Lago del SaltoLago del Salto (foto VisitLazio)

| 5 Agosto 2026

Laghi del Lazio. Andiamo al Salto, piccolo fiordo del Lazio

Come Bracciano e Bolsena in qualche modo erano fratelli, anche Salto e Turano lo sono. La volta scorsa ci eravamo concentrati sulle sponde del Turano, stavolta chiudiamo questa piccola collana dei Laghi del Lazio con il Lago del Salto. Di nuovo siamo nel reatino e sempre più immersi nell’Appennino, tra montagne, boschi e piccoli borghi (in apertura foto Visit Lazio).

Il Lago del Salto, però, rispetto al fratello Turano concede una possibilità sempre affascinante: quella di completare il periplo dello specchio d’acqua. Ed è un grande giro, fatto di calette, curve, pendii ricoperti di verde e una tranquillità quasi inattesa. Un itinerario che, chilometro dopo chilometro, cambia continuamente prospettiva e restituisce l’immagine di un lago molto più articolato di quanto si possa immaginare osservandolo sulla carta.

E’ proprio questa varietà a rendere il Salto particolarmente interessante per chi pedala. Non ci sono soltanto la strada e l’acqua, ma un territorio che invita a rallentare, guardarsi intorno e, magari, allungare il viaggio verso le montagne e i borghi dell’entroterra.

Lo sbarramento fu creato nel 1940, da allora questa diga produce energia elettrica pulita
Lo sbarramento fu creato nel 1940, da allora questa diga produce energia elettrica pulita (foto Dangiawild)
Lo sbarramento fu creato nel 1940, da allora questa diga produce energia elettrica pulita
Lo sbarramento fu creato nel 1940, da allora questa diga produce energia elettrica pulita (foto Dangiawild)

Storia e geografia

Il Lago del Salto si trova a 535 metri di quota ed è un bacino artificiale nato dalla costruzione della grande diga che, nel 1940, sbarrò il corso del fiume Salto. Alta circa 90 metri, l’opera cambiò radicalmente il volto della valle: l’acqua sommerse infatti l’antico Borgo San Pietro e altri insediamenti del fondovalle, modificando per sempre la geografia di questo angolo del reatino.

Il lago si sviluppa per circa 10 chilometri in lunghezza, con una conformazione molto articolata e numerose insenature. E’ proprio questa caratteristica, unita alla vegetazione che ne ricopre le sponde, a regalargli un aspetto quasi selvaggio. Il Salto è infatti incastonato tra le montagne del Cicolano, in un paesaggio dove l’acqua sembra infilarsi tra le pieghe dell’Appennino.

Per chi arriva in bici, la dimensione geografica del lago è solo l’inizio. Intorno si aprono infatti strade secondarie, valichi e altopiani che permettono di trasformare il semplice giro del bacino in un’esplorazione più ampia. Da un lato ci sono i Monti del Cicolano. I pascoli sono frequentati da greggi e mandrie, che come vedremo determineranno anche ciò che troveremo in tavola. Dall’altro lato ecco le cime del Monte Navegna e della Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia, le stesse che separano questo specchio d’acqua dal Turano.

Per il ciclista il valore di quest’area è soprattutto paesaggistico. Non si tratta necessariamente di arrivare al lago in bicicletta, ma di percepire, pedalando sulle strade del Cicolano, quanto sia articolato questo tratto dell’Appennino. Il Salto diventa così una sorta di porta d’ingresso verso un territorio molto più vasto.

La gravel o la bici da strada sono il mezzo migliore per girare attorno al Salto. Ma visti i numerosi tracciati sulle pendici circostanti anche la MTB non stona (foto Wikiloc)
La gravel o la bici da strada sono i mezzi migliori per girare attorno al Salto. Ma visti i numerosi tracciati sulle pendici circostanti anche la MTB non stona (foto Wikiloc)
La gravel o la bici da strada sono il mezzo migliore per girare attorno al Salto. Ma visti i numerosi tracciati sulle pendici circostanti anche la MTB non stona (foto Wikiloc)
La gravel o la bici da strada sono i mezzi migliori per girare attorno al Salto. Ma visti i numerosi tracciati sulle pendici circostanti anche la MTB non stona (foto Wikiloc)

Il Salto in sella

L’anello del Lago del Salto misura circa 33 chilometri e presenta un dislivello contenuto, poco più di 280 metri. Non è dunque un percorso che richieda particolari doti da scalatore: le pendenze sono generalmente dolci e il vero protagonista è il paesaggio.

La particolarità del Salto sono le sue numerose insenature. Il fiume Salto, prima della costruzione della diga, aveva scavato una valle stretta e tortuosa e oggi l’acqua occupa proprio quegli spazi. In alcuni tratti sembra quasi di pedalare tra piccoli fiordi. Non a caso il lago viene talvolta raccontato come uno dei “fiordi del Lazio” o dell’Appennino.

Nel continuo alternarsi di curve e calette, sono particolarmente scenografici i tratti del versante più esposto al sole, quello orientale. Qui l’acqua può assumere tonalità turchesi e, nelle giornate più limpide, il colpo d’occhio può ricordare paesaggi mediterranei. E’ uno di quei casi in cui non serve andare lontano per avere la sensazione di essere altrove.

