Una trasmissione meccanica è una sorta di ritorno alle origini. Sram Apex è una trasmissione meccanica che troviamo su biciclette entry level e bici che generalmente hanno l’obiettivo di offrire tanta sostanza, contenendo il prezzo al tempo stesso.
L’abbiamo provato (pacchetto Apex completo) sulla Rose Backroad con telaio in alluminio. Una bici super efficiente e pure bella da vedere, che nel listino Rose è proposta a poco più di 2.350 euro (senza le ruote Zipp). Ecco le nostre considerazioni.
Sullo sterrato senza grattacapi
A prescindere dal costo e dal posizionamento sul mercato, una trasmissione a base completamente meccanica come nello Sram Apex è una delle prime scelte anche per chi ha possibilità elevate di spesa. Si punta sul fatto che la bici gravel/allroad, ma anche ciclocross, per lo sterrato in genere è una sorta di muletto per l’inverno. Si usa nei momenti dove non si guardano i numeri in modo stressante, i watt, il power meter e la bici torna ad essere un divertimento vero e proprio.
C’è bisogno di sostanza ed affidabilità, di quel contatto diretto con il mezzo, con la meccanica e nella capacità di affrontari eventuali problemi in poco tempo. Una trasmissione meccanica è una sorta di “start and go”, che non necessita di aggiornamenti, calibrazioni e setting specifici. Si lava e pulisce più di rado rispetto alla bici da strada, tanto lei non patisce (una frase spesso utilizzata).
Alluminio e Sram meccanico
Telaio in alluminio e forcella in carbonio. Sram Apex XPLR, monocorona da 40 denti con guarnitura in alluminio e pignoni con scala 11-44. Il cambio posteriore porta il concetto XPLR ed il design del bilanciere è molto simile a quello Sram dedicato alla mtb.
La bici proviene dal comparto test di Sram e porta in dote la componentistica Zipp, ruote comprese. E’ un upgrade non da poco, disponibile in after market. Manubrio e attacco, reggisella, il tutto firmato Zipp, componenti che permettono di risparmiare dei grammi importanti, ma che non fanno un grandissima differenza in termini prestazione pura, non tanto quanto lo fanno le ruote.
Un solo comando cambio
Tutto quello che serve è in una levetta integrata nel manettino destro. Si è vero, c’è la corona singola anteriore e quindi il deragliatore con la sua leva non esiste ed è come giocare con il telefonino (ah, oggi si dice smartphone). Una trasmissione come questa ha quel non so che di analogico riportato ai tempi moderni, dove la levetta (posta dietro la leva del freno, che per noi funge da freno posteriore, metodo classico e non USA) è una sorta di touchscreen che attiva app e funzioni. E volendo fare un accostamento con le automobili, una bici del genere, con una trasmissione del genere è come una Panda 4×4 della vecchia generazione, che nei boschi e sulle strade di montagna dà la paga ai suv. Non in ultimo, la famosa levetta meccanica è intuitiva anche quando le mani sono coperte da guanti invernali particolarmente spessi ed ingombranti.
Tradotto in soldoni: la catena sale e scende grazie a quell’unica levetta, nessun bottone o pulsante. Non ci sono batterie e app di gestione, “solo” cavi e guaine della cara vecchia meccanica. Un suono al pari di uno “stoc”, secco e deciso, la catena scende. Una sorta di doppio “click” più timoroso e dal suono quasi celato, la catena sale sui pignoni più grandi. Nulla di nuovo per chi (come me) ha usato, strausato, massacrato e dilaniato il Force ed il Red DoubleTap a cavallo del 2010. Un mondo tutto da scoprire quello di un cambio meccanico che sembra fuori epoca. Sram Apex funziona e come funge.
Non serve alleggerire la pedalata
Quando sei ragazzino e utilizzi il cambio per la prima volta, o la bici da corsa con le “moltipliche davanti e dietro”, una delle prime malizie che ti insegnano quelli bravi è alleggerire la pedalata quando azioni la trasmissione. In modo particolare quando la catena scende o sale dalle corone davanti, o risale i pignoni più grandi. E’ una regola da tenere bene a mente quando si usano i cambi elettromeccanici, anche se ormai sono dei veri e propri impianti di risalita che, se ben regolati non hanno paura di affrontare le severità (ma anche l’incuria) dei vari stili di utilizzo.
Sram Apex, considerando che si parla di una trasmissione alla base di un catalogo, non ha nulla da invidiare ai più alti di gamma e sembra davvero creata per funzionare sempre. La catena scende e sale, quasi fluttua quando lo stile di cambiata è delicato. Scende e sale quando il dito picchia delle vere e proprie martellate sulla leva e le gambe stantuffano senza soluzione di continuità quasi a menare le pedivelle, la corona e la catena, ovviamente i pignoni. L’esposizione scritta può avere dei risvolti divertenti, ma pensando all’efficienza del sistema non si tratta di qualcosa di banale e secondario. Una sorta di poca spesa e tanta resa.
In conclusione
Non bisogna celebrare per forza una trasmissione meccanica come quella dello Sram Apex. Non vogliamo fare i romantici a tutti i costi e quelli che rifiutano la tecnologia perché semplicemente non la capiscono e non sono in grado di sfruttarne le potenzialità. Nulla di tutto questo. Però, quando una cosa funziona bene ed è alla portata di tutti (o quasi), tutto sommato è anche facile da sfruttare in ogni situazione, merita di essere valorizzata. Sram Apex è così. Un pacchetto facile montato su biciclette di una fascia medio/bassa o più accessibile.
E’ gratificante sotto il profilo tecnico e funzionale, ha un design moderno che appaga ed è particolarmente robusto in tutte le sue componenti. E’ semplice da manutenere e ogni azione di setting viene fatta in modo diretto, con le proprie mani, senza l’ausilio di uno schermo e della compagine virtuale. Guaine e fili, ingranaggi e molle, viti e brugole, ferro e alluminio. Non sempre è possibile dotarsi di un alto e altissimo di gamma, non fosse altro per una questione di spesa ed è bene sapere che, sistemi come Sram Apex non sono concepiti come un ripiego, ma semplicemente sono sviluppati per soddisfare una fascia di pubblico differente che non può spendere 10.000 euro (e oltre) per una bicicletta.