| 18 Febbraio 2024

La tecnologia sulla bici? Saperla usare è utile e divertente

A prescindere da come sia interpretato, la tecnologia ha invaso il ciclismo. Computerini e/o telefonini usati per visualizzare le mappe. Fasce per la rilevazione cardiaca, sensori per le pedalate, radar e luci e anche i misuratori di potenza. Questi ultimi non sono più una nicchia, sempre più diffusi anche tra i non agonisti.

In modo semplice e diretto mettiamo sul piatto i pro ed i contro di una tecnologia che può essere un vantaggio e divertente quando la si conosce e la si approccia come un’opportunità. Può diventare un ostacolo quando non la si affronta nel modo corretto (o non la si vuole capire).

L’hi-tech non deve far passare in secondo piano il bello della bici
L’hi-tech non deve far passare in secondo piano il bello della bici

La svolta GPS

Il computerino, il GPS, un po’ per tutti il “Garmin”, anche se ne utilizziamo di altre marche. Ha aperto un mondo, ha permesso ai ciclisti di scoprire strade e sentieri, condividerli, andare in luoghi sconosciuti e “sapere già tutto”. Le attività eseguite o da fare sono uno strumento di analisi e valutazione, che aiutano a preparare la bicicletta sotto il profilo tecnico, ci dicono quanto abbiamo consumato e in che modo dobbiamo recuperare. Si crea uno storico, per valutare noi stessi o per ripercorrere quelle stesse strade a distanza di tempo. Un paio di consigli utili? Ogni dispositivo va aggiornato costantemente. E’ buona abitudine salvare la posizione di partenza ad ogni accensione ed inizio attività, fondamentale quando siamo lontani da strade conosciute (che ci permette di tornare al punto di partenza, senza perderci) e che ottimizza la rilevazione di alcuni dati, ad esempio il dislivello dell’uscita.

Diciamo la verità, da ciclisti a ciclisti: questi dispositivi hanno creato una sorta di dipendenza dalla tecnologia. Manca il device! C’è la percezione che qualcosa non vada, c’è un vuoto. Manca qualcosa che monitora, che ci mette di fronte ai numeri. Questa dipendenza dai dispositivi elettronici ha smorzato il piacere della scoperta, del selvaggio puro e crudo, dell’avventura e dell’improvvisazione che hanno sempre fatto parte del viaggio in bici, ma anche del racconto emozionale post pedalata. Quando scendiamo dalla bici dobbiamo controllare se la nostra attività è già su Strava ed è necessario ricaricare il device! Si è vero, la tecnologia è divertente ed utile, ma non perdiamo di vista il concetto che deve essere al nostro servizio e non viceversa.

La fascia cardio

Per alcuni è la prima cosa da indossare, ad alcuni addirittura viene imposta, magari dopo un intervento chirurgico. Tra gli agonisti veri e propri, in una ipotetica scala dei valori, è scesa di un gradino dopo che i misuratori di potenza sono diventati alla portata di tutti. Ma la rilevazione cardiaca è un’altra cosa e non ha controindicazioni.

I bpm sono il primo segnale di valutazione del nostro stato di forma, perché sono lo strumento di carico interno (come amano dire i preparatori): una sorta di contagiri del nostro motore. Se impostati correttamente, ci aiutano a capire quanto siamo stanchi, quante calorie bruciamo e di conseguenza come recuperare. L’esperienza porta a conoscere le risposte del proprio fisico e una fascia cardio non fa altro che ampliare il percorso conoscitivo di se stessi e di come il nostro cuore risponde quando è sollecitato.

Entriamo in una serie di parametri dedicati alla salute fra i quali si colloca il sensore di analisi del glucosio: non imprescindibile, ma utile. Al di la della ricerca della performance ha permesso anche ai diabetici di affrontare un’attività agonistica e/o di endurance. Abbinato al device, il sensore permette di tenere sotto controllo la glicemia, in modo diretto.

Il sensore di analisi del glucosio offre un’opportunità di salute e benessere
Il sensore di analisi del glucosio offre un’opportunità di salute e benessere

Power meter: quando e perché

Il misuratore di potenza è diventato il must per la maggior parte degli agonisti. Per tanti praticanti è utile e può fornire delle indicazioni importanti, a patto che venga utilizzato nel modo giusto. Per molti è uno strumento alla moda, o semplicemente è stato trovato sulla bici. Vero è che molte biciclette anche di media gamma lo includono nell’allestimento. Se si vuole godere della bici senza troppi calcoli, se ne può fare a meno. Se si è curiosi di conoscere le variazioni del proprio corpo, può essere un divertente compagno di viaggio.

E’ uno strumento di carico esterno. L’utilizzatore non affine a questa tecnologia e a questo componente può essere condizionato quando non è in grado di leggerlo adeguatamente. Basti pensare che diversi corridori professionisti in alcuni momenti della stagione lo abbandonano, perché eccessivamente influenzati dai numeri. Un power meter è l’esempio lampante di quanto la tecnologia legata allo sport sia utile quando si è in grado di sfruttarne le potenzialità.

Portali e siti dedicati ai viaggi

Una delle cose più belle, positive e di condivisione positiva della rete web. Non scriviamo solo di Koomot (forse una delle piattaforme più diffuse in fatto di pianificazione), ma di altri siti e app dettagliati e ricchi di informazioni.

La stessa app di Garmin è valida e in costante aggiornamento grazie ai feedback degli utenti. Google Maps, apprezzato da chi utilizza lo smartphone come navigatore è valido anche in modalità off-line. Strava, perché no, Mapmyride molto dettagliato anche tramite pc e si basa sulle cartografie Google.

Ma ci sono tante altre soluzioni, ognuna personalizzabile in base alle varie esigenze e anche in base al dispositivo utilizzato. Qualcuno si ricorderà ancora quando il viaggio e/o la vacanza in bici veniva programmata da un anno con l’altro, con le cartine ed i pennarelli di diversi colori. La preparazione era (ed è ancora) l’essenza del viaggio stesso.

La sicurezza non è mai troppa

La tecnologia ha portato anche allo sviluppo di strumenti che permettono al ciclista di essere visto, di essere notato a distanza. Noi utilizzatori della bicicletta facciamo parte del traffico lento, essere visibili è quasi un obbligo. Le luci, i radar integrati che cambiano frequenza di lampeggio e, se configurati con il computerino ci avvisano del traffico che giunge da tergo, non sono un ingombro, ma uno strumento di sicurezza attiva.

Montare una luce sulla bici non azzera il problema del traffico motorizzato che si comporta selvaggiamente. Non ci porta completamente fuori dalla zona di pericolo, ma è un deterrente non secondario che dovrebbe fare parte di una dotazione di base del ciclista di ogni categoria. Le note negative di una serie di dispositivi di pochi grammi di peso, grandi qualche centimetro e che ci rendono visibili anche da lontano? Non esistono.

TUTTE LE CATEGORIE DEL MAGAZINE