Viaggio in Bolivia, Rossella Ratto, Umberto Corti, sosta a UyuniViaggio in Bolivia, Rossella Ratto, Umberto Corti, sosta a Uyuni

| 16 Settembre 2026

Stop forzato a Uyuni, sopravvivere tra intestino e cibo tipico

Gli ultimi chilometri verso Uyuni sembrano non finire mai. Cerco di concentrarmi sulla strada, ma i crampi intestinali diventano sempre più insistenti e pedalare a tratti sembra impossibile. Oltre al dolore, ho vertigini e vampate di calore, ma alla fine riesco comunque ad arrivare in hotel.

E’ lì, purtroppo, che la situazione peggiora parecchio. Dopo essermi liberata e aver preso uno stick di probiotici, io sembro avere una tregua. Umberto, invece, comincia a passare più tempo in bagno che a letto. Nel giro di poche ore compaiono anche la febbre, fino a 39 gradi, i crampi e una debolezza sempre più evidente. Ci rendiamo conto che non si tratta di un semplice disturbo passeggero. L’idea di proseguire il viaggio si allontana, mentre preoccupati cerchiamo di gestire al meglio la situazione.

Non sapremo mai con certezza che cosa ci abbia fatto stare male. Potrebbe essere stato un alimento, l’acqua, una contaminazione batterica o virale, oppure una combinazione di fattori, ma i farmaci che avevamo portato dall’Italia non sembrano essere sufficienti per rimettere Umberto in piedi.

Io, invece, mi sono ripresa abbastanza rapidamente e mentre lui continuava a rimanere debilitato, ho iniziato a muovermi per la il centro di Uyuni alla ricerca di tutto ciò che poteva servire: supermercati, lavanderia, cambi moneta e, soprattutto, le innumerevoli farmacie. Dopo pochi minuti tra le vie del centro, comincio a notare un dettaglio curioso: la carta igienica. In paese sembra essere ovunque: nei negozi ci sono intere colonne di confezioni, spesso esposte anche fuori, sotto le tettoie. La si vede persino appoggiata sul cruscotto delle automobili. Sono quelle cose che non noti finché non ti toccano da vicino.

La Bolivia attraverso il cibo

Durante questa permanenza forzata a Uyuni riesco ad osservare con più attenzione la vita quotidiana locale e le abitudini alimentari. Sono anche giorni di festa nazionale e il paese è pieno di persone, bancarelle, bande musicali e piccoli punti di ristoro improvvisati.

Il modo di mangiare è molto diverso da quello a cui siamo abituati, per lo meno durante questi giorni. A Uyuni il cibo viene preparato direttamente per strada, su piccoli fornelli, e consumato seduti a tavolini che, per i nostri standard, sono tutt’altro che raccomandabili. Ci sono carretti di gelati dal mattino alla sera senza alcun tipo di refrigerazione, solamente contenitori di polistirolo; gelatine di frutta e dolci cremosi esposti al sole su assi di legno a pochi centimetri da terra, mentre la polvere e la sabbia vengono sollevate continuamente dal vento e dal passaggio delle persone. In un supermercato trovo addirittura lo yogurt greco sullo scaffale al di fuori del banco frigo.

Essendo abituati a considerare quasi scontati refrigerazione, igiene e tracciabilità degli alimenti, questo scenario sembra giustificare il nostro malessere intestinale e proprio mentre cerchiamo di capire che cosa possa averci fatto stare male, ripercorriamo mentalmente quello che abbiamo mangiato nei giorni precedenti, informandoci anche sulle modalità di preparazione.

Carne alla griglia, salteñas, pollo e patatine fritte. La quinoa che è profondamente legata alla storia dell’altopiano andino e alla cultura alimentare locale e poi il fricasé e il thimpu, due piatti caldi serviti come colazione nei giorni festivi, ma che possono essere considerati come uno stufato e un bollito di carne. Tra gli ingredienti carne, mais bianco, aromi vari e chuño. Quest’ultimo è veramente tradizionale: si tratta in realtà di patate che a seguito del congelamento naturale durante la notte e di un processo di essiccazione con alcune trasformazioni successive, si possono conservare per oltre dieci anni, e che noi ovviamente abbiamo mangiato con gusto.

Le foglie di coca

Tra le cose che impariamo in questi giorni c’è anche l’utilizzo delle foglie di coca. In Bolivia vengono comunemente commercializzate e consumate come rimedio tradizionale per l’altitudine, per la fame, per i disturbi digestivi e per aiutare a sostenere la fatica.

Naturalmente decidiamo di provarle anche noi, essendo servite nel buffet della colazione e le consumiamo sotto forma di infuso. Del resto, le stiamo tentando praticamente tutte per cercare di stare meglio.

Per ben due mattine avverto una sensazione molto simile a quella che proverei dopo aver esagerato con la caffeina. Una sorta di fascia stretta alla testa, una sensazione di maggiore difficoltà respiratoria e una percezione di forte stimolazione. Umberto, invece, la tollera molto meglio e apprezza persino il sapore.

Da nutrizionista, però, prendo un po’ le distanze dalla tradizione e rivaluto i reali effetti delle foglie di coca sul mal di montagna. Queste contengono alcaloidi ad attività stimolante e possono influenzare il sistema nervoso e cardiocircolatorio. Tuttavia, in un ambiente caratterizzato da altitudine, freddo, disidratazione e stress fisico, non è detto che una stimolazione ulteriore sia sempre ciò di cui l’organismo ha bisogno.

Il pastiglione nero

Nel frattempo, Umberto non migliora a sufficienza. I farmaci portati dall’Italia sembrano inefficaci e la situazione continua a trascinarsi. Così, ci rivolgiamo a una farmacia di Uyuni e ci viene proposto un farmaco che non avevamo mai visto prima: una grossa compressa scura che, tra noi, ribattezziamo immediatamente “il pastiglione nero”. Non possiamo sapere con certezza se sia stato realmente quel farmaco, ma nel giro di qualche ora finalmente Umberto comincia lentamente a stare meglio e questo, per il momento, è sufficiente.

Decidiamo di rimanere a Uyuni un giorno in più, per recuperare, mangiare, bere e soprattutto permettere a Umberto di ritrovare una condizione decente. Davanti a noi ci sono ancora centinaia di chilometri, l’altitudine aumenterà rapidamente e le condizioni diventeranno sempre più dure, ma ora il peggio sembra essere passato.

NEGLI ARTICOLI PRECEDENTI

Viaggio di nozze in Bolivia, l’avventura di Rossella e Umberto

Operazione Bolivia, iniziano i preparativi: volo, strade, meteo

Bolivia, quale preparazione? Bici, alimentazione e tenda ipossica

Viaggio in Bolivia, la scelta (difficile) di cosa mettere nelle borse

Viaggio in Bolivia, le prime tappe: il programma cambia subito

Tre giorni sul Salar de Uyuni: pedalare nel mare di sale

TUTTE LE CATEGORIE DEL MAGAZINE