Ma il vero asso nella manica per chi pedala è la possibilità di collegare il Salto al vicino Lago del Turano. I due bacini sono uniti dal valico di Vallecupola, attraverso una strada secondaria che, per un breve tratto, presenta anche un fondo sterrato. Da Poggio Vittiano si sale verso Varco e quindi a Vallecupola, attraversando un ambiente sempre più montano.

Si resta attorno ai 1.000 metri di quota prima di iniziare la discesa verso Castel di Tora e il Turano. Il collegamento, da sponda a sponda, misura circa 18 chilometri e rappresenta una piccola chicca per chi vuole trasformare il semplice giro del lago in un itinerario più impegnativo e completo. Due laghi, due valli e un solo viaggio in bicicletta.

Il Lago del Salto offre decine d'insenature simili, o anche più strette, che tanto somigliano ai fiordi (foto Shutterstock)
Il Lago del Salto offre decine d’insenature simili, o anche più strette, che tanto somigliano ai fiordi (foto Shutterstock)
Il Lago del Salto offre decine d'insenature simili, o anche più strette, che tanto somigliano ai fiordi (foto Shutterstock)
Il Lago del Salto offre decine d’insenature simili, o anche più strette, che tanto somigliano ai fiordi (foto Shutterstock)

Borghi e storia

Il Lago del Salto non è soltanto un paesaggio naturale. Intorno alle sue sponde sopravvivono borghi e testimonianze che raccontano la storia di una valle profondamente trasformata dalla costruzione della diga. Il primo riferimento è inevitabilmente Borgo San Pietro, dove il Santuario di Santa Filippa Mareri ricorda l’antico insediamento sommerso dalle acque. Gli elementi salvati dal vecchio monastero, gli affreschi e la cappella sono oggi custoditi nel complesso ricostruito più a monte, insieme alla biblioteca e al museo.

Da qui si può salire verso Petrella Salto, centro storico arroccato sulle montagne, e verso la Rocca Cenci. Il castello domina il paese e regala uno dei punti panoramici più interessanti sul territorio. La sua storia è legata anche a una delle vicende più celebri e tragiche del Rinascimento laziale, quella di Beatrice Cenci, considerata una prima ribelle dei femminicidi. Uccise il violento padre.

Dall’altra parte del lago il viaggio conduce verso Varco Sabino e i piccoli nuclei di Rocca Vittiana e Rigatti. Quest’ultimo, con il suo castello medievale, gli archi, le case in pietra e gli affacci sull’acqua, è forse uno degli angoli più suggestivi dell’intero itinerario. Sono borghi piccoli, lontani dai circuiti turistici più frequentati, ed è proprio questa dimensione raccolta a renderli preziosi.

Pedalare qui significa quindi alternare acqua, montagne e storia. Ogni deviazione può portare a un belvedere, a una chiesa, a un borgo o semplicemente a una strada dove il traffico lascia spazio al silenzio.

La castagna, assieme alla pecora, è la protagonista dei sapori del Lago Salto
La castagna, assieme alla pecora, è la protagonista dei sapori del Lago Salto (foto Cucchiaio d’Argento)
La castagna, assieme alla pecora, è la protagonista dei sapori del Lago Salto
La castagna, assieme alla pecora, è la protagonista dei sapori del Lago Salto (foto Cucchiaio d’Argento)

Pecora protagonista in tavola

La cucina del territorio racconta bene la posizione geografica del Lago del Salto, a metà strada tra Lazio e Abruzzo e immersa in un’area dove la pastorizia ha avuto per secoli un ruolo fondamentale. La pecora è quindi una delle protagoniste della tavola, sia attraverso la carne sia attraverso i numerosi formaggi prodotti dagli allevamenti della zona.

Non possono mancare gli arrosticini, specialità di chiara matrice abruzzese ormai profondamente legata anche a queste montagne, così come i pecorini e gli altri formaggi di latte ovino. Sono prodotti semplici, ma perfettamente coerenti con un territorio nel quale l’allevamento e la transumanza hanno rappresentato per generazioni una parte importante dell’economia locale.

E poi c’è la pasta. Siamo pur sempre nel Lazio e nella provincia di Rieti e la amatriciana non può mancare. Tra le specialità da cercare ci sono gli gnocchi di castagne, legati alla cultura gastronomica delle aree montane. Proprio la castagna rappresenta uno dei prodotti più interessanti del territorio. Qui sono famose le castagne rosse utilizzate sia per i dolci che per i piatti salati.

Quanto all’accoglienza, il territorio sta ancora costruendo una propria vocazione turistica. Il lago vive soprattutto di turismo giornaliero e le strutture ricettive direttamente sulle sponde non sono numerose. Negli ultimi anni, però, qualcosa si sta muovendo grazie a B&B, case vacanza e agriturismi. Per una scelta più ampia ci si può spostare verso Rieti, distante circa 30 chilometri, dove l’offerta è decisamente più articolata.

Anche il viaggio in treno richiede qualche attenzione: il collegamento ferroviario diretto con il lago non esiste e quindi, per arrivare con bici al seguito, occorre organizzare il trasferimento su strada.

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