoro maggiore. Un altro parametro da considerare è la rotondità della pedalata, cioè la distribuzione della forza lungo la circonferenza del movimento. Mediamente è migliore con l’utilizzo di pedivelle più corte.
Una pedivella più corta è più “economica”?
In un certo senso è così, ma non per tutti i ciclisti e non per tutti i casi, dipende dagli obbiettivi e dalle problematiche. E’ uno strumento per ottimizzare la posizione. Diciamo pure che l’era Pogacar ha aperto questa fascia di mercato a cascata per tutte le categorie di bici. Un classico esempio sono proprio le pedivelle da 165, prima difficili da reperire e contestualizzate a scopi “quasi” curativi.


Invece oggi?
Oggi sono facili da trovare, uno strumento per migliorare la resa tecnica. Penso che in futuro ci ricorderemo del campione sloveno per i suoi eccezionali risultati sportivi, ma gli appassionati di tecnica lo ricorderanno anche per l’aver introdotto a livello globale il concetto di pedivelle corte in ottica performance (qui un articolo realizzato su bici.PRO con lo stesso Colò a proposito delle scelte del campione del mondo, ndr).
Alcune e-bike tra le più moderne portano in dote pedivelle da 165 millimetri. Rispetto alle più classiche 170 e 172,5 l’utente cosa deve sapere?
Vero, da qualche anno le e-bike sono assemblate dai costruttori con pedivelle più corte. In questo caso avendo un motore a disposizione, il ciclista non necessita di una leva lunga per sviluppare coppia, inoltre accorciare le pedivelle rende più semplici alcuni passaggi nel superare ostacoli e quindi una pedalata semplificata. L’utente deve innanzitutto controllare quale sia la lunghezza di pedivelle in dotazione alla sua e-bike. Quando si trovano pedivelle più corte, arrivando da una lunghezza maggiore, si dovrebbe alzare la sella. Più o meno con gli stessi millimetri persi. Però, in questi casi è sempre utile una seduta dal biomeccanico di fiducia, fondamentale per gettare le basi di una corretta posizione in sella.







