Incentivare il cicloturismo per farne uno strumento di sviluppo del territorio ma anche di aggregazione. E’ quanto si propone Pistaaa: la Blue Way piemontese, nuovo progetto sviluppato dall’associazione CioCheVale per dare nuova linfa e visibilità a tutta quella parte intorno a Torino che ha le potenzialità per diventare un fulcro del cicloturismo non solo piemontese. Un progetto ambizioso, che punta anche alla realizzazione di un tracciato ciclopedonale fra sentieri e strade bianche che sia il cordone ombelicale per chi vuole scoprire questo angolo di natura e storia delle radici italiane.


Collegare i piccoli comuni su strade alternative
Alla base dell’idea c’’è il suo ideatore Paolo Crosetto, affiancato dal presidente dell’Associazione Alberto Guggino: «Noi siamo un’associazione di promozione sociale, 270 soci e circa 30 progetti al nostro attivo, tutti collegati tra di loro. Il progetto Pistaaa, la Blue Bay piemontese è nato 10 anni fa, con l’obiettivo di collegare i piccoli comuni creando una sorta di sistema linfatico su strade bianche e a bassa percorrenza. Itinerari ciclopedonali che servono a collegare i piccoli comuni, ma anche a creare attrattiva per il nostro territorio ed evitare l’abbandono di questi piccoli borghi».
Sono 44 i comuni che hanno aderito nel corso del tempo: «Noi facciamo tutti i nostri servizi gratuitamente – spiega Crosetto – Se avessimo chiesto delle sovvenzioni difficilmente saremmo arrivati al punto in cui siamo oggi. Abbiamo mappato fino adesso 700 chilometri di percorsi, di questi circa 150 sono già dotati di segnaletica. Sono itinerari rivolti a un turismo sostenibile, esperienziale».


Tra castelli, chiese e alberi monumentali
«Noi però non cerchiamo solamente di promuoverli – riprende Guggino – ma mappiamo gratuitamente tutte le realtà economiche o aree di interesse, che possono essere alberi monumentali, piuttosto che punti panoramici, piuttosto che chiese romaniche, oppure attività economiche come contadini che vendono direttamente i loro prodotti, agriturismo o altre realtà di accoglienza, bed and breakfast. Il nostro fine è portare questo territorio verso un miglioramento continuo in termini di sostenibilità».
Ogni percorso è regolarmente segnato, assume attraverso il portale del progetto una vita propria: «Ce ne sono finora una ventina – afferma Crosetto – I percorsi possono essere scaricati e poi sono presenti su komoot, di cui siamo partner. Io sono uno dei esploratori dei percorsi, ossia collaboro con i comuni nella stesura degli itinerari, poi vado a provarli e quando approvati e disegnati apponiamo i cartelli, normalmente pagati dai comuni, che si accollano l’onere della stampa e della posa in opera, con tutti i dati che noi forniamo».


Escursionismo in bici e a piedi
Questa struttura esiste da 10 anni, in questo frattempo come si è evoluto da voi il cicloturismo? «Negli ultimi tempi c’è ad esempio una proliferazione di eventi per le biciclette gravel, perché è sicuramente più giovane, più eterogeneo. Con l’affermazione del Festival del Cicloturismo di Moncalieri, 350 iscritti si sono portati dal Parco delle Vallere verso il nostro territorio, sempre con più gravel che MTB. I nostri percorsi sono ideali per una gravel, perché sono mediamente 50 per cento sterrato e 50 asfalto.
«Gli sterrati sono più strade bianche, per cui diciamo che pendenza a parte perché stiamo parlando di zone collinari, ma a parte quello, la gravel può andare benissimo per questo tipo di percorsi me anche questo sta contribuendo alla sua diffusione. Tra l’altro avvertiamo sempre chi va in bici di prestare particolare attenzione perché sono percorsi molto battuti anche da escursionisti a piedi».


Alla scoperta del Chierese
I territori in questione sono quelli della collina torinese. «Per essere più specifici il Chierese, Pian Alto e Basso Monferrato – sottolinea Guggino – Questo è il perimetro su cui noi operiamo in questo momento. Mentre le Langhe hanno una grande fama, nessuno conosce il Chierese, eppure siamo un territorio ricchissimo. La Via dei Panorami, ad esempio, ha 28 punti panoramici che vanno dai 180 ai 360°, che mostrano dal Monte Rosa al Monviso e al Superga. E’ pieno zeppo di punti di interesse, con chiese romaniche medievali e anche dell’anno 1000, alberi monumentali selezionati dalla Regione Piemonte che hanno centinaia di anni di vita, boschi fantastici e parchi naturali».
«E’ un territorio composto da 44 piccoli comuni – riprende Crosetto – qualcuno un po’ più grande, ma tutti hanno delle cose di interesse. Quello che funziona è il sistema, cioè l’insieme di questi piccoli comuni. Per dare un’idea, nella nostra zona passava il Paleo Po, ossia la vecchia sede del fiume, dove milioni di anni fa spiaggiavano le balene e sono stati ritrovati i resti di un rinoceronte. Poi abbiamo tutta una zona di castelli, legata alla cultura dei Savoia, da Villa Cavour. E’ un territorio ricchissimo che però non ha ancora consapevolezza di sé».


La nuova Torino post Olimpiadi
Ciò rientra anche nella nuova visione di Torino: «Fino a prima delle Olimpiadi 2006 era praticamente considerata solo una città industriale – sottolinea Guggino – adesso è diventata un punto di interesse del turismo internazionale. Chi viene a Torino e poi vuol farsi un giro in bici per scoprire quel che c’è al di là della città trova le nostre proposte. Molti turisti, tra cui olandesi e tedeschi stanno scoprendo le nostre ricchezze naturali e non solo».
«C’è poi una particolarità che rende unici questi itinerari – conclude Guggino – ed è che utilizziamo nei nostri cartelli il linguaggio dell’arte. Ogni Comune, nei suoi cartelli, ha un’immagine di un artista importante come Michelangelo Pistoletto, il papà dell’arte povera mondiale, che ci ha permesso, collaborando con noi, di utilizzare questo suo simbolo, che si chiama Terzo Paradiso, nelle immagini dei nostri cartelli.


L’opera di Michelangelo Pistoletto
«Se puntiamo quell’immagine con lo smartphone come fosse un QRcode, viene riconosciuta e restituisce le informazioni del territorio, quindi dove mangiare, dove dormire, dove andare a visitare i castelli, piuttosto che le chiese romaniche. Questo simbolo rappresenta la finalità della nostra associazione, l’evoluzione dell’umanità attraverso la natura. La responsabilità dell’uomo oggi è quella di mettersi al servizio della natura per rendere le risorse disponibili alle future generazioni».







