Negli ultimi anni sempre più famiglie hanno iniziato a considerare la bicicletta come mezzo per le vacanze, ma anche come strumento educativo e di relazione. Tra i progetti che raccontano meglio questa dimensione c’è FamigliaInBici.com, il blog creato da Cristina Orsini insieme al marito Alessandro, che documenta itinerari, esperienze e consigli per viaggiare in bicicletta con i loro tre figli (in apertura, Cristina è con Ethan, il minore).
Cristina vive a Grado (Gorizia), in Friuli Venezia Giulia, e con la sua famiglia utilizza la bici quotidianamente (oltre che per le vacanze). Le abbiamo chiesto quali sono le sfide – ma anche le soddisfazioni – di pedalare con la propria prole.


Cristina, come è nato il progetto FamigliaInBici?
Da noi la bicicletta è parte della vita quotidiana. La usiamo praticamente sempre e l’auto la prendiamo solo quando dobbiamo uscire dall’isola. Basti pensare che il mio figlio più grande, quando ha preso la patente per lo scooter, alla fine ha optato per una mountain bike: «Tanto a Grado la uso più facilmente» ha detto. Il progetto è nato quasi per caso: sei anni fa abbiamo iniziato a fare giri in bici con i nostri tre figli e cercavamo informazioni online su itinerari adatti alle famiglie.
E le trovavate?
Sì, spesso però trovavamo indicazioni poco realistiche: percorsi definiti “facili” che in realtà non lo erano affatto, oppure servizi che poi non esistevano davvero. Così ho deciso di aprire prima i social e poi il blog per raccontare le nostre esperienze, anche le disavventure, in modo che altre famiglie non si trovassero nelle stesse situazioni.


Che tipo di riscontro avete ricevuto nel tempo?
All’inizio era solo un modo per condividere quello che vivevamo. Poi le persone hanno iniziato a scriverci, a chiederci consigli e a raccontare le loro esperienze. Si è creata una community molto attiva e alcune persone sono venute addirittura a Grado per conoscerci e vedere se i posti che raccontavamo erano davvero così.
E cos’è successo poi?
Da lì è nato qualcosa di più grande: abbiamo quasi 22.000 follower su Instagram ed oggi sono anche accompagnatrice cicloturistica. Collaboriamo con enti turistici o strutture che vogliono capire come rendere il territorio più accogliente per le famiglie che viaggiano in bici.
I vostri figli sono cresciuti pedalando: quanti anni hanno e come la vivono?
Adesso hanno 19, 17 e 11 anni. Copriamo praticamente tutte le fasi dell’adolescenza. Il grande e il piccolo pedalano volentieri, mentre quello di mezzo è un po’ più restio: se potesse starebbe sul divano. Però alla fine lo convinciamo sempre e quando è in giro con noi si diverte.


Quali sono i servizi fondamentali che un territorio dovrebbe offrire alle famiglie cicloturistiche?
La prima difficoltà è l’alloggio. Se hai una famiglia numerosa non sempre le strutture hanno camere abbastanza grandi e questo fa aumentare i costi perché devi prendere più stanze. Poi c’è il tema del noleggio bici: trovare biciclette per adulti è facile, ma quando devi noleggiarne cinque insieme, magari con seggiolini o taglie diverse, diventa più complicato. Anche le guide sono importanti, perché alle famiglie piace conoscere davvero il territorio e avere qualcuno del posto che racconti la storia dei luoghi.
Come gestite i ritmi quando pedalate con i ragazzi?
La chiave è rallentare. Non puoi pensare di fare 60 o 70 chilometri senza pause. Bisogna programmare soste, magari in una baita o in un posto dove mangiare qualcosa. Io dico sempre che se voglio passare una giornata d’inferno posso fare tanti chilometri, ma se ne facciamo meno e ci fermiamo a mangiare insieme abbiamo comunque passato una giornata che ci ricorderemo.


Nel vostro blog avete scritto anche dei giochi per intrattenere i bambini durante i viaggi in bici. Quanto è importante questo aspetto?
E’ fondamentale. Nei viaggi lunghi i bambini possono annoiarsi, soprattutto quando si pedala per diverse ore. Per questo proponiamo piccoli giochi da fare lungo il percorso: osservare il paesaggio ed inventare storie su quello che si incontra oppure vere e proprie cacce al tesoro, sia fotografiche che basate sulla traccia gps. Sono attività semplici ma aiutano a mantenere viva la curiosità e a trasformare il viaggio in un’avventura.
Organizzate anche uscite di gruppo?
Sì, ogni anno proponiamo gite con piccoli gruppi, di solito tra sei e dieci persone. A volte partecipano famiglie, altre volte adulti senza figli. Molti si sentono più tranquilli a uscire con noi perché sanno che il ritmo è rilassato e non c’è la pressione di dover pedalare troppo veloce. Andalo, San Donà, Eraclea, Tarvisio, Slovenia, Carinzia… Saranno alcune delle nostre mete di quest’anno.
Che consigli daresti ai genitori che vorrebbero iniziare a viaggiare in bici con i figli?
Il primo è non mollare se all’inizio i ragazzi non sono entusiasti. Non bisogna forzarli ogni weekend, ma proporre l’esperienza con calma e coinvolgerli nelle decisioni. Quando si sentono parte del viaggio – scegliere la traccia, aiutare con la navigazione o con la logistica – cambia completamente il loro atteggiamento. Alla fine diventa un’avventura di famiglia.







